Libri

“A ferro e fuoco”

51840PiwNNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una volta ucciso un prigioniero di guerra bisogna farli fuori tutti.

A ferro e fuoco, Brian Van Reet, Guanda, traduzione di Maya Guidieri Berner. Cassandra è giovanissima. È un soldato. È arrivata in Iraq nell’anno del Signore duemilatré. Si è arruolata per sfuggire all’asfissia della provincia americana. Ma cade vittima di un’imboscata, e si rende conto che non potrà non scendere a compromessi per sopravvivere. Non è, in ogni modo, l’unica protagonista di questa poderosa e vibrante narrazione con cui Van Reet, veterano e reduce, indaga il conflitto mediorientale facendone un simbolo della più ampia guerra che ognuno di noi, a suo modo e in diversa misura, combatte, quella contro le mille declinazioni del male. Da leggere.

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Libri

“Isabel”

41AE9LQBlbL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Isabel pensò al proprio bambino, fragile al punto da morire così presto che era difficile dire se fosse davvero nato.

Isabel, John Banville, Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini. Il matrimonio è finito, non c’è più nulla da salvare. Isabel lascia Roma e torna a Gardencourt. La attende l’ultimo saluto a un amatissimo cugino. Da lì ha in programma di procedere per Londra. Raggiunta la capitale britannica, entra in banca e preleva una notevolissima somma di danaro. In contanti. Perché?… Sì, è proprio lei, Isabel, Isabel Archer, la protagonista di Ritratto di signora: è lei che Banville, col talento purissimo che lo contraddistingue, mette al centro della propria vicenda, costruita in stato di grazia, regalandole una seconda opportunità: esemplare.

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“Casa materna”

51Cl6JceKJL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le confesso che non partirei…

Casa materna, Marta Morazzoni, Guanda. Vincitrice del Premio Fondazione Il Campiello, edizione del duemiladiciotto. Una volta all’anno, tutti gli anni, per un mese Haakon lascia Amburgo e raggiunge sua madre, nella casa presso le sponde di un lago norvegese dove si riappropria di tutta una serie di riti, tradizioni, usi, costumi, gesti, parola, persino: stavolta, però, qualcosa turba l’equilibrio rassicurante dell’abitudine. Anzi, più che qualcosa, qualcuno… Delicatissimo, intimo, inteso, coinvolgente: un gioiello di rara bellezza.

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“La storia di un uomo che non si sposava e altri racconti”

9788823521803_0_0_300_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Correva voce che, dissimulato fra gli alberi, ci fosse un altro giardino.

La storia di un uomo che non si sposava e altri racconti, Doris Lessing, Guanda, traduzione di Riccardo Mainardi, introduzione di Chiara Valerio. Scrittrice britannica premio Nobel perché cantrice dell’esperienza femminile che con scetticismo, passione e potere visionario ha messo sotto esame una civiltà divisa, come da motivazione dell’accademia assegnataria del riconoscimento, nata in Iran, vissuta in Africa, acutissima osservatrice, curiosa del mondo e delle sue contraddizioni, è una voce che si è spenta da alcuni anni ma che è indispensabile continuare ad ascoltare e a far ascoltare, in questo tempo precario e protervo che tende ad accantonare quell’umanità che è invece nei suoi vividissimi ritratti connotato fondamentale. Un’antologia imprescindibile, una summa e uno stimolo a impegnarsi per un mondo migliore. Monumentale.

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“La ragazza cancellata”

414tFS7ATkL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il nostro incontro è durato fino a molto dopo il tramonto, e rompere l’intimità che si era creata mi è sembrato strano.

La ragazza cancellata, Bart Van Es, Guanda, traduzione di Elisa Banfi. È ebrea. È giovanissima. È olandese. La sua terra è occupata. Dai nazisti. La guerra incombe. La persecuzione è un veleno che le brucia finanche le ossa. Una famiglia la accoglie. La protegge. La nasconde. La salva. La cresce come una figlia. Si chiama Lien. Ma poi, molto dopo la fine della guerra, interrompe completamente i rapporti con lei. Perché? Bart Van Es indaga: anche perché sono i suoi nonni quelli che prendono con sé Lien, di cui è proibito anche fare il nome. E l’autore, così, riannoda i fili della memoria e della testimonianza, e scopre che… Intenso e magnetico.

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“La danza dell’orologio”

41r05IMcJwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La telefonata arrivò un martedì pomeriggio di metà luglio.

La danza dell’orologio, Anne Tyler, Guanda. Traduzione di Laura Pignatti. Autrice di capolavori come Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu, Anne Tyler, che sa rendere l’ordinario straordinario e sublime narrando di vite eccezionali perché eccezionalmente normali, e che dunque strappano il cuore, è nel gotha della narrativa mondiale insieme a Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra), Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse) e soprattutto sua maestà Joyce Carol Oates, e qui racconta la storia di Willa, che ha cercato sempre di comportarsi nel modo più dissimile possibile dalla condotta scombiccherata della madre, che ha lasciato non pochi segni nel suo percorso accidentato di crescita. Per questo forse si è sempre messa da parte, sacrificata, un passo indietro, “un filo meno”: per essere una sicurezza per gli altri, che di fatto hanno sempre o quasi scelto al posto suo. Finché, un giorno, non squilla il telefono… Anne Tyler è una splendida garanzia, sin dalla copertina. Da non perdere.

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“I pazienti del dottor García”

4129uoCBShL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le ho detto che ti sei innamorato alla follia…

I pazienti del dottor García, Almudena Grandes, Guanda, traduzione di Roberta Bovaia. Monumentale come la voce dell’artefice, fra le più importanti della recente storia letteraria spagnola che è stata di ispirazione anche per il maestro Bigas Luna, il romanzo, avvolgente, sensuale, complesso, articolato, convincente, coinvolgente, entusiasmante, potentissimo, solenne e poderoso, racconta la resistenza al nazismo nella Spagna di Franco. Ottantadue anni fa infatti su Madrid piovono le bombe dei nazionalisti e il giovane Guillermo García Medina, nipote di un nonno assai libertario, impara a trasfondere sangue, diventa il medico dei rossi – almeno questo è l’appellativo che gli viene di fatto affibbiato – e soccorre i repubblicani. Da lui, che vede nel suo destino il plotone d’esecuzione, si rifugia la vicina e amica d’infanzia Amparo Priego. Bella. Seducente. Ambigua come il rapporto che li lega. Falangista. Ma Guillermo ha una possibilità di salvezza: un suo paziente è infatti una spia, e la loro amicizia supera il tempo, che tutto erode. Ma anche nell’epoca della Guerra fredda il nazismo continua a tessere le sue infami e infide trame, e proprio pure a Madrid: infatti… Da non lasciarsi sfuggire.

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