Libri

“La ladra di fragole”

nyk9JYDSRprTtKCNMg6EqKj8zODmRMEkb58orKy4Q4hVWHPLp0tj.JeT5b-oQagnCEI2zboklg91bfkGCHP719qgq2b6OI8Fc3aB0PpSAGYi6P8cOI3QGxLjZLg9ZdfYS7AcQbfn5aWrNEBCe6FJYxXflgH.ByRK53p5RXfPtGWVfFUTrOkK.p7WycjkXy-JaSYB44rVqRI@.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mai dire mai, Reynaud…

La ladra di fragole, Joanne Harris, Garzanti, traduzione di Laura Grandi. Le sue ricette sono leggendarie, anzi, decisamente magiche: ed è altrettanto noto il fatto che per lei, Vianne, non esista sulla faccia della terra luogo più accogliente di Lansquenet-sous-Tannes. È persino stata in grado di vincere la diffidenza, e forse è un termine anche troppo soave, del curato Reynaud e dell’intera comunità, tutto grazie alle dolci creazioni della sua cioccolateria: si sente letteralmente a casa. Persino il vento, che l’ha portata fin laggiù, sembra aver smesso di soffiare. Finché, in un freddo venerdì di marzo, quel vento non torna a spirare. È l’inequivocabile segno di un cambiamento, che non può essere assolutamente ignorato. E… Accattivante e appassionante.

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Libri, Senza categoria

“Il potere di Roma”

7127VBPsLqL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La divinità dell’imperatore aveva diversi scopi, oltre a quello di glorificarne la vanità…

Il potere di Roma – Dieci secoli di impero, William V. Harris, Carocci, traduzione di Maurizio Ginocchi. Quello d’occidente crollò ben prima di quello d’oriente sotto i colpi dei barbari, dell’inadeguatezza della classe dirigente e non solo, ma certamente l’impero romano è rimasto, finanche nell’immaginario collettivo che si è sviluppato, cementato e sedimentato nel corso dei secoli e dei millenni, ancora oggi un punto di riferimento, sotto molteplici aspetti, persino inattesi: Harris lo racconta sotto ogni punto di vista in un’opera dalla spiccata solidità compositiva impreziosita da raffinate tavole. Da leggere, rileggere e far leggere.

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“La BandaCadabra”

51t8xTu5koL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Carter si sentì come se lo avessero spinto giù da un precipizio.

La BandaCadabra, Neil Patrick Harris, Alec Azam, Il Castoro, illustrazioni di Lissy Marlin e Kyle Hilton, traduzione di Maria Laura Capobianco. Attore, cantante, doppiatore, ballerino, prestigiatore e presentatore. Ha vinto tre Young Artist Awards. Si è aggiudicato due Emmy. Ha conquistato tre People’s Choice Awards. È stato nominato quattro volte ai Golden Globe. Ha vinto un Tony, l’Oscar – quelli del cinema li ha condotti, finanche in mutande – del teatro. Era l’adolescente difficile del meraviglioso Il grande cuore di Clara, con Whoopi Goldberg. Ha recitato in L’amico venuto dallo spazio, Animal room, Starship troopers, La proposta, Sai che c’è di nuovo?, Gone girl, Downsizing, Blossom, Pappa e ciccia, In viaggio nel tempo, La signora in giallo, My Antonia, Will & Grace, Giovanna d’Arco, L’abito da sposa, Ed, Il tocco di un angelo, Numb3rs, Glee, American Horror Story, Una serie di sfortunati eventi e soprattutto How I met your mother. Ha un marito con cui sta insieme da quasi tre lustri, David Burtka, che sul piccolo schermo per quel geniaccio di Ryan Murphy è stato nientedimeno che il coniuge di Jessica Lange. Ha due figli. Ha talento da vendere e da appendere, lo secerne, con ogni evidenza. E lo conferma con la scrittura. La storia, incantevole, è quella di Carter, un giovane mago di strada che scappa da uno zio dickensiano più imbroglione che amorevole e si rifugia in una cittadina del New England. Calma e tranquilla, in apparenza: ma si sa, la magia e l’avventura possono celarsi proprio ovunque… Per bambini di tutte le età.

