Libri

“La strada di casa”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Lavorare a quel modo, essendo incinta e dovendo trascorrere tutte quelle ore lontana dai suoi bambini, non era certo la soluzione ottimale ai suoi problemi, ma non aveva grosse alternative. Non voleva nemmeno prendere in considerazione i sussidi statali. Accettare gli aiuti per i figli a carico o addirittura i buoni-spesa del governo non era nel suo scadenzario dei pagamenti – mi riferisco al suo bilancio personale – visto che qualsiasi tipo di assistenza sociale proveniva dalle tasse. E una parte di quelle tasse almeno in teoria proveniva dalla contea di Holt. Jessie lo sapeva. E non voleva niente dalla gente di Holt. Non voleva niente che non si fosse pagata da sé. Su questo Doyle Francis aveva ragione.

La strada di casa, Kent Haruf, NN. Traduzione di Fabio Cremonesi. Si torna a Holt. Per l’ultima volta. Ma non dobbiamo essere tristi. Anzi. Dobbiamo ringraziare il cielo di esserci potuti giungere. In più occasioni. Non tutti hanno avuto questa fortuna. Almeno, finora. Tutti però possono averne almeno qualche scintillante brandello. In un modo facile e magnifico. Ossia leggendo i romanzi di Kent Haruf, immergendosi nella sua lingua sopraffina, lasciandosi abbracciare dalla dolente tenerezza dei suoi dolci, fragili, feriti personaggi, inconsolabili e consolanti. Leggere Haruf è un balsamo per l’anima, ogni volta. Questo gioiello che irradia nel mondo come un prisma colpito dalla luce policrome radiazioni di bellezza ha per protagonista Jack, a cui Holt, da sempre, è stata stretta come una camicia di una taglia sbagliata. Infatti ne è stato via per ben otto anni, lasciandosi alle spalle un ricordo tutt’altro che positivo e di cui il tempo non ha affatto addolcito il sapore, tanto che quando torna sono pochissimi quelli che, vedendolo alla guida di un’appariscente Cadillac rossa con la targa del Golden State, non si sentano ardere la gola da una sete di giustizia. Ma cos’è accaduto davvero? E chi è sul serio Jack? Ce ne parla il suo vecchio amico Pat, ma… Emozionante, monumentale, sublime.

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Libri

“Vincoli”

41uzfCLnEoL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

… non ho idea di come riuscisse Edith a vivere solo di quello.

Vincoli – Alle origini di Holt, Kent Haruf, NN, traduzione di Fabio Cremonesi. Edith abita a Holt in una casa col fratello Lyman. Almeno fino a qualche mese prima di quella primavera del millenovecentosettantasette che comincia a baciare i morbidi paesaggi del Colorado e che la vede giacere in un letto d’ospedale. Un poliziotto piantona la stanza. Un giorno un cronista giunge in città e chiede spiegazioni al vicino di Edith. Che si rifiuta di parlare. Con lui. Ma non con noi lettori, cui racconta una storia che inizia molto tempo addietro, una storia formidabile, emozionante, che brucia l’anima. Semplicemente magnifico.

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Libri

“Le nostre anime di notte”

download (3).jpegdi Gabriele Ottaviani

La volta scorsa non hai lasciato qui il pigiama. Anche per questo credevo che non saresti più tornato.

Le nostre anime di notte, Kent Haruf, NN. Traduzione di Fabio Cremonesi. Kent Haruf è uno di quei nomi che non hanno bisogno di presentazioni, e i suoi libri dovrebbero essere prescritti dai medici più saggi come imprescindibile cura per il benessere psicofisico, quali che siano gli acciacchi che punteggiano come ortiche dispettose il lastricato verso la serenità. Se la sua Trilogia della pianura era eccezionale, Le nostre anime di notte ha francamente qualcosa di miracoloso, è un amo gettato, una breccia nel muro che cinge il paesaggio e lo rende visibile solo all’immaginazione ma non agli occhi, un capolavoro – sì, la parola è abusata, ma la colpa risiede nell’adoperarla a sproposito, e non è questo il caso – vero, spudoratamente perfetto, che ribadisce ancora una volta quanto prezioso sia il dono raro e reciproco dell’umana e sincera tenerezza. Non ha avuto, nonostante i molti premi ottenuti e l’ingresso in finale nell’edizione del millenovecentonovantanove del National Book Award, una enorme fama in vita questo scrittore (originario di Pueblo, in Colorado) di talento straordinario scomparso settantenne nel duemilaquattordici, dopo aver fatto, per vivere, anche l’allevatore di polli, il muratore, l’insegnante, l’infermiere e il bibliotecario: ma merita assolutamente di essere letto. Addie e Louis sono due anziani. Vivono a Holt, in Colorado, come tutti i personaggi di Haruf. Del resto Holt non esiste se non nelle pagine di Haruf. Sono soli. Lei un giorno va a casa di lui. E gli chiede se vuole dormire da lei. Perché da sola, da quando è vedova, non riesce. E poi al buio è bellissimo chiacchierare… Impossibile non emozionarsi, a meno di essere privi dell’anima.

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