Libri

“Autostop per l’Himalaya”

di Gabriele Ottaviani

Mi avvio verso il ponte, cercando di ritrovare un po’ di lucidità. Una mente ottenebrata dall’odio fa paura anche a se stessa.

Autostop per l’Himalaya, Vikram Seth, Guanda, traduzione di Alessandro Cogolo. Poeta e prosatore indiano pluripremiato, quando è appena divenuto ventinovenne ed è ancora uno studente della Stanford University che in piena guerra fredda, trentanove anni or sono, frequenta un corso biennale in quella Nanchino che di recente ci ha fatto conoscere, rinchiuso per quaranta giorni nella stanza di ospedale in attesa di rivedere la luce del sole e di negativizzarsi al Covid, il brillante inviato di Repubblica Filippo Santelli, Vikram Seth decide che, durante la lunga estate calda che gli si dipana dinnanzi, attraverserà tutto il paese della grande muraglia in autostop, passando per Tibet e Nepal, fino a raggiungere Delhi: questa è la cronaca di un viaggio, spirituale prima ancora che fisico. Maestoso.

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“Cronache dal cono sud”

di Gabriele Ottaviani

La Chiva e La Firme, tutti coloro che vi lavorarono, i loro indimenticabili personaggi, sono parte della mia memoria di scrittore e di cileno. Sono due fiamme che illuminano alcuni dei miei ricordi più belli e più sentiti.

Cronache dal cono sud, Luis Sepúlveda, Guanda. Traduzione di Ilide Carmignani. Dio, quanto ci manca, maledetto duemilaventi, odiato Covid che ci hai tolto anche lui: intellettuale finissimo, intelligenza lucidissima, scrittore dall’invidiabile padronanza. Tra la primavera del duemilacinque e il dicembre del duemilasei, quando su quest’atomo opaco del male non è rimasta più traccia viva di Pinochet vengono composti questi testi folgoranti che scavano nell’orrore della tirannia senza mai smettere di sperare in un mondo migliore e di lottare per costruirlo: da leggere, rileggere, far leggere.

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“Nel segno dell’anguilla”

di Gabriele Ottaviani

Le anguille però si dimostrarono a dir poco riluttanti a collaborare…

Nel segno dell’anguilla, Patrick Svensson, Guanda. Traduzione di Monica Corbetta. Un padre, un figlio, la pesca delle anguille, l’animale più sfuggente che esista: esattamente come la natura dei sentimenti, sempre uguali, sempre diversi. Patrick Svensson racconta un romanzo di reciproca formazione ed educazione alla conoscenza e all’amore, tra parole e silenzi ancor più eloquenti, vibrante, travolgente, lirico, filosofico, semplicemente eccezionale.

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“Disse il profeta”

di Gabriele Ottaviani

Donde vieni, Sposa dei miei sogni?

Disse il profeta – Il classico testo di Gibran con gli scritti inediti, Gibran Kahlil Gibran, Guanda. A cura di Dalton Hilu Einhorn, le cui approfondite e rivelatrici ricerche, che hanno permesso di scoprire, con l’accesso, tre anni fa, a oltre novanta dalla prima pubblicazione di quest’opera allegorica sull’esistenza che è tutt’oggi di ispirazione spirituale per molti nell’affrontare la gioia, il dolore, la bellezza, l’amicizia e l’amore, all’archivio Gibran-Haskell, oltre centocinquanta scritti inediti tra poesie in prosa, aforismi, detti e tre capitoli degli Dei della terra non inclusi nell’edizione definitiva, danno nuova vita, nuova linfa e una nuova veste al testo di un poeta libanese che, come tutti i classici, non smette mai di dirci quel che ha da dire. Imperdibile.

