Libri

“Neanche l’inferno risponde”

51MFcDWcLnL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Quel portico a picco sul mare gli aveva sempre dato l’idea di un chiostro…

Neanche l’inferno risponde, Giorgio Ronco, Giovane Holden. Non si può scegliere dove nascere. Né da chi. Non siamo che dadi lanciati dal caso sul tavolo verde di un mondo che verde lo è sempre di meno. E che viceversa è sempre più rabbioso, infido, violento, insicuro, invidioso, volgare, pronto a giudicare: dalla parabola della trave e della pagliuzza non abbiamo imparato nulla, nemmeno la sintassi. Il nostro è un pianeta fatto di donne e uomini che cercano rifugio e sperano di trovare pace e felicità, un globo, o, forse, meglio, uno gnommero di interrogativi cui sovente la politica non sa, non può, non vuole rispondere. Pertanto ha gioco facile un’organizzazione segreta – nome in codice Orca blu – che cavalca la rabbia sociale e, impossessatasi di un’imbarcazione da guerra, addestra un equipaggio al solo fine di affondare i barconi dei migranti in rotta verso l’Italia. Ma… Deflagrante, sconcertante, tragicamente attuale, secondo classificato nell’edizione di quest’anno del premio letterario Pegasus Golden Selection: da non perdere.

Standard
Libri

“La Banda dei Pensionati”

610TLkUFnTL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

Sa perché non ho niente in casa? Perché non esco mai…

La Banda dei Pensionati, Franco Sorba, Giovane Holden. Da tempo Silvestro non vive più in Italia, ha una famiglia allargata che gli dà molti pensieri ed è giunto in una fase della vita in cui sovente si ritrova a tirare le somme, a fare dei bilanci, non sempre esattamente o del tutto positivi. La festa di fine anno organizzata dal gruppo di pensionati della banca dove ha lavorato per diversi anni è l’occasione per lasciare momentaneamente la Spagna e ritrovarsi più direttamente al cospetto del proprio passato, che gli lascia in bocca il retrogusto amaro della malinconia. improvvisamente, però, tutto cambia, e… Brillante, intelligente, ben scritto: da leggere.

Standard
Libri

“Ouro Preto”

71CQ1zi8OjL._AC_UL320_di Gabriele Ottaviani

È una storia lunga e dolorosa…

Ouro Preto, Pietro Montanari, Giovane Holden. Caduto Saddam, nell’anno del Signore duemilatré, come del resto sempre avviene allo schianto d’ogni regime, si giunge alla resa dei conti, che spesso passa anche per violenze, soprusi, vendette, rivalse, riscatti, razzie, saccheggi. Come quello perpetrato ai danni del Museo nazionale di Baghdad, scrigno ricolmo di tesori preziosi, infausta occasione che fa sì che un faccendiere arabo e un ufficiale americano intreccino i loro torbidi destini. Sedici anni dopo, Antonio Coco, capitano del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Parma, assiste casualmente all’omicidio di un imprenditore e si affida all’amico e collega Toni Cordell, responsabile italiano dell’European Bureau of Investigation and Recovery, per approfondire le indagini. Che ufficialmente, in questo loro quarto romanzo assieme, non riescono a cavare un ragno dal buco. Ufficiosamente, invece… Da non lasciarsi sfuggire per nessun motivo.

Standard
Libri

“Vertigine vermiglia”

81Hr4kHp4uL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Voleva cercare di lasciarle più segni possibili cosicché lei nel tempo potesse ricordarne almeno qualcuno…

Vertigine vermiglia, Alfredo Mirandola, Giovane Holden. Remo è giovane. Fa l’impiegato. Ha una vita semplice. Normale. Tranquilla. Un giorno, all’improvviso, resta vedovo. Deve crescere sua figlia. Per farlo chiede aiuto alla madre. D’un tratto però Remo inizia a cambiare: se è vero che ciò che non uccide rinforza, lui sembra incarnare pienamente questo adagio, confermarlo e dimostrarlo al di là d’ogni ragionevole dubbio. Appare molto più deciso, sicuro, coraggioso, padrone di sé, del proprio destino e delle proprie scelte. Ma… Intrigante, simbolico, intenso, avvincente, articolato, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, è un romanzo potente e solido.

Standard
Libri

“La stanza dei racconti”

81Mq-AJGwTL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non ho descritto Angela? Era bella.

