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“Era un giorno qualsiasi”

Era_un_giorno_siasi_Hi-k1wB-U43200993013056qFF-140x180@Corriere-Web-Sezioni.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho poi un altro dubbio. Mi chiedo se in realtà i nazisti, le SS, non abbiano fatto scuola, se non abbiano lasciato una loro nascosta eredità. Certo, li abbiamo ripudiati, la Germania ha costruito la sua identità sul rigetto del Reich hitleriano e l’Europa è nata per soffocare quegli spiriti nazionalisti e militaristi che nel secolo scorso hanno trasformato il continente in un campo di battaglia. Ma le SS sono davvero il passato? Davvero abbiamo cancellato, dimenticato, il loro ethos? Il loro culto della violenza, la predilezione per il gesto esemplare, l’ideologia razzista, la convinzione d’essere un’élite investita di una missione speciale? Non ne sono convinto. Questi sentimenti, cresciuti nel brodo di coltura della guerra, sono ancora vicino a noi. Sono fra noi.

L’io che narra è Alberto. Il padre di Lorenzo. Lorenzo è l’autore, dal cui sacco proviene tutta la farina. Anche se usa nel corso della narrazione scritti autobiografici giovanili del padre. Anche se si immedesima nel padre, Alberto. Che per un caso, per aver disubbidito a sua madre, è sopravvissuto. Sua madre è morta. Gli è rimasta solo una foto. La mamma è bella. Ma la foto sembra da lapide. E pensare che la lapide lei non l’ha avuta mai. Perché Alberto è sopravvissuto a una strage. Dimenticata. Taciuta. Rimossa. Per decenni. Sant’Anna di Stazzema. Millenovecentoquarantaquattro. Alberto ha dieci anni quando scampa. La mamma, Elena, quarantatré quando muore. È lo stesso giorno. Lorenzo invece, il nipote di Elena, ne ha trentotto ancora da compiere quando viene pestato alla scuola Diaz, durante il G8 di Genova del duemilauno. La violenza torna ad affacciarsi nella vita di questa famiglia, tre generazioni cucite insieme dalla ricerca della verità. Un libro palpitante, che fa riflettere a ogni frase, semplicemente fondamentale, di impegno civile, etico, morale. Era un giorno qualsiasi, Lorenzo Guadagnucci, Terre di mezzo.

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