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“Asciugati!”

41fumlmuENL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Questo non è un semplice luogo di vacanza…

Asciugati!, Gianni Raugi, Giovane Holden. Dopo la tempesta, dopo che si è rischiato d’annegare, dopo che, soprattutto, ci si è presi troppo sul serio, si è data importanza a questioni che non la meritano, perdendo viceversa di vista ciò che invece conta sul serio, è indispensabile darsi una bella asciugata. Lo dicono tutti, al porto, in quell’incantevole angolo di paradiso laddove i giovani si incontrano ancora come si faceva una volta, dinnanzi al mare, e lo sguardo di chi, più maturo, li osserva e li racconta ne coglie gli aneliti, le speranze, i sogni, le incertezze, i turbamenti, le fragilità, le aspirazioni, le vite, ognuna alle prese con mille paure da cui si cerca evasione guardando il mare. Lieve, credibile, intenso, il corale romanzo di Gianni Raugi è una ventata d’aria fresca.

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“Al risveglio”

31hTvMlWiGL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Suo marito non salutava mai, quando rientrava a tarda notte.

Al risveglio, Edoardo Luigi Giana, Giovane HoldenLa culla, Algor mortis, Partenogenesi, Felici, Bambole, Il canto della sirena, Il cimitero meccanico, Allo scartare dei doni, Nani da giardino. Il tema è, come del resto il titolo palesa in maniera a dir poco incontrovertibile, il risveglio, e i racconti sono dell’orrore. Che viene declinato, così come l’argomento centrale che connota tutte le variegate e ben caratterizzate prose, leggibili, intense e intriganti, sotto ogni punto di vista e secondo numerose sfumature, indagando il sottile confine tra incubo e delirio che alimenta le perversioni dell’inumana umanità. Interessante.

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“La notte del Quarto Stato”

51V-RgvMaWL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Oggi sono un immortale ma cosa me ne faccio dell’immortalità?

La notte del Quarto Stato, Giorgio Montanari, Giovane Holden. Giuseppe Pellizza di Volpedo ha dipinto una tela che è passata alla storia. Il Quarto Stato. Una vera e propria icona. Che però quando comparve alla quadriennale di Torino di centosedici anni fa non generò alcun entusiasmo. Anzi. Tanto che l’autore, animato da sempre da un fervore sacro per il suo lavoro, cadde in una crisi nera. Che Montanari, recuperando una lingua corale dal sapore antico e solenne, attraverso anche il carteggio e i diari dell’artista, tratteggia sulla pagina, affrontando emozioni, ossessioni, affetti, amori, passioni, gioie, dolori, delusioni, sconfitte, sofferenze e tenerezze, come dolcissima è la figura dell’adorabile e adorata, giovanissima, impossibilitata a studiare ma capace di una sensibilità impareggiabile, Teresa, la moglie. Da non perdere.

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“Settanta volte sette”

51QJBaZL0iL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il prelato si congedò sulla porta della dimora di un vecchio amico e i suoi occhi si velarono di lacrime.

Settanta volte sette, Luca Manfredini, Giovane HoldenIl regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello. E bisogna perdonare non fino a sette, ma fino a settanta volte sette (ossia sette alla settantesima, di fatto sempre, incessantemente, all’infinito, anche quando sei convinto di non potercela fare): così dice Gesù nella parabola del servo senza pietà che viene raccontata nel vangelo di Matteo. E il tema del perdono – e della Bibbia… – è centrale in questo romanzo che si apre con una telefonata, in una sera d’estate nell’incanto sensuale, torrido e seducente di Barcellona: l’ispettore Joaquin Delgado è avvisato da una voce contraffatta di un omicidio. Compiuto da chi gli sta parlando. Che si offre di dargli maggiori informazioni solo se Pablo Holguins sarà coinvolto nelle indagini. Holguins è uno scrittore, e l’assassino vuole che le sue gesta sopravvivano all’oblio. E così viene scoperto il cadavere di Antonio Suarez, pedofilo e stupratore: ma non è che l’inizio… Mozzafiato.

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“Ho deciso che devi morire”

41L6bezgwiL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei non aveva sporto denuncia. Lei aveva perso il bambino. Lui le era rimasto accanto tutta la notte.

Ho deciso che devi morire, Natalia Lenzi, Giovane Holden. Non è un caso. Una svista. Un eccesso. Un raptus. Un momento d’ira. Non si esce di casa col coltello se non si pensa di usarlo. Non ci si presenta a quello che dev’essere l’incontro chiarificatore armati. Non c’è errore. Non c’è follia. C’è dolo. Crudeltà. Brama di possesso. Criminalità. Volontà di delinquere. O mia o di nessun altro. Non è una donna. Non è una persona. Non ha libertà di decidere. È un oggetto. Una cosa. Una femmina. Da comandare. Sono racconti, quelli di Natalia Lenzi, tragici, dolorosi, importanti. Ben scritti. Perché è una guerra quotidiana. Una strage continua. E non si può né si deve mai tacere. Da leggere.