La stanza dei racconti, Martino Sgobba, Giovane Holden. Io lavoro al bar di un albergo a ore / porto su il caffè a chi fa l’amore / Vanno su e giù coppie tutte uguali / Non le vedo più / manco con gli occhiali / Ma sono rimasto / lì come un cretino / vedendo quei due / arrivare un mattino / Puliti educati / sembravano finti / Sembravano proprio / due santi dipinti / M’han chiesto una stanza / gli ho fatto vedere / la meno schifosa / la numero tre / E ho messo nel letto / i lenzuoli più nuovi / poi come San Pietro / gli ho dato le chiavi / Gli ho dato le chiavi / di quel paradiso / e ho chiuso la porta / sul loro sorriso / Io lavoro al bar di un albergo a ore / porto su il caffè / a chi fa l’amore / Vanno su e giù / coppie tutte uguali / Non le vedo più / manco con gli occhiali / Ma sono rimasto / lì come un cretino / aprendo la porta / in quel grigio mattino / Se n’erano andati / in silenzio perfetto / lasciando soltanto / i due corpi nel letto / Lo so che non c’entro / però non è giusto / morire a vent’anni / e poi proprio qui / Me li hanno incartati / nei bianchi lenzuoli / e l’ultimo viaggio / l’han fatto da soli / Né fiori né gente / soltanto un furgone / Ma là dove stanno / staranno benone / Io lavoro al bar di un albergo a ore / porto su il caffè a chi fa l’amore / Io sarò un cretino / ma chissà perché / non mi va di dare / la chiave del tre… Così cantava Ornella Vanoni: e anche in quest’opera la protagonista è una stanza. Per la precisione però non la numero tre, bensì la centoventicinque. Siamo a Belluno, la fredda e nordica città che tanti anni fa ha accolto un giovane migrante meridionale, al suo primo incarico come insegnante: ormai ben maturo, l’uomo, nella solitudine di questa impersonale dimora, inizia a ripercorrere il film della propria vita, e… Intenso ed emozionante.

Standard
Libri

“Nonna Cioccolata”

91izGDD4F+L._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il matrimonio con Sara era stato la mia rovina…

Nonna Cioccolata, Franco Sorba, Giovane Holden. Italia è una località in Argentina. Per la precisione nel distretto di Tupungato. È lì che Maria Granda è emigrata, perché com’è noto i nostri connazionali hanno cercato eccome fortuna per intere ere della storia a bordo di scalcagnati bastimenti e non solo, checché ne dica qualcuno in pessima fede, dal Piemonte. È lì che ha gestito con piglio energico la hacienda. È lì che è morta centenaria. È lì che la sua famiglia allargata si riunisce. Del resto, quando c’è da spartirsi un’eredità… Ed è lì che i nodi vengono al pettine, tutti. Imbarazzanti connivenze e scottanti segreti, problemi di non poco conto, verità nascoste, che Sorba racconta con prosa ampia, elegante, scorrevole, appassionata e appassionante. Da leggere.

Standard
Libri

“La notte del perdono”

41RTSeUZKcL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Timorosa di doversi staccare definitivamente dalla nonna adorata aveva allora chinato il capo e accettato la soluzione luganese con madre alle calcagna. Avrebbe potuto vedere la nonna regolarmente e sua madre, lo sperava, si sarebbe ben presto stancata di farle la posta, tornandosene da dove era venuta. Questo era quanto si augurava. Adriana, da cui la proposta del collegio era partita, sperando di dissuadere sua nuora dal trasferirsi a Lugano, si mordeva le dita. Si era tirata la zappa sui piedi e non aveva raggiunto il suo scopo. Non le restava che continuare a negare con la nipote il suo coinvolgimento. Erano trascorsi quindici giorni da quando Arianna era entrata all’istituto e le si prospettava ora il primo fine settimana da trascorrere a casa. Guenda si era recata al Collina d’oro animata dalle migliori intenzioni. Voleva attendere la figlia, condurla a pranzo a Morcote, idillico paesino sulle rive del Ceresio, e poi chissà, dopo pranzo le avrebbe proposto di visitare il parco Scherrer, incantato e incantante. Avrebbero parlato della scuola, di come si stava integrando, quindi l’avrebbe condotta da Vanini per una coppa di gelato e le avrebbe comperato qualcosa di bello da indossare in qualche boutique alla moda, oppure… Aveva fatto mille progetti, era certa che sarebbe riuscita a riproporsi, a riscattarsi e sperava che in quelle due settimane il modo di ragionare di sua figlia fosse cambiato. Ma quando se la trovò dinanzi, con la borsa da viaggio gettata negligentemente sulla spalla e gli occhi che lanciavano dardi, capì che se un mutamento c’era stato non era a suo favore. Il pranzo a Morcote si rivelò un vero e proprio fallimento.

