Libri

“Sessantotto”

31EmVsQ63eL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli stessi studenti presero le distanze dal marxismo.

Sessantotto – La festa della contestazione, Agostino Giovagnoli, San Paolo. Come tutto il passato sembra sempre bellissimo. Spesso ciò è solo dovuto al fatto che eravamo più giovani quando lo abbiamo vissuto, perché in realtà di norma così come sono le stesse, sovente, le domande che l’essere umano si pone, non mutano di molto mai nemmeno le risposte. Ma certo è che il Sessantotto, di cui ricorre il cinquantenario, con tutte le sue storture e frustrazioni, e nonostante sia stato tradito, è stato un momento di fondamentale importanza, cui ancora oggi si deve molto per quel che concerne i diritti civili, che non devono mai essere dati per acquisiti e in merito ai quali comunque c’è ancora tantissima strada da fare, ma non solo. Va però indagato per completezza anche da un punto di vista sinora poco frequentato, ossia quello dell’esegesi attraverso l’ottica dell’incontro con l’altro, del confronto, della richiesta di nuova autenticità, dell’aspirazione al trascendente. Questo libro lo fa. Da leggere.

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“Il caso Moro”

41u6tyFJhxL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quello che è accaduto va al di là delle parole. Abbiamo esaurito ogni capacità di commento.

Il caso Moro – Una tragedia repubblicana, Agostino Giovagnoli, Il Mulino. Le parole della citazione riportata in calce sono state pronunciate da Italo Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno, Ultimo viene il corvo, Il visconte dimezzato, L’entrata in guerra, Fiabe italiane, Il barone rampante, Il cavaliere inesistente, La giornata d’uno scrutatore, La speculazione edilizia, Marcovaldo, Le cosmicomiche, Ti con zero, Gli amori difficili, Le città invisibili, Il castello dei destini incrociati, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Palomar) all’indomani del rapimento, in quel di Roma, a via Fani, il sedici di marzo del millenovecentosettantotto, di Aldo Moro, statista democristiano che fu poi ritrovato morto, come del resto i suoi agenti di scorta già sventuratamente negli atroci attimi del sequestro,  nel bagagliaio di una Renault 4 il nove di maggio dello stesso anno di fronte alla biblioteca nazionale di storia moderna e contemporanea, in via Michelangelo Caetani, sempre a Roma, a metà strada tra la sede del primo partito di governo, la già nominata Democrazia Cristiana, e quella del primo partito di opposizione, il partito comunista, il più grande e votato di tutto l’occidente. E suonano come quelle d’una celebre poesia: e come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore? Perché naturalmente molto si polemizzò in quei frangenti drammatici anche in merito al ruolo degli intellettuali, spesso vicini alla sinistra – e i terroristi, persone dall’apparenza assolutamente normale e anonima, finanche assistenti sociali ritenuti di grande bravura e sensibilità da chi, ignaro, li conobbe e affidò loro i propri figli, erano brigatisti rossi – e per questo, sovente strumentalmente, accusati di non levare la propria voce in maniera abbastanza stentorea contro chi minava la democrazia. Del resto la linea della fermezza e dell’inammissibilità della trattativa con i criminali, che avrebbero avuto la strada spianata per fare il bello e il cattivo tempo in lungo e in largo nel paese se avessero ottenuto anche solo un minimo risultato, si scontrava con quella della trattativa. Ma certo Craxi non era Antigone, il calcolo politico sulla pelle di un uomo e di un padre di famiglia che cinicamente molti consideravano già morto, per lo meno politicamente, sin da poche ore dopo il rapimento, quando ancora non si sapeva dove fosse, ha giocato un ruolo fondamentale nella vicenda. Una pagina nerissima della nostra storia, che ha cambiato per sempre l’Italia. Giovagnoli parla di questo. Tutto questo. E molto altro. Da non perdere.

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“Io sono Mia”

51y96H0VBWL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono un bel po’ disperata, in effetti!

Io sono Mia – C’è bisogno di coraggio per essere fragili, Max Giovagnoli, Newton Compton. Tutti ti dicono che non c’è nulla di male a chiedere aiuto. È una frottola. Se stai male tutti ti evitano. Perché la tua sofferenza li disturba. Essere deboli nel nostro mondo è una colpa. E ce n’è persino un’altra peggiore. Essere tristi. E quindi ci vuole un coraggio enorme per esporsi al ludibrio e alla falsità altrui, alla furia degli elementi, quattro, terra, acqua, fuoco e aria, come le parti, che ne portano il nome, in cui è diviso questo bel romanzo a più voci che racconta la storia di Mia. Che ha diciott’anni. E il volto deturpato da una cicatrice. Vive in una casa famiglia. La mattina va a scuola. La sera lavora. È del tutto indipendente. Del resto, può contare solo su di sé. Ma nessuno può nemmeno sfiorarla. Andrea, invece, sembrava inarrestabile e invincibile. Finché un giorno non ha avuto un incidente. E… C’è una fame d’amore incredibile alla base di questo romanzo, raccontata con forza sincera e credibile: da leggere.

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