Libri

“Oggi è il giorno giusto per dare una svolta alla tua vita”

41jc+8oGJNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Chi dice amore dice alterità: l’altro è un altro…

Oggi è il giorno giusto per dare una svolta alla tua vita, Raphaëlle Giordano, Garzanti, traduzione di Sara Arena. Non è mai troppo tardi per essere ciò che vuoi essere, si sa, e siccome il presente in un attimo è già passato e il futuro ancora non esiste non si può perdere tempo, anche perché è una divinità che tutto fagocita, e che scorre in una sola direzione: quella che non sa prendere Meredith, il cui compagno mette di fronte a una scelta. Finché la sua migliore amica non le regala un taccuino e l’opportunità di un viaggio di sei mesi intorno al mondo. Un’esperienza che, com’è inevitabile, la cambierà… Brillante, lieve ma non superficiale, ben scritto, piacevole.

Standard
Libri

“Io, Daniela”

fdbdbs.PNGdi Gabriele Ottaviani

Il mio primo set – Una volta, in teatro di posa, alla fine della scena in cui urlo quando entra la zia in camera da letto, uscirono tutti, anche gli elettricisti, per andare a preparare la sequenza successiva. Io mi ero soffermata un attimo di più nella stanza perché dovevo raccogliere le scarpe e il beauty-case che avevo messo sotto il letto per non farli vedere nell’inquadratura. Franco, che prima stava dietro la macchina da presa in attesa della scena successiva, mi si avvicina di soppiatto e, mentre sono rivolta verso il letto, mi spinge da dietro facendomi cadere riversa sul talamo. Io, come un gatto infuriato, faccio una torsione con il corpo e sbatto lui sul letto. Era piccolino, per me è stato facile, non si aspettava quella reazione. Poi gli afferro i capelli per il ciuffo e gli sbatto la testa sulle volute della testata in ottone del letto. Franco mi dice con gli occhi sbarrati: “Basta! Stavo scherzando!”. Lo lascio andare, raccolgo velocemente le mie cose e me ne vado. Sento lui a mezza voce che mormora: “Ma è pazza?”. Non ne abbiamo mai parlato. E i nostri rapporti sul set sono stati improntati a un’estrema educazione. Non l’ho mai raccontato a nessuno. Oggi però vorrei giustificarmi per quella eccessiva reazione. Avevo appena vent’anni (che non erano i vent’anni delle ragazze di oggi!). Ero a Roma e vivevo da sola. Era il mio primo film. E se quella era un’avance, devo dire che non ne ho mai ricevute di simili, neppure negli anni successivi della mia carriera. E poi avevo paura. Tutti in famiglia mi avevano detto che il cinema era terribile, pericoloso, che c’era tanta droga, che una ragazza come me se la sarebbero mangiata in un boccone. Non avevo dato retta a nessuno e mi sarei mangiata i gomiti pur di non dover dare loro ragione. Franco non poteva sapere cosa c’era dietro quel visetto imbambolato e ne ha pagato le conseguenze. In fondo mi dispiace. Comunque, devo dire che su queste cose non ho mai avuto un grande senso dell’humor. Non posso dire molto di Giorgia Moll, tranne che mi piaceva e che la consideravo un’attrice famosa. L’avrò vista solo un paio di volte sul set perché non avevo scene con lei. Mi sembrava una donna bellissima, molto disinvolta. Pareva conoscere tutti. Non ho avuto occasione di parlarle. Al massimo ci siamo dette “buongiorno”. Jean Valmont per me era uno sconosciuto. Mi sono trovata bene a lavorare con lui. Era molto professionale. Ma non sapendo nulla dell’ambiente, all’epoca non pensavo in termini di professionalità, credevo fosse una cosa normale. Secondo gli standard (i ragazzi della mia età) a cui ero abituata, lo consideravo un signore affascinante. Sapeva che era il mio primo film ed è stato sempre molto gentile con me.

Io, Daniela, Daniela Giordano, Il foglio. Siciliana, figlia di un funzionario di banca, ha studiato lingue, ha preso parte a numerosi film, ha cessato definitivamente la sua carriera d’attrice nel millenovecentoottanta, quattordici anni dopo la sua elezione a Salsomaggiore, diciannovenne, come Miss Italia, ha vinto premi giornalistici, ha scritto trattati, ha lavorato nel campo degli impianti pubblicitari negli aeroporti, ha studiato astronomia, parapsicologia, ufologia, ha recitato per Dino Risi, Sergio Martino, Mario Bava, Paul Naschy, Giovanni Grimaldi, Ciorciolini, Fregonese, Zingarelli, Klimovsky, Caiano, Corbucci, Carnimeo, Olsen, ha fatto questo e molto altro ancora: e ora ha raccontato la sua storia. In modo brillante, interessante, avvincente. Da leggere.

Standard
Libri

“Le arti applicate”

41dWeAgmhUL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La diretta esclude uno dei mezzi fondamentali del linguaggio cinematografico, il montaggio.

