Libri

“Il caso Sparsholt”

41d0TljVo6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Probabilmente non riuscivi a vedere molto, con tutti questi capelli.

Il caso Sparsholt, Alan Hollinghurst, Guanda, traduzione di Riccardo Cravero. Dichiaratamente gay, ha vinto il Newdigate Prize, lo Stonewall Book Award, il Somerset Maugham Award, il James Tait Black Memorial Prize, il Bill Whitehead Award, il Man Booker Prize – con il romanzo La linea della bellezza, che ha ispirato anche la miniserie della BBC con, fra gli altri, Dan Stevens, Tim McInnerny, Hayley Atwell e Alice Krige – e molti altri riconoscimenti, è autore, traduttore, poeta: il suo sesto e riuscitissimo romanzo tratta il tema dell’omosessualità declinandolo attraverso due epoche e due vicende, quella di David Sparsholt, fascinoso giovinetto che, durante la seconda guerra mondiale, quando, e lo sarà ancora a lungo nell’algida Albione (si pensi all’orribile fine fatta nel secondo dopoguerra da Alan Turing, che ha salvato il mondo dal nazismo eppure gli è stato chiesto scusa solo da pochissimi anni), essere gay era un vero e proprio reato, frequenta per un breve periodo, lasciando il segno, Oxford, e quella di suo figlio, Johnny, che cresce invece a Londra in tutt’altro modo e mondo. Da leggere.

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Libri

“La grande esposizione”

9788823522688_0_0_626_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le piacerebbe vedere qualcos’altro?

La grande esposizione, Marie Hermanson, Guanda, traduzione di Carmen Giorgetti Cima. La seconda città più popolosa della Svezia, la quinta del Nord Europa, la splendida Gotemburgo, per dirla all’italiana, fondata in pieno secolo diciassettesimo dal re Gustavo II Adolfo Vasa detto il Grande, figura di assoluto rilievo nella guerra dei trent’anni, uomo ambizioso e combattente infaticabile, soprannominato il leone del Nord, si appresta, nell’anno del Signore millenovecentoventitré, a celebrare come si conviene il proprio trecentesimo genetliaco allestendo la grande esposizione internazionale, cui parteciperà anche nientedimeno che Albert Einstein, cui però i fermenti antisemiti crescenti in Germania stanno rendendo la vita un inferno: e quel lungo viaggio verso la città in fermento non sarà una passeggiata, tanto più che, come una giovane e brillante ragazza ha avuto modo di scoprire, qualcuno sta progettando un assassinio. E… Da non perdere. Perfetto come un orologio che non perde un battito.

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“Dolcissima abitudine”

41ITTiqdfEL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La morte. Renata. Mamma. Lei. Mia.

Dolcissima abitudine, Alberto Schiavone, Guanda. Siamo condannati a essere sempre perfetti per avere l’illusione, effimera come e più di certi baluginii celesti notturni a cui nemmeno in realtà troppo speranzosi rivolgiamo preghiere e desideri, di essere amati, accettati, accolti, benvoluti, tollerati, rispettati: senza la considerazione di qualcun altro non siamo nulla, ci sentiamo quasi niente. Tutto intorno a noi marcisce, invecchia, passa, muore: come l’ultimo cliente della sessantaquattrenne, dolcissima, tenerissima, profondissima, tragicissima, brechtiana Rosa, che nel duemilasei, quando si unisce agli astanti del funerale, è ormai andata in pensione. Ha lavorato sin da adolescente, in casa, con la mamma, dalla quale ha ereditato la professione. Quella di prostituta. E nei decenni la Torino operaia e industriale che le è passata sotto gli occhi e tra le mani, dietro i vetri, le tende e le finestre e in mezzo alle lenzuola in cerca di un istante di Dio solo sa cosa, metafora della storia di un intero paese e di più generazioni, è tanto cambiata: lei ne ha avuto costanti prove e dimostrazioni. Ha avuto anche un figlio, che non la conosce ma che lei ha sempre tenuto d’occhio. Da lontano. Con garbo. Nel silenzio. Ma… Sublime è aggettivo iperbolico: per questo romanzo, però, forse, è riduttivo.

