Intervista, Libri

Mai smettere di sognare…

IMG_2345.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sottovento e sopravvento è un libro di mare, avventura, misteri, passione e filosofia: a questo proposito, ma non solo, abbiamo il piacere di intervistare nuovamente sulle colonne di Convenzionali Guido Mina di Sospiro.

Dov’è il punto di contatto fra razionale e irrazionale?

Auspicherei che non vi fosse. Purtroppo il concetto che vi sia un razionale opposto a un irrazionale — concetto universalmente adottato dalla cultura occidentale — deriva da Aristotele, e si sa che ha vinto lui la guerra con Platone. Ci insegna Aristotele i tre principi della logica:

1) il principio di non contraddizione;
2) Il principio di identità (A=A, una cosa è uguale a se stessa);
3) Il principio del terzo escluso: tra due contraddittori è escluso il terzo termine, cioé tertium non datur.

Tali principi sono usati a tutt’oggi; in realtà fungono da camicia di forza al pensiero d’alto livello. O meglio, l’equivoco di pensare che, ad esempio, il principio di non contraddizione, utilissimo se non imprescindibile in un tribunale, sia applicabile a sfere più alte del pensiero.

Che ruolo ha nella nostra vita la conoscenza?

All’entrata dell’Oracolo di Delfi si trovava la scritta Nosce te ipsum. Non era un’esortazione a conoscere se stessi in senso pedissequo (la propria personalità, le proprie caratteristiche e idiosincrasie), ma ciò che di divino è in noi. Ovidio scrisse: Est deus in nobis, agitante calescimus illo. Quindi la conoscenza passa, o dovrebbe passare, dalla più mondana, alla divina, se si avverte che il divino “si agita in noi”.

Cosa rappresenta per lei il tempo? In questo libro l’impressione che si ha è che lei declini questa particolare dimensione con accenti singolari.

Anche nel caso del tempo come mera durata cronologica ci rifacciamo alla sua trivializzazione, cioè alla geometria euclidea. Ma nei  sogni, ad esempio, il tempo ha tutt’altra dimensione ed estensione. Rimane da stabilire se la nostra mente sia più veridica da sveglia o mentre dorme.

Cosa simboleggia per lei il viaggio? E dove possiamo trovare nella quotidianità un vero e proprio tesoro?

Il viaggio è vibrante e ha significato se è iniziatico. Altrimenti è turismo, o mero spostamento. Come sostiene Lin Yutang: “Un buon viaggiatore è colui che non sa dove stia andando, e un perfetto viaggiatore è colui che non sa da dove venga.”

Nella vita di tutti i giorni quali sono davvero, se esistono, le mappe che possono indicarci la strada da percorrere per raggiungere i nostri obiettivi?

Di esplicite non ce ne sono. È bene riuscire a individuarle nell’assedio semiotico che ci assale quotidianamente, e decifrarle, per trovare finalmente ciò che non si cercava.

La nostra società è ancora in grado di sognare e abbandonarsi all’avventura?

Se per avventura intendiamo sovraccarichi di adrenalina, allora no. Ma c’è ancora chi sa rischiare tutto e andare ove altri non osano, e non per soldi. Il cercatore è in realtà il cercato; non ha altra scelta se non il cercare finché chi o cosa lo cercava, lo trova.

Che importanza ha secondo lei lo scambio e l’intreccio di culture?

Ha importanza enorme; ma le culture devono essere complementari, e spesso, nella loro essenza più alta, sono in effetti parallele. Così ci insegna la filosofia perenne. Si fa un gran parlare di mischiare tutte le culture in un gran calderone, senza avvedersi che il risultante pasticcio uccide tutte le culture per sostituirle con un supermercato globalista privo di alcuna trascendenza.

Nella sua prosa il concetto di paradosso assume una specificità importante: cosa incarna per lei?

Il paradosso è la dannazione del razionalismo. Ha fatto impazzire tutti gli empiristi. Vive di regole interne e assolute (la parola “assoluto” per un relativista è un’eresia) che il razionalismo non riesce a superare. Né sa qualcosa Ruth/Marisol, la protagonista di Sottovento e sopravvento.

La natura è molteplice, ma esistono dei punti fermi?

Esistono eccome, il che fa dannare materialisti, empiristi, razionalisti e riduttivisti. Per esempio il gioco, che esiste anche fra gli animali, si basa su regole assolute e inamovibili, il che dispiace moltissimo ai “pensatori” appena menzionati.

  

Esiste qualcosa che per l’uomo è davvero indecifrabile, come una mappa di cui non si riesca a penetrare il codice segreto?

La nostra stessa natura, che può essere così insignificantemente umana o, al contrario, così divina. Vi arrivano in pochi–i mistici di tutti i tempi e culture.

Quale dottrina filosofica ha meglio capito la natura umana secondo lei?

La philosophia perennis, che dottrina, però, non è, e che va dalla Cina all’India, al medio oriente, alla Grecia antica, alla Firenze rinascimentale, agli indiani d’America e così via: differenti culture ed ere che svelano con parole e stili diversi le stesse verità.

Qual è il messaggio del suo romanzo?

Lo decidano i lettori, ma mi raccomando: non smettete di sognare!

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“Sottovento e sopravvento”

51RRt+XEcTL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nel mentre la Luna, quella piena o quasi, vedendo nel buio che lei dirada, sa.