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“Vino, patate e mele rosse”

download (3).jpgdi Gabriele Ottaviani

Non gli venne in mente di interrogarlo allora, ma se ne rese conto dopo. Joe sapeva. Già allora aveva preso la sua decisione. Un giorno portò Jay nella stanza sul retro e gli mostrò ancora una volta il mobile dei semi. Era trascorso più di un anno da quando l’aveva fatto l’ultima volta, indicando le migliaia di semi impacchettati, avvolti e etichettati per essere piantati, e nella semioscurità, le finestre erano ancora sbarrate con le assi, il mobile appariva polveroso, abbandonato, i pacchettini di carta seccati dal tempo, le etichette sbiadite. «Non sembra che siano una gran roba, vero?», chiese Joe, marcando con il dito la polvere sulla parte superiore del mobile. Jay scosse la testa. La stanza odorava per la mancanza d’aria e per l’umidità, come un posto dove si sono cresciuti i pomodori. Joe sorrise, un po’ tristemente. «Non crederci mai, ragazzo. Ogni seme è buono. Potresti piantarli tutti adesso e diventerebbero campioni. Come razzi. Ciascuno di loro». Pose la mano sulla spalla del ragazzo. «Ricordati solo che quello che importa non è come le cose sembrano. È quello che c’è dentro. Il cuore». Ma Jay non stava veramente ascoltando. Quell’estate non ascoltava mai davvero, troppo preso dai suoi pensieri, troppo sicuro che quello che aveva sarebbe stato lì per sempre. Prese questo motto nostalgico di Joe semplicemente come un’altra predica da adulto, annuendo svagato, sentendo il caldo e la noia e il respiro che gli mancava nel buio senz’aria, desideroso di andarsene. Gli venne in mente dopo che forse Joe gli stava dicendo addio.

Vino, patate e mele rosse, Joanne Harris, Garzanti. Traduzione di Laura Grandi. L’amore non va. Il libro che sta scrivendo nemmeno. Trentacinque anni sono un’età in cui se non si è cominciato a costruire qualcosa sarà molto difficile che le fondamenta riescano a sostenere un gran peso. Londra gli sta stretta. Parte per la Francia meridionale. Solatia. Profumata. Bella. Rilassante. Colorata. Rimette in pace col mondo. Una fattoria immersa nella bellezza: cos’altro desiderare? Jay è in crisi. In cerca di sé. D’amore. Dei suoi ricordi. Caratterizzati anche da un profumo magico, ammaliante e misterioso. Quello degli strani vini di Joe. Il vecchio Joe. E chissà che questa fine non corrisponda a un nuovo inizio… Fluido come un fiume in piena, si legge in un baleno ma resta a lungo nel cuore. È una bella storia, raccontata, nonostante l’evidente ricorso all’immaginazione e alla fantasia, in maniera credibile, come un sogno non impossibile. Piacevole e raffinata.

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“La donna alata”

download (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

Parigi! Il ricordo è scattato come un ingranaggio. Adesso riuscivo a vederlo: un uomo alto, scarno per le signorili privazioni, gli occhi tanto chiari da apparire dorati, come se si fossero posati su troppi altari. Io l’ho sentito parlare soltanto una volta, ma ricordavo le sue parole, borbottate con rabbia la notte del nostro Ballet des Gueux, mentre lasciava la sala in mezzo a uno scroscio di applausi. La voce di un corvo può forse venire zittita, aveva detto. Anche se una tale preda è riservata al vassallo, se il suo canto offende…

La donna alata, Joanne Harris, Garzanti. Traduzione di Laura Grandi. L’infanzia e l’adolescenza di Juliette non sono esattamente quelle che possono essere definite come canoniche. Tanto per cominciare viene allevata da un gruppo di zingari, il che non le dà proprio quella stabilità borghese che per molti è un’aspirazione, una meta e un connotato essenziale per la propria serenità. Le avventure non mancano, e quando arriva a sedici anni incontra Guy, che fa parte di una compagine di girovaghi. Si innamora. Parte. Dopo un po’, però, trova rifugio in un’abbazia, con sua figlia. È una donna ferita. Delusa. Disillusa. Sfiduciata. Tradita. Stanca. Il destino, però, ha in serbo per lei ancora molte altre sorprese… Avvincente e coinvolgente, si legge con facilità impressionante e ha un ottimo ritmo. Godibile e ben caratterizzato.

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“Cinque quarti d’arancia”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Pulire e sgocciolare le acciughe e strofinarle dentro e fuori con salgemma. Riempirle con sale abbondante e rami di salicornia. Sistemarle nel barile CON LE TESTE RIVOLTE ALL’INSÙ e ricoprire di sale a strati. Un’altra affettazione. Quando avessi aperto il barile sarebbero state lì, dritte sulle code nel sale grigio luccicante, a fissarmi in una muta implorazione da pesce. Prendi quanto serve per la cucina del giorno e rimetti a posto il resto con altro sale e salicornia. Nel buio della cantina sembravano disperate, come bambini che stanno per affogare in un pozzo. Rimossi quel pensiero in fretta, come strappare il capolino di un fiore. Mia madre scrive in inchiostro blu, la grafia nitida e inclinata. Sotto ci ha aggiunto qualcosa con mano più distratta, ma è in blini-enverlini, uno scarabocchio esotico in una matita grassa e rossa come rossetto: mestipaglie metefini. Niente più pastiglie. Le aveva prese fin dall’inizio della guerra, prima le usava con cautela, una al mese, anche meno, poi in modo più sconsiderato, man mano che la strana estate avanzava e lei sentiva sempre l’odore di arance. Y. fa del suo meglio per aiutare, scrisse disordinatamente. Dà a entrambi un po’ di sollievo. Prende le pastiglie alla Rép, da un uomo che Hourias conosce lì. Anche altri rimedi. Me ne guardo bene dal chiederli.

