Libri

“Un mattino d’inverno”

di Gabriele Ottaviani

Giuravo che gli avrei dichiarato il mio amore e avrei alimentato il fuoco di ogni giorno. Ma…

Un mattino d’inverno, Philippe Vilain, Gremese. Traduzione di Diana Di Costanzo. Scrittore, saggista, dottore in lettere moderne, autore fra i più amati, premiati, con pieno merito, e degni di nota in Francia e non solo, capace di imprimere un segno decisivo nella storia letteraria contemporanea attraverso le sue prose mai banali e canoniche benché connotate da una scintillante semplicità seducente e gravida di livelli di lettura e chiavi di interpretazione, mediante le quali indaga la caleidoscopica varietà di sfumature del sentimento d’amore, passando attraverso la gelosia, il tradimento, la genitorialità, il senso di colpa e molte altre dinamiche particolarissime e al medesimo tempo universali, perché ognuno si può riconoscere, nelle diverse fasi della propria esistenza, in ciascuna di esse, Vilain con Un mattino d’inverno, folgorante, dà voce al muto deflagrare del vivere in absentia. Si amano infatti, Julie e Dan, e il loro ménage è tranquillo e lineare: finché un giorno lui non svanisce senza l’ombra di un preavviso, e a lei non resta che un incomprensibile, inesprimibile e ingestibile vuoto da affrontare… Maestoso.

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“Gli ultimi giorni di Gérard Philipe”

di Gabriele Ottaviani

Il giorno si è levato alle 8 e 13, Parigi sonnecchia ancora…

Gli ultimi giorni di Gérard Philipe, Jérôme Garcin, Gremese, traduzione di Mariella Fenoglio. Rondini in volo, Lo scrigno dei sogni, L’idiota, Il diavolo in corpo, La certosa di Parma, Tutte le strade portano a Roma, La bellezza del diavolo, Il piacere e l’amore, Ricordi perduti, Fanfan la Tulipe, I sette peccati capitali, Villa Borghese, Le amanti di monsieur Ripois, Grandi manovre, Gli anni che non ritornano, Le donne degli altri, Montparnasse, La vita a due, Il giocatore, Le relazioni pericolose, L’isola che scotta: divo del cinema francese, amato dal pubblico, dalle donne e dai più grandi registi, attivo politicamente, carissimo con ogni evidenza agli dei com’è chi muore giovane, e lui è passato a miglior vita giovanissimo dopo una strenua lotta col cancro, campione d’incassi anche senza esistere più, dato che il libro dedicatogli dalla moglie divenne un bestseller, Gérard Philipe è un personaggio straordinario, che qui viene raccontato con piglio diaristico in ogni dettaglio. Da non farsi sfuggire per nessuna occasione.

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“L’amore malato”

di Gabriele Ottaviani

E rivedi questa scena bestiale, brutale, ma coniugale.

L’amore malato, Amélie Cordonnier, Gremese, traduzione di Maria Stella Tataranni. Le parole non lasciano segni visibili, ma fanno male, eccome. La protagonista di questa storia è la vittima incolpevole della violenza verbale del suo compagno di vita, che dice di amarla ma non può fare a meno di renderla bersaglio, dinnanzi a chiunque, in primo luogo i suoi figli, di un’inaudita sequela di contumelie che senza motivo e per mera cattiveria ne minano l’autostima, la sicurezza, l’autorevolezza. Lei, però, ha ancora molto da dare e da vivere, non può, non deve, non vuole arrendersi, e la sua storia ha il ritmo tambureggiante di una incalzante e forsennata corsa verso la liberazione, e al tempo stesso la poesia di un diario fatto di confidenze e travolgenti rivelazioni: da non perdere.