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“Il sapore del sangue”

41Hlb9snjML._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Di cosa abbiamo bisogno, noi uomini?

Il sapore del sangue, Gianni Biondillo, Guanda. Di solito c’è sempre qualcuno. Sasà invece è solo. Non c’è nessuno ad aspettarlo fuori dalla porta del carcere da cui esce dopo cinque lunghi anni. E non è detto in effetti che si tratti di un male. Perché meno gente sa che è a piede libero e meglio è. In molti, infatti, vorrebbero che lui sparisse dalla faccia della terra. Che è quello del resto che anche lui, insieme a chi ama, ha intenzione di fare nel più breve tempo possibile, senza però finirci sotto, la succitata terra. Ma il mistero è ancora più fitto: perché com’è potuto accadere che abbia già l’opportunità di vedere il sole senza scacchi? Cinque anni, s’è detto, sono lunghi, ma avrebbe dovuto scontarne molti di più, visto quel che ha fatto. Ma… Un giallo ad altissima tensione, scritto come si deve, che avvince e convince.

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“Il meglio”

41NVwQpk9iL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sunday, I am eating a
grapefruit, church is over at the Russian
Orthadox to the
west.

she is dark
of Eastern descent,
large brown eyes look up from the Bible
then down. a small red and black
Bible, and as she reads
her legs keep moving, moving,
she is doing a slow rythmic dance
reading the Bible…

my radio is playing symphonic music
that she cannot hear
but her movements coincide exactly
to the rythms of the
symphony…

she is dark, she is dark
she is reading about God.
I am God

Il meglio, Bukowski, Guanda, a cura di Abel Debritto. Traduzione di Simona Viciani. È uno degli autori più importanti della sua generazione, un vero e proprio nume tutelare, citato sovente anche a sproposito, un esempio corrivamente ritratto della facilona accoppiata genio-sregolatezza: selezionare qualcosa all’interno della sua ampia – ma avrebbe potuto esserlo di più se il tempo della sua vita su quest’atomo opaco del male, per dirla col Pascoli, fosse stato più lungo – produzione non è facile, affatto. L’impresa però riesce splendidamente ad Abel Debritto, che compone una vera e propria guida che introduce all’universo di questo formidabile scrittore sempre più attuale, capace di indagare finanche i più reconditi recessi della psiche umana in maniera seria ma mai seriosa.

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“Il cosmonauta”

51ZDHMNJs8L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cosa ti tormenta, umano?

Il cosmonauta, Jaroslav Kalfař, Guanda, traduzione di Federica Oddera. Jakub è uno scienziato. Ma non è propriamente Einstein. È orfano sin dalla più tenera età. Suo padre è stato un torturatore durante il regime. È stato cresciuto dai nonni in campagna. Vuole diventare il primo ceco a viaggiare nello spazio. Vive a Praga con la moglie e gli viene assegnata una missione su Venere. È la sua occasione. Il suo nome sarà di nuovo motivo di lustro e d’orgoglio. Ma… Surreale, divertente, brillante, profondissimo: un gioiello delizioso scritto in stato di grazia con una rocambolesca brillantezza che sorprende di riga in riga.

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“A ferro e fuoco”

51840PiwNNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una volta ucciso un prigioniero di guerra bisogna farli fuori tutti.

A ferro e fuoco, Brian Van Reet, Guanda, traduzione di Maya Guidieri Berner. Cassandra è giovanissima. È un soldato. È arrivata in Iraq nell’anno del Signore duemilatré. Si è arruolata per sfuggire all’asfissia della provincia americana. Ma cade vittima di un’imboscata, e si rende conto che non potrà non scendere a compromessi per sopravvivere. Non è, in ogni modo, l’unica protagonista di questa poderosa e vibrante narrazione con cui Van Reet, veterano e reduce, indaga il conflitto mediorientale facendone un simbolo della più ampia guerra che ognuno di noi, a suo modo e in diversa misura, combatte, quella contro le mille declinazioni del male. Da leggere.

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