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“Rivincite”

41RNVnxEBkL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

Rivincite – Lo sport che scrive la storia, Rudi Ghedini, Paginauno. La frase tradizionalmente attribuita a Winston Churchill dice molto di noi. Del nostro modo di agire, naturalmente senza trascurare il fatto che ogni generalizzazione è sempre figlia di un pregiudizio, e in ogni caso sbagliata, fuorviante, incompleta, capziosa. Del resto però va detto inoltre che, per citare Arturo Graf, solo chi cadde può dare altrui l’edificante spettacolo del rialzarsi. E nulla esiste al mondo di più edificante dei veri valori dello sport, che sempre premia il merito e la competizione leale, quelli che rendono tali i campioni, personalità formidabili che fanno la storia e che quindi possono fungere da portavoce per istanze di enorme rilevanza dal punto di vista etico, civile, sociale, culturale, politico, morale, donne e uomini come Jim Thorpe, Cathy Freeman, la straordinaria atleta aborigena, Althea Gibson, Muhammad Ali, che preferì il carcere alla guerra e che non si abbatté nemmeno dinnanzi al Parkinson, Garrincha, che non fu vinto neanche dalla polio, Nadia Comaneci, fuggita all’ovest dalla Romania dell’orrenda dittatura e il cui dieci alle parallele asimmetriche in quel delle Olimpiadi di Montreal, quarantadue anni fa, fece sobbalzare l’universo mondo e mandò in tilt i tabelloni dei punteggi, che non erano programmati per un voto a due cifre, ritenuto fino a quel momento impossibile, Alice Milliat, Jonah Lomu, Jackie Robinson, Jürgen Sparwasser, Kareem Abdul-Jabbar, Diego Armando Maradona, l’angelo dalla faccia sporca, Florence Griffith, Gretel Bergmann, Georges Weah, che finalmente è riuscito a coronare il suo sogno di diventare presidente della Liberia, Colin Kaepernick, Peter Norman… Una pinacoteca di ritratti vividissimi: da non lasciarsi sfuggire, per tutti gli appassionati e non solo per loro.

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