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“Alberto Sordi”

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Tranne Oreste e Giovanni, i fanti di Monicelli non sono vili e non sono eroi…

Alberto Sordi – La biografia, la carriera artistica, le critiche e le foto di tutti i suoi film, Claudio G. Fava, Gremese. Quest’anno, il quindici di giugno, avrebbe compiuto, e non mancano da più parti le più varie celebrazioni, nientedimeno che un secolo esatto di vita, cento anni tondi tondi, e pensare che nel duemila, l’anno giubilare, nella data del suo ottantesimo genetliaco, quando il Campidoglio era guidato dall’attuale presidente dell’ANICA (la settima arte, che lo ha visto protagonista immarcescibile in quasi duecento pellicole, è sempre pertanto in ogni modo protagonista…) Francesco Rutelli, fu sindaco di Roma per ventiquattr’ore. Alberto Sordi ha incarnato l’italiano medio, in tutte le sue sfaccettature, con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue meschinità, le sue doti sublimi, le sue idiosincrasie, ha vinto David di Donatello e Nastri d’argento, la sua interpretazione di Un borghese piccolo piccolo è stata definita addirittura da Oscar, e al tempo stesso è stato anche il serissimo goliardo che arrivava a passo svelto agli studi al Palatino, si sedeva a chiacchierare con l’amico e appassionato Giancarlo Governi, sfotteva il tecnico degli studi, di chiara fede avversa, ossia laziale, dava diecimila lire alla signora che teneva in ordine i camerini perché facesse fare il bagno a Cirillo, pastore bianco che sdraiandosi sotto le auto si sporcava, imitava il duce per la gioia delle maestranze, tutte di estrema sinistra, si circondava di persone di fiducia, come il caro amico Piero Piccioni, fratello dell’insigne docente di Letteratura italiana Leone, che chiamava l’assassino perché negli anni Cinquanta fu tirato in mezzo (nonostante lui non si trovasse affatto sul luogo del delitto, bensì da tutt’altra parte in tutt’altra compagnia, quella dell’amata, ma non si sarebbe dovuto sapere, Alida Valli) al caso Montesi – la povera ragazza morta in spiaggia vicino Roma con ogni probabilità in seguito a una delle tante orge che si facevano all’epoca (e probabilmente ancora oggi) nelle discrete ma splendide ville degli alti papaveri – per fare fuori dalla Democrazia Cristiana, all’epoca primissimo partito, il padre aspirante segretario, e dava vita a una masnada di aneddoti irresistibili: Claudio G. Fava non dà alle stampe semplicemente un volume, ma un vero e proprio tesoro, uno scrigno prezioso ricolmo di scintillanti gemme, una cornucopia doviziosa, magnetica e magnifica. Un’occasione, insomma, che non ci si può, né deve, lasciar sfuggire.

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“La La Land”

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La delusione, a cui Seb sembra essere abituato, può aspettare silenziosamente dietro l’angolo.

La La Land di Damien Chazelle, Simone Tarditi, Gremese. Giovane e pluripremiato, Damien Chazelle è un regista che ama il cinema e l’arte: prova ne è quello che finora è il suo capolavoro, la pellicola di maggior impatto sul pubblico e di più significativo successo fra quelle sinora da lui realizzate, l’opera che si è portata a casa anche i riconoscimenti che non aveva vinto, fatte salve poi le correzioni cammin facendo (come dimenticare quanto avvenne sul palco degli Oscar, quando per un errore gli immarcescibili Warren Beatty e Faye Dunaway non proclamarono, prima di tornare l’anno dopo sul luogo del delitto e “riscattarsi” con una battuta da consumati entertainer, Moonlight – in verità lungometraggio sopravvalutato, ma del resto anche La La Land non si è imbattuto in pareri solo positivi, e certamente non si tratta di qualcosa che non si sia mai visto prima – come miglior film?), un musical che omaggia il genere, Hollywood e il sogno. Simone Tarditi realizza un’esegesi splendida e dettagliatissima, da leggere.

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“Kill Bill 1 & 2”

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Vuoi ancora penetrarmi? O sono io che penetro te?

Kill Bill 1 & 2 di Quentin Tarantino, Roberto Lasagna, Gremese. Il dittico di Kill Bill è in assoluto una delle vette del cinema di Quentin Tarantino, che oltre a essere un cineasta è prima di tutto un appassionato della settima arte, che, come ogni innamorato, celebra con devozione ogni volta che può: Roberto Lasagna in questo agile e dettagliatissimo volume, curato in modo assai preciso e ulteriormente impreziosito da splendide immagini, realizza un’analisi divulgativa, divertente e pienamente riuscita.