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“Il mio cuore sedizioso”

di Gabriele Ottaviani

In mezzo a tutto questo scenario, il Kashmir è destinato a diventare il tramite del caos…

Il mio cuore sedizioso, Arundhati Roy, Guanda, traduzioni di Marina Astrologo, Francesca Bandel Dragone, Maria Giuseppina Cavallo, Riccardo Cravero, Massimo De Pascale, Chiara Gabutti, Giovanni Garbellini, Maria Grazia Gini, Piero Leodi, Federica Oddera e Laura Quagliuolo. Non un semplice volume, per quanto monumentale e maestoso, ma un vero e proprio viaggio nella produzione letteraria di una delle voci narrative e intellettuali più stentoree, formidabili e significative degli ultimi decenni: dall’India in tutto il mondo Arundhati Roy celebra incessantemente la sacralità della battaglia per i diritti umani con prose dall’elevatissima valenza politica nell’accezione più solenne del termine, regalando al tempo stesso pagine di solida dignità letteraria. Per conoscere, comprendere, riflettere, capire: da non farsi sfuggire per nessun motivo.

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“La gioia, all’improvviso”

di Gabriele Ottaviani

La famiglia che ho ereditato da mia madre era diversa da quella che ho ereditato da mio padre…

La gioia, all’improvviso, Manuel Vilas, Guanda, traduzione di Bruno Arpaia. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: anche il dolore più grande, anche la pena più intensa, la sofferenza più asfissiante che lacera e opprime il cuore può tramutarsi in gioia, pace, serenità, riflessione. Esiste del resto una misura per tutte le cose, così come un tempo, e quando meno ci si attende qualcosa ecco che essa si verifica. La depressione sovente non si palesa con segni esteriori evidenti, ma rode l’anima come il legno un tarlo inarrestabile: è con questo mostro feroce e insaziabile che si ritrova a fare i conti, mentre d’altro canto il successo professionale è sempre maggiore, il protagonista, scrittore, di questo libro che indaga l’amore, la coscienza, la memoria, la fragilità umana. Intenso.

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“Un ragazzo sulla soglia”

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La riconobbe dalla sua tranquillità…

Un ragazzo sulla soglia, Anne Tyler, Guanda. Traduzione di Laura Pignatti. Incantevole è Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu) sopra ogni cosa, si sa, e questo testo lo conferma. Come Richard Curtis regista e sceneggiatore che si spera che il padreterno ci conservi il più a lungo possibile, sa scrivere storie incantevoli partendo dal nulla, dalla semplice normalità, che quindi è il posto dove ognuno di noi si incontra, riconosce e immedesima. Del resto è una delle stelle del gotha della letteratura mondiale, assieme a Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra), Joyce Carol Oates (Il giardino delle delizie, Loro, Blonde, Un’educazione sentimentale, L’età di mezzo, Un giorno ti porterò laggiù, Bestie, Una ragazza tatuata, Stupro, Acqua nera, Le casacte, Tu non mi conosci, La madre che mi manca, La femmina della specie, Vittima sacrificale, La figlia dello straniero, Uccellino del paradiso, Storie americane, Per cosa ho vissuto, Figli randagi, Il collezionista di bambole, Il maledetto, La donna del fango) ed Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse). Qui racconta la storia di Micah, un uomo tranquillo con una vita serena. Un giorno bussa alla sua porta un ragazzo, il figlio di una donna con cui lui aveva avuto una storia al college. E… Impeccabile e imperdibile, splendido sin dalla spettacolare copertina, che sembra uscita da un film di Ritt, Stevens, Hallström o Eastwood, dalle pagine illustrate di un romanzo di Faulkner o Irving, da un quadro di Hopper: magnetico e magnifico.

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“Le ospiti segrete”

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Sua madre non è stata trucidata dai Black and Tans?

Le ospiti segrete, John Banville, Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini. Il re non ha la benché minima intenzione di arretrare dinnanzi a Hitler, né nella sostanza né nella forma: dunque non si muove da Londra, nonostante i bombardamenti. Ma ama riamato le sue figlie, e teme per la loro vita: così sotto mentite spoglie le fa trasferire in una tenuta nobiliare nella neutrale Irlanda, dove però l’IRA potrebbe costituire comunque un pericolo terribile. Il rischio maggiore, però, sembrano essere gli inconfessabili palpiti dei cuori delle due giovinette, che rivolgono sguardi rapiti a un fascinoso fattore che pare non curarsi affatto di loro… Una prosa magistrale per un romanzo formidabile.