Cinque quarti d’arancia, Joanne Harris, Garzanti. Traduzione di Laura Grandi. È una frazione impropria. Cinque quarti. Il risultato del rapporto è maggiore di uno. È più dell’intero. È come dire il centodieci per cento. Anzi, il centoventicinque, a voler essere precisi. Ma si sa che, se è vero come è vero che la matematica non è un’opinione (due più due fa sempre quattro, al massimo può fare dieci o undici, rispettivamente se si conta in base quattro o in base tre, ma è impossibile che faccia, per esempio, sessantanove), è altrettanto innegabile che non tutto si può contare. Che certe cose sfuggono alle regole, più o meno scientifiche. Il passato, per dirne una, non si può comprimere in una scatola. Non si può gettare in fondo al mare sperando che non riemerga mai. Perché torna a galla sempre. I fili si intrecciano, sul presente piomba inattesa la cascata di tessere di domino delle paure represse e soffocate. Framboise era una bambina quando l’orrore le ha fatto visita. Ora è una donna adulta e vaccinata, ed è tornata nella vecchia fattoria, nel paese sulle rive della Loira dove abitava con mamma e fratelli e dove un brutto giorno si sono palesate le infami squadracce delle forze d’occupazione nazista. E non si deve sapere che… Joanne Harris è una maestra, sa come si costruisce una trama e come si conquistano la fiducia e l’attenzione del lettore. Intenso.

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“Chocolat”

41jLhmiK6OL._SX341_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli zingari se ne stanno andando. Stamattina presto sono andato a piedi vicino ai Marauds, e si stavano preparando, impilando i secchi da pesca e raccogliendo le interminabili corde da bucato. Qualcuno se n’è andato ieri notte, al buio – ho sentito il suono dei fischietti e delle sirene, come una sfida finale – i più, superstiziosamente, hanno atteso le prime luci. Erano appena trascorse le sette quando sono passato. Nel verde-grigio pallido dell’alba sembravano rifugiati di guerra, le facce bianche, mentre con l’aria fosca infagottavano gli ultimi reperti del loro circo galleggiante. Quello che ieri sera era sfavillante, magico, sgargiante, adesso è cupo, riarso del suo stesso splendore. Un odore di bruciato e di gasolio è sospeso nella foschia. Un suono di tele che sbattono, il fastidio dei motori di primo mattino. Solo qualcuno si prende la briga di darmi un’occhiata, continuano nelle loro faccende con la bocca serrata e gli occhi concentrati. Nessuno parla. Non ho visto Roux fra questi straccioni. Forse se n’è andato con il primo gruppo. Ci sono ancora una trentina di barche sul fiume, le prue abbassate sotto il peso del carico. La ragazza Zézette lavora lungo lo scafo del relitto, spostando sulla sua barca pezzi non meglio identificati di qualcosa di annerito. Una gabbia di polli è appoggiata in modo precario in cima a un materasso carbonizzato e a una cassetta di riviste. Mi lancia un’occhiata d’odio, ma non dice nulla. Non pensare che non provi niente per questa gente. Nessun risentimento personale, mon père, ma devo pensare alla mia assemblea di fedeli. Non posso sprecare tempo per prediche non richieste a degli stranieri…

Chocolat, Joanne Harris, Garzanti. Traduzione di Laura Grandi. Ne hanno tratto un film sopravvalutato con due attori sopravvalutati, specie la protagonista femminile, che non si è mai distinta per interpretazioni sensazionali, a differenza di altre colleghe meno titolate di lei, ma certo è che il romanzo funziona, eccome. Perché è una storia che sa giocare con il cliché e l’archetipo in maniera a dir poco elegante: in un villaggio francese in cui la vita scorre serafica, per non dire noiosa, l’elemento esterno, nella fattispecie una splendida donna, accompagnata da sua figlia, porta scompiglio. È la visione del mondo e dell’esistenza carnascialesca, che rifugge la cappa asfissiante del senso di colpa immotivato, che si contrappone al cilicio quaresimale, il piacere che ingaggia una lotta contro l’eccesso di dovere, il gaudente paganesimo contro un’idea troppo cupa della religiosità… Da leggere.