Le arti applicate, Serena Giordano, Il Mulino. In realtà la dicotomia ha un’origine antica: a chi non è capitato per esempio se ha avuto l’occasione di leggere o anche semplicemente di sfogliare un manuale di storia dell’arte di imbattersi nella definizione di arti minori in riferimento, per esempio, all’oreficeria? Manufatti preziosissimi che fanno infatti splendida mostra di sé in molti musei sono spesso considerati, perché concretamente prodotti d’artigianato, qualcosa, nonostante spesso i materiali siano preziosissimi e la fattura assai raffinata, di serie B rispetto, che so, a una scultura propriamente detta. In tempi decisamente più recenti sorte simile occorre alle opere di illustratori, scenografi e designer, considerate non arte pura ma arte applicata: ma ha senso questa distinzione? Cosa significa davvero questa espressione? Serena Giordano, con dovizia di particolari e rara chiarezza, lo spiega.

Standard
Libri

“I ciechi dai ghetti ai diritti”

51xQpvaMClL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli ideali del fondatore: autonomia, dignità, integrazione, cura dei diritti di ciascuno.

I ciechi dai ghetti ai diritti – L’Istituto David Chiossone dal 1868 al 2018, Alberto Giordano, Mirella Pasini, Il Mulino. Il dono della vista è certamente fondamentale: c’è chi ne è privo, e quindi ha, com’è ovvio, delle forti difficoltà nella vita di tutti i giorni, e pertanto necessita di assistenza. Ma soprattutto forse ciò che è ancora più importante per una persona con una diversa abilità è l’accoglienza, l’integrazione nel consesso comune, per non sentirsi, afflizione che addolora chiunque si trovi in una condizione di alterità rispetto alla maggioranza, diverso e dunque emarginato, escluso. David Chiossone, intellettuale protagonista della vita politica, letteraria e scientifica di Genova – dove l’istituto fondato sette anni dopo l’unità d’Italia ha sede da un secolo e mezzo, tempo nel corso del quale si è evoluto insieme al contesto in cui si trova, e il volume, fondato su una puntuale ricerca documentaria, amalgama efficacemente la dimensione locale con quella globale – e del risorgimento, aveva un progetto. Realizzato. Una storia da conoscere.

Standard
Libri

“La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola”

9788811671060_0_0_300_80.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fiducia, Camille. “Con il tempo e la pazienza, la foglia del gelso diventa seta”.

La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola, Raphaëlle Giordano, Garzanti, traduzione a cura di Sara Arena. Non è mai troppo tardi per essere quel che avresti voluto essere, come si suol dire. Non è mai troppo tardi per essere felici. Per essere liberi. Per trovare pace. Per fare quello che si vuole. Non per egoismo. Per sopravvivenza. Per essere migliori. Per fare del bene a sé e conseguentemente anche agli altri. Non è mai troppo tardi per smettere di farsi problemi inutili, di lasciarsi andare all’ansia, di essere preda dello sconforto. Quando meno te lo aspetti, la vità può certo giocarti un tiro mancino, ma anche offrirti l’occasione, la soluzione, l’opportunità. Camille ha la macchina rotta. È sotto il diluvio. Non può chiamare nessuno. Claude si palesa. La aiuta. È un ambasciatore della felicità. E la vita di Camille cambia per sempre… Un inno alla vita, alla pienezza, alla forza, al coraggio, al cambiamento.

Standard
Libri

“Liberi da interessi”

liberi_1000pper_sito_xdi Gabriele Ottaviani

Più piccolo è il DEBITO PUBBLICO, meno INTERESSI bisogna pagare.

Liberi da interessi, Carlo Giordano e Luca Giovanni Piccione, Dissensi. Più sono impegnativi gli argomenti, più è bene porsi come obiettivo primo e fondamentale la chiarezza. La semplicità. In modo che tutti possano capire. In modo che non esista ambiguità. Che è parente stretta del sotterfugio. Dell’inganno. Della manipolazione. Della frode. Della disonestà, intellettuale e non solo. Dell’ignoranza, intesa in senso etimologico come vera e propria mancanza di conoscenza. Chiedeva sempre Denzel Washington in Philadelphia che i concetti più spinosi e articolati gli venissero spiegati come se fosse un bambino. Dice già tutto il sottotitolo del libro, bello, interessante, importante, che fa riflettere, pensare, capire, che pone domande e propone soluzioni in merito a una condizione che determina conseguenze più che significative sulla vita quotidiana di ognuno di noi: Il debito pubblico italiano spiegato ai bambini, ai ragazzi e anche ai loro genitori. Perché in effetti è intuitivo, e soprattutto lo si capisce da ciò che di tangibile avviene ogni giorno intorno a noi, che l’ingranaggio non sia proprio ben oliato, anzi, che il meccanismo si inceppi, che stritoli sempre i più bisognosi, gli ultimi, gli emarginati, che le lame del paio di forbici della sperequazione sociale siano sempre più lontane l’una dall’altra, che ci si trovi come tra le spire di un boa, centrifugati nell’abbraccio di un gattino che non riesce a non mordersi la coda, ma vedere scritto nero su bianco incontrovertibilmente che gli interessi, sassolini che si tramutano in valanghe nello spazio di un sospiro, che lo Stato paga sui suoi titoli provengono dalle nostre tasse, che il tasso di interesse è un meccanismo finanziario che trasferisce ricchezza dai più poveri ai più ricchi e che se lo Stato fosse del tutto libero da interessi il debito pubblico che pende sulle nostre teste come la più proverbiale delle spade di Damocle sarebbe risanabile in un paio di decenni fa indubbiamente sensazione. E tutto questo è spiegato in pratica in forma di fiaba. Dove è evidente che non manchino i cattivi. Un vero e proprio investimento per il mondo che verrà.

Standard