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“Terra Alta”

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Nessuno dei due accetta l’offerta…

Terra Alta, Javier Cercas, Guanda. Traduzione di Bruno Arpaia. Scrittore di chiara e meritata fama, vincitore con questo ottimo romanzo dell’edizione dell’anno scorso del premio Planeta, Cercas racconta con eleganza sopraffina una storia mozzafiato e raffinatissima: i proprietari della più importante azienda di una cittadina della Catalogna meridionale vengono trovati morti. Sui loro corpi, i segni di efferate torture. La quiete è sconvolta, il caso viene affidato a Melchor Marín, giovane poliziotto dal passato oscuro e leggendario, che ha dovuto lasciare Barcellona e ora crede che l’odio sia soltanto un ricordo: ha una vita in apparenza davvero felice, un tenero amore con Olga, la bibliotecaria – e lui adora i libri – del paese, una figlia dolcissima, Cosette, che ha preso il nome dall’eroina del suo romanzo preferito. Ma… Ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, è formidabile.

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“Il fantasma dei fatti”

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Era di lunedì, san Bruno. Il mio onomastico. La notte non ci avevo chiuso occhio, su quel camion. Non era il primo in cui mi imbattevo: quando scrivevo il mio romanzo sugli anni di piombo, avevo lavorato sulla storia dei cinque anarchici di Reggio Calabria che il 26 settembre 1970 avevano preso l’autostrada per andare a Roma; portavano ai loro compagni le prove sulla responsabilità del neofascismo locale nel presunto incidente al treno Freccia del Sud a Gioia Tauro. Altro che incidente: era stato un attentato e aveva provocato sei morti. A quell’appuntamento a Roma, i cinque ragazzi non erano mai riusciti ad arrivare perché, tra Ferentino e Anagni, un camion aveva improvvisamente tagliato la strada alla loro Mini Minor, uccidendoli tutti. Poi, molto tempo dopo, si era scoperto che quel camion era guidato da due dipendenti di Junio Valerio Borghese, il principe fascista al centro di tutte le trame nere di quegli anni. Poteva essere successo qualcosa di simile a Mario Tchou? La famiglia dell’ingegnere italo-cinese negava decisamente quella possibilità, e anzi aveva minacciato velatamente querele a chi la sosteneva. Era vero: non esisteva nessun elemento concreto che potesse dimostrare che non si era trattato di un incidente. E tuttavia, nel corso degli anni erano stati in molti a congetturare l’esistenza di un complotto per uccidere Mario Tchou. Ma chi poteva avere interesse a metterlo brutalmente fuori gioco? Gira e rigira, tornavano sempre in campo gli Stati Uniti…

Il fantasma dei fatti, Bruno Arpaia, Guanda. Tom il Greco, al secolo Thomas Karamessines, ha servito per tutta la vita la Cia: a capo della sezione di Roma negli anni in cui l’Italia, dopo il boom, si avviava ad amplissime falcate verso il declino, morto, nelle a dir poco torbide circostanze note a tutti, Mattei, e con lui la possibilità di un antagonismo tricolore allo strapotere delle sette sorelle a stelle e strisce in ambito petrolifero, condannati Ippolito e Marotta, passato a miglior vita, un anno dopo Olivetti, Mario Tchou, e con lui di fatto il settore dell’informatica nel nostro Paese, il Greco è un uomo d’azione e d’intelletto, che custodisce non pochi segreti. Di cui gli sconosciuti che quando meno se lo aspetta gli bussano alla porta desiderano chiedergli conto. E… Scrittore, traduttore e giornalista, esperto di letteratura spagnola e latinoamericana, Arpaia, muovendosi con l’abilità d’un funambolo fra la storia e la fiction, indaga l’animo umano, la società e il concetto di verità in ogni suo meandro: da non perdere per nessun motivo.

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