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“Sugar Money”

511ImYrSIUL._SX321_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli avrei fatto vedere che non ero più un bambino.

Sugar Money, Jane Harris, Neri Pozza. Traduzione di Massimo Ortelio. I dipartimenti e le regioni d’oltremare sono le ultime vestigia del colonialismo battente bandiera francese: tra queste c’è senza dubbio la Martinica. Nell’epoca in cui è ambientato il romanzo, però, ossia il diciottesimo secolo, l’impero non è affatto un retaggio del passato: anzi, è più vivo, vitale, potente e prepotente che mai. Lucien e suo fratello sono creoli. Lavorano per dei frati. Coltivano la canna da zucchero. Sono schiavi. Viene affidato loro il compito di recarsi a Grenada, su cui il potere è esercitato dalla corona britannica, per riportarne nell’altra isola quarantadue. Hanno una procura. Che però in realtà è un inganno: il compito che ci si aspetta che loro portino a termine è un vero e proprio rapimento. O meglio un furto, dato che quei poveretti sono considerati alla stregua di cose… Brillante, complesso, leggibile, coinvolgente. Da non perdere.

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“Conclave”

510bdykABgL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lomeli si svegliò con una sensazione di catastrofe incombente in un angolo remoto della sua testa, come tutte le sue ansie fossero attorcigliate su se stesse, pronte a saltargli addosso nell’attimo in cui fosse stato completamente sveglio. Andò in bagno e cercò di scacciarle con un’altra doccia bollente. Ma quando si mise davanti allo specchio per radersi erano ancora lì, in agguato, alle sue spalle. Si asciugò è indosso l’accappatoio, si genuflesse sull’inginocchiatoio e recitò il rosario…

Conclave, Robert Harris, Mondadori, traduzione a cura di Annamaria Raffo. Il papa è morto. Viva il papa. Il nuovo. Quello che deve essere eletto. Extra omnes, si dice. Fuori tutti. Ci si chiude a chiave, memori anche del fatto che potrebbero sempre rifarsi vivi gli epigoni di quegli antichi viterbesi che scoperchiarono il palazzo pontificio per mettere fretta ai cardinali lazzaroni che non avevano alcuna intenzione di decidere velocemente chi dovesse essere il nuovo vicario di Cristo in terra, e si vota. Fumata bianca o fumata nera. Per nominare, bruciando poi le schede, l’ultimo sovrano assoluto rimasto sulla terra. Un uomo che rappresenta un’autorità spirituale. E un potere che di spirituale ha ben poco. Ha a che fare con l’ambizione. Il desiderio. L’avidità. Del nuovo romanzo è bene che non si dica più di quanto non sia assolutamente indispensabile, ovvero contestualizzare l’ambientazione in quella che è una votazione per il capo della Santa Sede e sottolinearne la coralità di voci (solo i prelati sono più di cento, del resto) e la perfetta caratterizzazione, specialmente psicologica: anticipare troppo sarebbe un delitto. Harris scrive con agilità da furetto, e dà alle stampe un magistrale romanzo di genere. E non solo.

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“La classe dei misteri”

null045231-300x453di Gabriele Ottaviani

Se era lui, sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrei visto, fino a sette anni più tardi.

La classe dei misteri, Joanne Harris, Garzanti. Traduzione a cura di Laura Grandi. Il primo giorno di scuola ha sempre un che di speciale, sia che ci si ritrovi in un liceo di periferia con pochi mezzi e controsoffitti che faticano a resistere alla gravità sia che il tempio della cultura dove si deve trascorrere per gran parte del tempo gli anni della propria gioventù appaia in realtà molto più simile a un’augusta magione. Come il St Oswald, prestigioso collegio per soli ragazzi nel Nord dell’Inghilterra. Ma se è vero che i riti sono importanti perché creano abitudini e legami, stavolta pare esserci davvero poco di consueto: nel corso del precedente anno scolastico la tranquillità della scuola è stata turbata, e la nomina del nuovo rettore non alleggerisce affatto l’atmosfera. C’è infatti chi non cede al fascino di Johnny Harrington… Joanne Harris, la pluricelebrata autrice di Chocolat, da cui è stato tratto il noto e bruttino film con i sempre abbastanza sopravvalutati Juliette Binoche e Johnny Depp, torna ad accompagnare i suoi lettori nei meandri più atri, della scuola e dell’animo, tra segreti, agnizioni e bugie. Gestisce il ritmo in maniera ammirevole, e scrive un romanzo che di certo saprà conquistare i suoi affezionati sostenitori.

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