Libri

“I benandanti”

di Gabriele Ottaviani

Il ragazzo è circondato quindi da una fama di magia e di misterioso potere…

I benandanti, Carlo Ginzburg, Adelphi. Il mondo rurale è ancestrale, atavico, superstizioso, leggendario, mitico, inestricabilmente legato alla fertilità della terra, alla ritualità delle stagioni, alla ripetizione di gesti che tessono la trama delle abitudini, dei riferimenti, dell’identità, immanente e al tempo stesso permeato da un anelito di trascendente, che cerca un senso e comprensione laddove tutto, pur nella concreta apparenza, sembra, a tratti, sfuggire, tanto si resta stupefatti di fronte al miracolo della beltà nascente: è nella natura umana aspirare al meglio, alla perfezione, al bene e al benessere, è innato anche cedere, di tanto in tanto, al pettegolezzo e al pregiudizio, ogni comportamento è un tassello d’un mosaico più grande. Le testimonianze di questi contadini friulani vissuti a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo sono potentissime e al tempo stesso allegoriche, sintesi mirabili della condizione umana, fragile e malsicura, perennemente lacerata dal dissidio fra essere, dover essere e poter essere: l’opera di Carlo Ginzburg dipinge l’inquisizione con tinte vivide e mette nero su bianco un’inchiesta nei meandri dell’anima.

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Libri

“Il formaggio e i vermi”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ancora una volta l’ardente memoria di Menocchio aveva fuso, trasposto, riplasmato parole e frasi.

Il formaggio e i vermi, Carlo Ginzburg, Adelphi. Ha quarantatré anni, ma come ogni classico – oltretutto in questo caso si è aggiunta una nuova postfazione – non invecchia mai, tutt’altro, anche perché nel frattempo ha avuto una fortuna formidabile in tutto il mondo, fuori dall’ordinario com’è la figura protagonista di questa intensa, avvincente, avvolgente, ammaliante, trascinante, poderosa narrazione tradotta in decine di lingue. La storia, raccontata senza avere remore nell’attingere dagli archivi di una delle più feroci istituzioni della storia, che quasi paradossalmente danno proprio loro in prima persona voce a coloro che non solo non l’hanno mai avuta ma si preoccupavano di tacitare, un grande e raffinato intellettuale, è quella di Domenico Scandella detto Menocchio, un umile mugnaio del Friuli messo a morte dall’Inquisizione alla fine del sedicesimo secolo. Imprescindibile, oltre che splendido sin dalla copertina.

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“Buongiorno mezzanotte, torno a casa”

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Che lo si ami o invece non lo si sopporti più, l’essere lontani da “casa” fa soffrire. In casi più fortunati, genera una malinconia traducibile in parole – dove la distanza gioca funzione di “fecondo tormento”, e l’inventare scorre e fluisce, parallelo al nostro re-inventarci altrove, in territori stranieri. Altrimenti è pena muta, nel tempo anche sorda (sorda a se stessa). Quella fu la prima volta in cui capì: lo sgomento esterrefatto della donna è la nuova maturità che incomincia quel giorno per lei.

Buongiorno mezzanotte, torno a casa (appunti su espatrio e creatività), Lisa Ginzburg, Italosvevo – Gaffi. Nostalgia, resilienza, sradicamento, lontananza, fantasia, immaginazione, ricordo, estraneità, quel giusto distacco che consente di vedere le cose per quello che sono, attraverso la prospettiva che meglio ne definisce l’ampiezza, la memoria e i suoi proteiformi inganni, la percezione distinta di un’assenza, di una carenza, di una necessità che si fa sempre più forte mentre il tempo passa, gli anni si assommano gli uni agli altri, depositandosi come granelli di sabbia sul fondo di una clessidra che nel momento in cui sarà capovolta rappresenterà soltanto una fine e non più un inizio, perché è impossibile cambiare direzione a una freccia nel momento in cui oramai è stata scoccata: sono questi solo alcuni dei tasselli che compongono il raffinato e splendente mosaico della prosa di Lisa Ginzburg, scrittrice, traduttrice e filosofa che non ha vissuto né vive sempre e da sempre nel medesimo luogo (conta ben diciannove traslochi nella sua esistenza fino al momento in cui scrive), e che indaga attraverso una trama raffinatissima di riferimenti e con sapida e meditabonda souplesse, tra diario, romanzo e saggio, i moti contraddittori – il titolo, splendido, spiega già tutto – dell’animo – di ogni animo, tant’è che la letteratura, da Joyce ad Anna Maria Ortese, fornisce una messe, qui riportata, variegatissima di esempi: del resto, chi scrive racconta l’essere, e tenta di rispondere alle domande che tutti ci poniamo in cerca di un senso – che si sviluppano attorno al concetto fisico e morale, reale e intellettuale, politico, sociale e culturale di altrove, che è la rappresentazione, in fondo, di quello che siamo, che vorremmo essere, che vorremmo che il prossimo pensasse che noi siamo. Da non perdere.

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“Per amore”

libro-per-amoredi Gabriele Ottaviani

Rimase due mesi sola. La famiglia di Ramos era una grande tribù, chiusa in se stessa e ignara di cosa fosse la discrezione. Non con lei in quella fase però. Diversamente da quando sarebbero diventate i suoi parenti acquisiti, e le mutate simmetrie avrebbero avvelenato i loro scambi in modo irrimediabile, ora – senza pesarle in nessun modo – quelle stesse persone la proteggevano. Sollecite senza disturbarla, affettuose ma senza opprimerla. Condizioni ottimali le sue. C’era l’agio di sentirsi al sicuro, sola ma non sola, libera senza però esserlo del tutto. E l’indipendenza di quel tempo in cui visse senza Ramos a Pedra Forte sarebbe rimasta il tesoro più prezioso trovato in Brasile.

È giovane. È bella. È italiana. È documentarista. Vive a Parigi. È in trasferta. Per lavoro. Incontra lui. è giovane. È bello. È brasiliano. Fa l’attore. Danza, anche. Si chiama Ramos. È l’inizio di una lunga storia d’amore. Sono diversi. Lontani. Lei, in particolare, deve competere col resto del mondo, che non può, ognuno a suo modo, non amare con vibrante gelosia Ramos e il suo turbinio di sensualità. Amici, parenti, attori, allievi. Tutti. Inoltre il mondo da cui lei viene è agli antipodi rispetto a quello di lui, chiuso come un’ostrica. Gutta cavat lapidem, si dice. E il matrimonio va. Ma il non detto è come l’ombra, esplode quando meno te l’aspetti. E niente può essere più come prima. Passione e perdita vanno a braccetto nell’intenso romanzo di Lisa Ginzburg, Per amore, edito da Marsilio. Travolgente come un’onda.

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