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“Attraverso i miei occhi”

41A-lg+CUpL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dove ritiene sia meglio infiltrarsi?

Lucifer’s legacy – Attraverso i miei occhi, Aurelio Arnaldino, Giovane Holden. Lord Novak è il capo dei licantropi, Vlad sovrintende i guardiani: Aurelius, invece, è un vampiro centenario,e  certo non gli mancano i sodali. Queste fazioni sono l’un contro l’altra armate, perché il mondo ormai non è più quello di una volta, quello che si è abituati a conoscere: e in tutto questo Rose Salinger dà la caccia a un killer che non ha pietà di nulla e di nessuno, e che forse è addirittura stato generato da una mutazione genetica dagli effetti terribili e devastanti. Rose, che è giovane. Rose, che guida l’unità anticrimini paranormali. Rose, anche lei una vampira… Simbolico e non scontato, ha un ottimo ritmo. Intrigante.

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“Occhi di marrone”

41dLQg8OXNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lui stilava l’Elenco.

Occhi di marrone, Iacopo Maccioni, Giovane Holden. Nella prima metà degli anni Quaranta del ventesimo secolo a Terezín si ritrovano moltissime persone, tra le quali un gran numero di intellettuali provenienti dai territori europei che in quel periodo sembrano non poter resistere in alcun modo all’orribile avanzata delle squadracce armate fino ai denti del Terzo Reich. Un tratto sostanziale accomuna gli individui che sono lì radunati: sono ebrei. Come Tsvi, Dvora, suo padre e Zeev, creature verosimili ritratte vividamente in questo affresco struggente che amalgama pienamente testimonianza e invenzione. Tsvi cerca gli occhi di Dvora tra gli uomini e le donne che fanno parte di uno degli ultimi convogli che lasciano Terezín, prima della liberazione. Tsvi, a Terezín, non ha preso, due anni prima, il treno per Auschwitz. Perché grazie ad altri occhi è stato baciato dalla salvezza. Dvora invece è giunta in quella che sin dal primo istante ha saputo incontrovertibilmente riconoscere come un’illusione e un inganno, una falsa città ideale, insieme al padre, sventuratamente sicuro per tutta risposta di essere viceversa divenuto proprietario di un appartamento in un’amena località di villeggiatura. Dvora è bella. È colta. Canta benissimo. Entra a far parte del coro che sta preparando un’esibizione per i gerarchi. E… Intenso.

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“Ombre”

51NHtb-K19L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ogni impegno che assumiamo ci cambia la vita, nel bene o nel male.

Ombre, Franco Pulzone, Giovane Holden. Alessandro è di Viareggio. Il suo matrimonio è fallito. Ha un figlio. Ha fame d’amore. L’inquietudine lo agita sempre. Ha tanti rimorsi. Ha tanti rimpianti. Elena è giovane. Belle. Bellissima. Dinamica. Intelligente. Non può che nascere una passione. Ma i fuochi che ardono rapidi, si sa, altrettanto velocemente si spengono. E del resto non si procede nella vita che per giustapposizione di contrari, non potremmo capire cosa sia bello se non avessimo l’esperienza del brutto, comprendere il dolce senza l’amaro, l’inizio senza la fine, la gioia senza il dolore, la luce senza l’ombra. E come ombre aderiscono tenaci all’idea di una felicità vagheggiata i protagonisti di questa storia intensa e onirica, da leggere.

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“Cara Sofia”

51qPOk+Q7VL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il famoso nichilismo aveva colpito anche lei.

Cara Sofia, Giovanna Torrisi, Giovane Holden. Milena e Sofia sono due sorelle. Hanno lo stesso sangue. Sono uguali. Sono diverse. Sono agli antipodi. Sono complementari. Laddove l’una è spigolosa, l’altra è accogliente, se una è disponibile l’altra si è chiusa ormai da tempo a riccio su di sé, per non stare ancora male, visto che ha tanto sofferto. Una di loro si ammala. All’improvviso. E per l’altra è il tempo di cominciare a riflettere, pensare, elaborare… Intenso e leggibilissimo, fa pensare e immedesimare ed emoziona.

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“Sotto il fiume”

51YHYOL8QJL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mattina dopo, il cielo era sereno e il sole caldo.

Sotto il fiume, Marisa Piccioli, Giovane Holden. Nina è figlia di un geologo e di una biologa marina e con Lisa e Andrea è in viaggio sulle coste tedesche del Mare del Nord. lì conoscono Anna. Anche lei è una ragazza. Che li guida nel parco naturale del Wattenmeer, dove esplorano il fondale del mare, detto proprio watt, e si tuffano in mille mirabolanti avventure. Ma il tempo, si sa, è un tiranno che tutto fagocita, ogni cosa finisce, e quelle belle, in ossequio a quanto detto da Bergson, che parlava più che di mero calcolo di secondi di estensione e durata, sembrano fuggire più veloci delle altre. Dunque… Per tutte le età, grazioso.

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