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“Il libro d’oro degli enigmi”

71w+Z6riCQL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il re vuole mettere alla prova i suoi ministri e chiede loro di completare questa sequenza logica…

Il libro d’oro degli enigmi, Fabrice Mazza, Gremese. Illustrazioni – meravigliose, come del resto tutta la confezione del volume – di Ivan Digg. È sempre piacevole mettersi alla prova per cercare di superare i propri limiti, è stimolante confrontarsi con degli enigmi, allenare la mente a non lasciarsi abbrutire dalla ripetitività della routine quotidiana: in questo volume ci sono oltre duecento quesiti, ambientati oltretutto in una rapidamente riprodotta cornice medievale, che sapranno soddisfare anche i palati più esigenti. Divertentissimo e istruttivo.

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“2019 – Dopo la caduta di New York”

arton154237-fd256.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se Martino non ha visto Interceptor, ha invece apprezzato Blade runner…

2019 – Dopo la caduta di New York di Sergio Martino, Manuel Cavenaghi, Gremese. Avvolto da un vespaio di polemiche per le somiglianze – ma è stato sempre sostenuto che la sceneggiatura in realtà fosse precedente – con la pellicola di Carpenter, questo film di fantascienza dalle atmosfere distopiche e postapocalittiche ambientato in un anno ricorrente nella storia del genere e che sembrava così lontano all’epoca della realizzazione dell’opera con Valentine Monnier, ossia nel millenovecentoottantatré, e oltretutto foriero di incredibili promesse, basate su una sperticata immaginazione, e che invece altro non è che il nostro presente, e anzi, siamo a due mesi dalla sua definitiva dipartita, narra di un mondo devastato dalla guerra atomica in cui non si può dare nuova vita perché la radioattività ha contaminato ogni cosa. Un’iperbole, certo, ma purtroppo nemmeno poi così tanto… L’esegesi che ne fa Cavenaghi è approfondita e avvincente. Da leggere.

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“Addio zio Tom”

2019-08-02-3.pngdi Gabriele Ottaviani

Il 21 aprile 1971 Papa Doc muore stroncato da un attacco cardiaco. Il 30 settembre Addio zio Tom esce nei cinema italiani. Il 16 ottobre il film è sequestrato su tutto il territorio nazionale.

Addio zio Tom di Gualtiero Jacopetti e Franco Prosperi, Stefano Loparco, Gremese. Giornalista, documentarista, vicino a Blasetti, membro del Movimento Sociale Italiano, per Prosperi – suo sodale con Cavara e fondatore del discusso genere Mondo movie, che indagava la società in maniera cinica, rude, politicamente scorretta e anticonformista realizzando inchieste su temi per lo più tabù o come la questione femminile, il sesso e la decolonizzazione dell’Africa – autore delle celebri foto di Mussolini a Piazzale Loreto, che invece lui attribuì a Fedele Toscani, Jacopetti in questo film, in cui si avvale come d’abitudine anche dell’organizzatore della troupe Stanislao Nievo, pronipote del celebre Ippolito, realizza un’indagine, assolutamente beffarda, sulla questione della schiavitù negli Stati Uniti d’America prima dell’abolizione promossa da Lincoln, che pagò la scelta con la vita, sul finire della guerra di secessione, nella seconda metà del diciannovesimo secolo: il testo di Loparco, corredato da moltissime immagini, narra l’intera pellicola e non solo. Interessante.

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“Stagioni spietate”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Gli avrebbe insegnato la vita, la politica, il piacere…

Stagioni spietate, Kettly Mars, Gremese, traduzione di Antonella Alessandrino. È pronta a tutto per salvare la sua famiglia. Ma il prezzo rischia di essere salatissimo. Sono gli anni Sessanta del cosiddetto secolo breve. Haiti è un paese tragicamente povero, un’isola che potrebbe essere un paradiso se non fosse attanagliata dalla miseria e dalla protervia del potere che tutto stritola e fagocita. La dittatura, come ogni regime che si rispetti, è feroce, e Nirvah non può fare altro che diventare l’amante ufficiale del segretario di Stato per la sicurezza pubblica, Raoul Vincent, perché il caporedattore del principale giornale di opposizione, suo marito, appena rapito, non faccia la fine terribile che pare inevitabile. Ma… Da un’autrice premio Senghor, un romanzo intenso e memorabile.

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