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“Notte al Casablanca”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Notte al Casablanca, Daniela Grandi, Sonzogno. Nina è giovane. È bella. È maresciallo. È nera. È italiana. Non vive in una metropoli, bensì in un piccolo capoluogo di provincia, Parma. Dove ci si conosce non proprio tutti, ma quasi. E dove è più probabile che ci sia qualcuno che si senta autorizzato a poter mettere il becco in affari che non lo riguardano minimamente. Non ha una relazione stabile, preferisce il sesso senza coinvolgimento, più libero e appagante. Praticamente non le manca nulla per avere una vita complicata. E infatti la sua esistenza non è certo semplice. Deve faticare molto più della media per farsi rispettare. È fiera delle sue origini somale, ma allo stesso tempo bramosa di farsi valere a dispetto delle facilonerie, delle convenzioni e dei pregiudizi nel paese nel quale è nata e in cui il nonno, reclutato dai carabinieri in epoca coloniale, è emigrato una volta conclusosi il disastro mortifero della dittatura e della seconda guerra mondiale. Un giorno si ritrova davanti il cadavere nudo e con un sacchetto di plastica in testa del piacente pilota Marco Cagli. Un gioco autoerotico finito male? È quello che crede chi vorrebbe archiviare l’inchiesta. Non Nina. Che conosceva quell’uomo. E anche le sue abitudini sessuali. E quindi inizia a indagare, tra club di scambisti, citazioni letterarie, bigliettini, prostitute e… Scritto bene, avvincente, ben caratterizzato, appassionante, accattivante, ammaliante, intrigante: tutto questo, e molto altro. Da non perdere.

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“È una specie di magia”

E-una-specie-di-magiadi Gabriele Ottaviani

Di là dalla strada, un camioncino aveva accostato al marciapiede e qualcuno si sbracciava per attirare il suo sguardo. Era Andrea! Le stava chiedendo a gesti se voleva mettere il motorino nel retro del furgone e accettare un passaggio. Ecco perché non era morta e aveva potuto vedere il futuro! Aveva accettato di corsa. Il padre di Andrea era sceso dal furgone per aiutarli a caricare il Ciao. «Vada dentro signorina, ci penso io al motorino.» Lucia si era rifugiata all’interno del furgone ben riscaldato. Dal finestrino osservava le operazioni di carico, sperando che il suo cavallo non subisse danni. Poco dopo, stretti sul sedile a tre posti, si erano diretti verso casa. Il padre di Andrea faceva il contadino e consegnava ortaggi ai negozi in città (il Ciao era finito tra cassette di finocchi e cavolfiori). Era orgoglioso di quel figlio che avrebbe studiato, a differenza sua, lasciandosi alle spalle la faticosissima vita nei campi. «Io me lo sogno avvocato. O dottore.» «E Andrea non la deluderà, signor Ferri.» «E una bella famiglia numerosa. Voglio almeno tre nipoti» Ahia. «Be’, signor Ferri, la famiglia non è tutto. Cioè, è molto, ma i diritti civili, le coppie di fatto, sì insomma, la strada è ancora lunga.» Un silenzio curioso si era impadronito dell’abitacolo. Lucia era sicura che papà Ferri l’avesse presa per la compagna di classe del figlio con una rotella in meno. Stava cominciando a farci l’abitudine. L’avevano lasciata sotto casa. Era asciutta, ma preoccupata per quello che Valium Tozzi poteva aver detto ai suoi genitori. Aveva parcheggiato il motorino in garage e si era piazzata in cortile sotto la pioggia. Quando sua madre, poco dopo, aveva aperto la porta, si era trovata davanti un pulcino infreddolito. L’interpretazione del pulcino infreddolito, aveva concluso più tardi Lucia, era stata da Oscar e aveva decisamente accorciato il tempo della ramanzina.

Tornare indietro nel tempo. Per alcuni un sogno. Per altri, come chi scrive, un incubo. Ma se accadesse davvero? Cosa sarebbe in realtà? Cosa significherebbe rivivere le esperienze del passato con l’esperienza del futuro? Potrebbe essere un’opportunità per salvare il mondo, in barba ai paradossi spaziotemporali che chiunque abbia letto anche una sola delle avventure di Topolino e Pippo alle prese col marchingegno inventato da Zapotec e Marlin, professori che lavorano al museo di Topolinia, conosce a menadito? Si potrebbe cambiare il destino, lo scorrere del flusso delle cose? O sarebbe solo una tragedia rimanere imprigionati nelle pettinature à la Jem e le Holograms, tra brufoli, spalline, angusti banchi di scuola, sentimenti esagerati e genitori cui rendere conto? Lucia e Sandra, amiche da sempre, vivono questa avventura. È una specie di magia, di Daniela Grandi, giornalista e scrittrice, edito da Amazon Publishing, è fresco, frizzante, ironico, divertente, brillante. Da leggere.

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