La notte del perdono, Nelly Morini, Giovane Holden. Arianna è piccola, e occuparsene richiede una dose considerevole di impegno che né Guenda né Roman, che finalmente sembrano aver superato gli ostacoli che erano stati frapposti sul loro cammino, ritengono di essere in grado di poter profondere: così la affidano alla nonna e continuano a girare per il mondo, interpretando sui più prestigiosi palcoscenici opere di successo scritte e dirette per loro – o meglio per lui, dato che ne è ancora invaghita – da Lucy. Gli anni però passano veloci, quasi non se ne rendono conto, e Arianna è ormai pressoché un’estranea: Guenda dunque decide di ritirarsi dalle scene, ma per Roman invece non è ancora giunto il momento, e Lucy è sempre lì, pronta a tessere trame. Nel frattempo anche un’altra vecchia conoscenza torna, in un certo qual modo, a farsi viva sulla scena di questa commedia umana e sentimentale che avvince e appassiona, l’ambiguo Giorgio, in quest’occasione assieme alla giovane e ingenua Mireille, fidanzata con il ricco rampollo di una famosa famiglia parigina, viziato e, quel che è ancor assai più grave, violento: ma… La scrittura di Nelly Morini ha il dono d’essere chiara, limpida, ben caratterizzata, mai banale o sopra le righe, classica e accessibile senza asperità, rilassante, coinvolgente e convincente. Da leggere.

Standard
Libri

“La vita è un’eterna poesia”

51efIw8yLnL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La poesia è vita,

pensiero, anima.

La vita è un’eterna poesia, Daniela Conti Benassi, Giovane Holden. Chi siamo, da dove veniamo, verso quale meta siamo diretti, più o meno consapevolmente, chi ci rimarrà accanto in questo viaggio, chi ci abbandonerà, chi lasceremo più o meno nostro malgrado, come affronteremo le prove che inevitabilmente ci ritroveremo, come pietre d’inciampo camuffate da ciuffi d’erba dispettosi, sul nostro cammino? Le domande che ci si pone, in fondo, sono più o meno per tutti sempre le stesse: la vita è davvero ciò che ci accade mentre siamo in ben altre – e ben meno importanti – faccende affaccendati, il dolore e la morte sono sempre presenti, l’amore è l’unica risposta, la sola salvezza. Intima è la prosa di Daniela Conti Benassi, dolce e raffinata, che induce alla riflessione.

Standard
Libri

“Una sana follia”

41ZiTKP672L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cosa c’è di più meraviglioso dell’amicizia e dei sentimenti di gratitudine?

Una sana follia, Gaetano Cinque, Giovane Holden. Rassegnarsi alla perdita non è facile. Viviamo, e anche se sappiamo che non è vero, ci ripetiamo comunque di continuo l’illusione d’eterno nella quale ci crogioliamo per consolarci dalle nostre paure. Speriamo costantemente in un per sempre impossibile. Abbandonare l’amore ci dà pena, ma è nella sua natura finire. Tutto ciò che ha vita muore, è ineluttabile. Gli animali domestici sono per molti un affetto sincero, una compagnia, una cura per la solitudine e la depressione. Di norma però il loro cammino sulla terra è più breve di chi li ama riamato di un calore che non si può spiegare e che chi non prova non può capire. Riccardo ha perso Tess, la sua adorata golden retriever, e all’inizio non ha la benché minima intenzione di prendere un altro cane: ma poi arriva Teddy, e… Ironico e filosofico, è un delizioso e tenero gioiello.

Standard
Libri

“Imago vocis”

51tLVhF-ZTL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho voglia di vivere, divertirmi, amare…

Imago vocis, Franco Sorba, Giovane Holden. Il concetto di immagine è intimamente connesso al senso della vista. Quello della voce, invece, a uno degli altri viatici attraverso i quali è consentito all’individuo di avere contezza del mondo, l’udito. Già nel titolo dunque ci troviamo di fronte a un’ambivalenza. Non a un’ambiguità, ma a una possibilità eventuale, quella di percorrere sentieri diversi, autonomi, unici per arrivare a comprendere davvero ciò che più ci sta a cuore, a elaborare il lutto, il dolore, la sofferenza, il male di vivere. Che ci sorprende sempre nudi, soli, indifesi. In modo limpido e tratteggiando personaggi umanissimi e credibili Sorba, tra lirica concretezza e soffusa allegoria, conduce il lettore in un viaggio dell’anima raffinato e intenso.

Standard