Sottovento e sopravvento, Guido Mina Di Sospiro, Ponte alle grazie. Non esiste con ogni probabilità cosa al mondo che nell’immaginario collettivo sia più intrigante di una mappa del tesoro. Specie se antica, se fa riferimento a luoghi esotici, se fa volare la fantasia. Il problema è che questa mappa sembra essere pressoché indecifrabile. Ma la volontà può far smuovere le montagne, è risaputo: l’ulteriore ostacolo che però lo studioso che si è lanciato temerariamente nell’impresa si trova di fronte è il fatto che la soluzione è a sua volta un enigma. Un indovinello, a voler essere precisi. Oltretutto a quanto pare il ricco, o presunto tale, bottino dovrebbe trovarsi presso le isole Negrillos. Arcipelago del mar dei Caraibi che nessuna carta nautica riporta più a partire dal milleottocentosessantasette. Ma non è facile dire di no a un narcotrafficante colombiano ricercato dalla polizia che bussa alla porta… Divertente, ironico, variegato, intelligente, volutamente e graziosamente ambiguo, si legge con gioia e induce alla meditazione.

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Guido Mina di Sospiro: “La fortuna ci vede benissimo”

gmdsphotodi Gabriele Ottaviani

Dopo aver letto il suo bel libro, Convenzionali ha il grande privilegio di intervistare Guido Mina di Sospiro, autore della Metafisica del ping-pong.

Da cosa nasce il suo libro?

Nasce dal riaccendersi di una passione giovanile sopita perché nel frattempo ce ne erano delle altre, come la chitarra e la scenografia. Giocando un giorno al Big Sur, dove era di casa Henry Miller, contro mio figlio, e perdendo clamorosamente, ho sentito il desiderio di ritornare a praticare questo sport. Così mi sono avvicinato a questo centro, a questa comunità, per lo più cinese e del sudest asiatico: ed erano tutti giocatori formidabili. Quella è stata la mia fortuna. Se fossero stati tutti giocatori normali, come me, mi sarei sentito bravo e non mi sarei impegnato più di tanto: invece il loro modo di giocare era sconcertante, non ci capivo nulla.

Dunque tutto questo è iniziato per sfida?

Diciamo che è stato un percorso iniziatico, espressione che non avrei mai pensato di utilizzare né tantomeno di abbinare al ping-pong. E in effetti è un po’ quello che si legge anche nel libro, in cui si passa dal sublime al ridicolo, facendo anche un confronto fra le due civiltà.

Quindi ha avuto modo di constatare che occidente e oriente hanno due approcci alla vita, mentalità e formazioni diverse.

Sì, se da noi predomina il concetto di causalità per loro è fondamentale quello di accidentalità. Jung, leggendo l’iChing, si sorprendeva del fatto che il sacro testo gli apparisse come essenzialmente dedicato agli aspetti accidentali dei problemi, mentre noi siamo molto più attenti al rapporto causa-effetto. Che esiste, naturalmente, basti pensare al fatto che lei ha composto un numero che corrisponde a un telefono attraverso il quale stiamo parlando. Ma questo non significa che l’universo funzioni con le stesse regole che applichiamo a cose così terra terra: questo è un errore che certo occidente fa.

E cosa regola dunque l’universo secondo lei?

Beh, noi siamo abituati a dire che la fortuna sia una dea bendata. La filosofia orientale dimostra che in realtà ci vede, l’abilità sta nel farsi concavi quando l’universo si fa convesso e viceversa. Leggendo le autobiografie dei grandi personaggi di successo tutti riconoscono un grande ruolo alla fortuna, quasi come se fosse stata lei a scegliere loro. In realtà è il contrario: probabilmente chi riesce nella vita ha saputo, forse anche inconsapevolmente, interpretare i segni che gli venivano mostrati. Sono concetti che esistevano anche nella cultura occidentale, basti pensare agli antichi Romani, ma che poi sono stati accantonati a causa del trionfo del determinismo. La filosofia orientale è assolutamente antideterminista: i nessi ci sono, ma non sono evidenti, e certo non è semplice trovare una maniera che funzioni per tutti.

Che messaggio vuole lasciare ai suoi lettori?

Vari. Innanzitutto che il ping-pong è divertentissimo e assolutamente poco dispendioso, a qualunque livello lo si pratichi. Se poi si diventa campioni e si impara a gestire quel famoso spin di cui parlo anche nel libro allora si vede che tutto è non euclideo, niente affatto lineare: si apre un mondo nuovo. Se ci si appassiona al ping-pong bene, poi, ma naturalmente se si sveglia, o risveglia, un interesse che porti ad approfondire le tematiche e le letture filosofiche ancora meglio.

Convenzionali si occupa di cinema e letteratura: un film e un libro che significano molto per lei.

Il film è Il grande Lebowski, su cui ho scritto due saggi: per me è il migliore mai fatto. Il libro in realtà è una serie intera, di George MacDonald Fraser, Flashman, che prende spunto da un romanzo ottocentesco inglese in cui vengono narrate le avventure di un ragazzino vessato da un bullo. La serie di romanzi – li ho letti tutti, alcuni anche più di una volta – di MacDonald Fraser parla del bullo cresciuto, che va in giro per il mondo, è orribile e codardo eppure premiato in ogni modo e maniera dalla società. In tempi di politicamente corretto un antieroe comico e sconcertante in maniera divertentissima.

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