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“Il vento di San Francisco”

ventodi Gabriele Ottaviani

Lord James Brixton aveva ventitré anni, era un ex capitano dei Lanceri e da poco era stato nominato direttore generale della società di Vincent Cumberland – nella quale aveva investito una cospicua somma di denaro. Era alto un metro e ottanta, aveva occhi azzurri, capelli biondi, guance rosee, era bello, sportivo e ingenuo. Incontrò Jean a pranzo dallo zio di lei, il giorno dopo l’accompagnò alle corse, la sera successiva a teatro, e infine, dopo una cena da Simpson’s le disse di essere pazzamente innamorato di lei. «Mia caro ragazzo, potrei essere sua madre!». «No, neppure se lei venisse dalla barbarie del Kentucky, dove, a quanto ho sentito, le ragazze si accoppiano a undici anni. Io ne ho ventitré, quasi ventiquattro, e lei trentuno». «E come lo sa?». «Ho fatto le mie indagini». «Non è molto corretto». «Non ho intenzione di essere corretto. Tutto è lecito in amore e in guerra, e lei è la donna più bella e più brillante che abbia mai conosciuta. Così, per usare le parole di un generale dell’ultima guerra, io attacco, e attacco e attacco!». «Ma io sono sposata e ho due figli». «E un marito tanto indifferente da permetterle di andarsene seimila miglia lontano da lui». «Lui non me lo permette. Io faccio quello che voglio». Il giorno dopo ci fu una partita di cricket, e una settimana dopo Jean era ospite per il fine settimana nella casa di campagna di Brixton. Sua zia Janice era perplessa, ma Cumberland assicurò alla moglie che Jean sarebbe stata convenientemente chaperonnée, per non dire che era una donna adulta e sapeva esattamente che cosa faceva. Cumberland era felice di qualunque cosa rendesse Brixton più amabile nei confronti della loro società.

Una meravigliosa saga familiare sullo sfondo della California dei ruggenti anni Venti del secolo scorso, dove i temi principali sono il coraggio, la generosità, i sentimenti, intensi, profondi, veri, assoluti. E naturalmente il sogno americano, locuzione che ormai è diventata una vera e propria frase formulare, come quelle che aiutavano aedi e rapsodi a mandare a memoria i testi che declamavano. Tutto questo e molto altro è Il vento di San Francisco (Howard Fast, e/o), primo di sei volumi fra loro legati, un romanzo semplicemente ottimo. Danny Lavette, di origini italiane, è un ragazzo quando resta orfano nel terremoto di San Francisco del millenovecentosei. Non ha più una casa né una famiglia, non gli resta altro che qualche amico. E il peschereccio del padre. Il trampolino di lancio per ripartire. È coraggioso e ha stoffa e ambizione Danny, è un bravo ragazzo e brama il successo: vuole arrivare al vertice, a Nob Hill, dove vivono i milionari. Non solo per amore sposa Jean Seldon, la più bella della città, figlia del principale banchiere del Golden State, e non solo per intelligenza scommette sui pescherecci, sulle navi da crociera, sugli aeroplani. Investe e va sempre all-in, come nel Texas Holdem. Inseguendo un sogno di libertà che le sue umili origini non gli hanno mai concesso neppure di provare a sognare, diventerà uno degli uomini più importanti del paese. Ma il successo non è abbastanza…

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