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“Zodiaco Street Food”

Zodiaco_copertina.indddi Gabriele Ottaviani

«E da Lugano a Venezia il miglior consulente su piazza è sempre lui? Il re della porchetta alla segatura?» «Allora dimmi tu, cos’è». «Non lo so, altrimenti non ti avrei chiamato. Certo che comunque è strano. È molto strano. Seguitelo, stategli attaccati il più possibile, devo sapere cos’ha in testa. Se l’infame ha architettato qualcosa per lasciarmi col culo per terra, devo correre ai ripari. Cosa combina Moreno al furgone?» «Figurati. Bisogna stargli dietro come a una scimmia». «L’idiota mi ha appena detto che migliora di giorno in giorno. Ma questo fa il mio gioco; finché mio figlio resta nel mondo dei sogni, io sto a posto e continuo a mungere la vacca. Il fatto è che stasera tra una macarena e l’altra l’ho visto troppo diverso dal solito. Troppo spavaldo e sicuro. Qualcosa ha in mente». «Io da domani lo mollo meno possibile. Anche se non posso dare troppo nell’occhio». «Vedi cosa puoi fare, di te mi fido». «Ok, intanto è meglio che vada. Che prima della chiusura di sicuro un giro lo fa». «Sì, adesso te ne vai, ma prima mettiti comodo. Devo scaricare un po’ di tensione e mi è venuta voglia di succhiartelo». «Detta così…»

Zodiaco Street Food, Heman Zed, Neo. Ci sono un ex affiliato alla mala del Brenta, un impero dello street food di dubbia provenienza che si articola attraverso dodici camion, uno per ogni segno zodiacale, un celebre chef, una cameriera che in realtà cela un’estrazione sociale decisamente inconsueta, varie ed eventuali, una trama magnificamente congegnata, un noir che trascende il genere e che sembra fatto per lo schermo, tanto è solida la sceneggiatura e perfetta la struttura dei dialoghi, per lo più esilaranti: da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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