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“Contro Golia”

di Gabriele Ottaviani

Mi sembra che da queste battute appaia chiaro come non siano sufficienti le due risposte oggi esistenti alla crisi che stiamo vivendo: da una parte c’è chi crede che sia meglio liberarsi del tutto dalla tradizione e dalle sue radici culturali e simboliche; dall’altra c’è chi sostiene che il presente sia inesorabilmente portato al nichilismo e solo un ritorno al passato potrebbe garantire un risveglio politico e spirituale dell’Occidente. Da una parte abbiamo una critica postmoderna al moderno, dall’altra una critica premoderna al moderno. Dalla nostra discussione emerge invece una terza possibilità: criticare le derive neoliberali non con categorie premoderne o tradizionaliste, ma proprio in nome delle stesse intuizioni moderne, delle sue più autentiche aspirazioni. Una critica profondamente moderna al moderno, potremmo dire: un’autocritica della modernità. Penso ad esempio alla critica all’autorità o alla trascendenza, molto diffusa nell’Occidente contemporaneo. Dovremmo far capire che anche la critica all’autorità non può che essere compiuta in nome di un rapporto più originario con la stessa autorità, con la stessa trascendenza. Non a caso gli archetipi hegeliani del moderno sono Cristo e Socrate, i quali hanno entrambi criticato i poteri religiosi, culturali e politici del proprio tempo, non per una riduzione a nulla dell’autorità o della trascendenza, ma proprio in nome di una relazione più intima e autentica con la verità, o col Padre, o col daimon, insomma con la stessa autorità. Il neoliberismo invece si allontana dalle ispirazioni più autentiche del moderno quando sovrappone la critica all’autorità con la dissoluzione di ogni autorità, o la critica alla mediazione sacrale delle istituzioni religiose con la liquidazione di ogni tensione spirituale. Se vogliamo invece presentare una progettualità democratico-radicale, dovremo compiere una critica alle degenerazioni neoliberali andando alle radici più originarie, più proprie della stessa modernità…

Contro Golia – Manifesto per la sovranità democratica, Geminello Preterossi, Gabriele Guzzi, Rogas. Geminello Preterossi, formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ordinario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Salerno, dove coordina il Collegio di Dottorato in Scienze giuridiche, direttore di studi dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, autore di saggi e non solo, e Gabriele Guzzi, dottorando in Economia all’Università Roma Tre, laureatosi con lode in Economia alla Luiss e all’Università Bocconi, fondatore di Rethinking Economics Bocconi, che ha anche guidato, collaboratore di numerose testate e attualmente presidente del movimento L’Indispensabile ed esperto economico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dialogano in merito a quella che definiscono come una motivata ribellione delle masse, presenza ormai costante e significativa nell’ambito della nostra quotidianità, problema sociale, economico, culturale e politico da affrontare e possibilmente da risolvere, sgombrando però il campo, questa pare essere l’inevitabile conseguenza, sia dall’assolutismo tecnocratico del mercato che dalle illusioni coltivate dal liberalismo dopo la caduta del comunismo e del muro di Berlino, per ricostruire una realtà più salubre per tutti. Da leggere.

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“Nel nome di Giuda”

piatto_guzzidi Gabriele Ottaviani

Poi la notte fa il suo seguito. Anna è luce e lo dimostra a ogni inarcarsi della schiena, a ogni carezza data o ricevuta, nei respiri e nei sospiri, nel prendere e nel dare. Le cose intorno perdono improvvisamente il loro antico spessore e fogli di carta sono adesso le pareti. Veline frementi al più piccolo sussulto dei due. Giuda sa cosa deve fare. Tiene gli occhi chiusi, come fosse ignaro dello sguardo di lei, e sorride mentre Anna lo osserva. Ora la stringe forte come dovesse trattenerla dal cadere in un burrone. Ora la sfiora appena, come nemmeno volesse farlo. Distrattamente. La possiede con forza, le stringe i capelli, e poi all’improvviso il silenzio.

Nel nome di Giuda, Giorgio Guzzi, IoScrittore. Nomen omen, ha scritto Plauto secoli e secoli fa: nel nome c’è il destino. E quale può essere quello di un uomo che si trama come il traditore per antonomasia? Cinque lettere che sono un marchio, che brucia come il fuoco: la storia di Giuda è una storia di violenza, delitti, morte, passioni travolgenti. E… Solido, compiuto, intenso, travolgente. Da leggere.

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