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“I quattro cantoni”

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Non riuscivo più a ricordarli, erano scivolati dalla mente via come la cera dalle candele.

I quattro cantoni, Gabriella Genisi, Sonzogno. Poche cose appaiono oggettivamente più romantiche di una notte d’amore in una casetta di pescatori in riva al mare a Polignano, e Lolita, che ora ha un nuovo amore, mentre quello per la giustizia non ha bisogno di essere rinfocolato, dato che la accompagna da sempre (non a caso è una commissaria di pubblica sicurezza), si gode la passione, le stelle, l’abbraccio del suo uomo. Tra pochi giorni sarà San Nicola, e a Bari vuol dire inizio dei festeggiamenti, luminarie splendenti, Natale. Ricorrenza che un uomo non festeggerà: a pochi chilometri da Lolita un uomo viene orrendamente ucciso. E non passa molto tempo che una Mercedes, per eludere un posto di blocco, finisca per schiantarsi. Gli occupanti, padre e figlio, rom, rendono l’anima a Dio: il DNA di uno di loro è sulla scena dell’altro delitto. Il caso sembra chiuso, la scusa per dare libero sfogo a un bel po’ di malsano razzismo è servita: peccato che Lolita, per parafrasare una celebre frase formulare tipica di un suo collega, non se ne faccia persuasa, e… Gabriella Genisi scrive sempre benissimo: qualora aveste bisogno di una conferma, questo libro gustoso, avvincente e piacevolissimo ve la fornisce chiaramente. Da non farsi scappare.

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“La teoria di Camila”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il titolare dell’immobiliare sotto casa tua guardava la scena dal marciapiede, fumando e ridacchiando tra una boccata e l’altra. Poi accadde un fatto. Ho la scena davanti a me anche adesso. Come quella di un pessimo film. Lui le offre di parcheggiare al suo posto. Lei esce dall’abitacolo, aspira la sigaretta ancora a metà che il tizio le infila tra le labbra. Ride, gli soffia il fumo in faccia. Lui sistema la macchina, esce, le porge le chiavi facendole dondolare davanti al suo viso. Tua moglie atteggia le labbra come per un bacio. Ho la nebbia davanti agli occhi. Sento freddo, le gambe non si muovono più. Li seguo con lo sguardo. Carlotta entra nel portone, si guarda intorno, lo accosta piano. Lui gira il cartellino dietro il vetro, chiude l’agenzia e la segue dopo pochi minuti. Sono rimasto ad aspettare, cronometrando il tempo fino a quando il giovanotto è tornato al suo posto. Dopo quarantatré minuti di adulterio distratto in pausa caffè. Un uomo comune sai. Un venditore impomatato con il cravattone blu elettrico, il fazzoletto nel taschino e le scarpe lucide con il mezzo tacco. Eppure aveva buttato all’aria ogni mio piano, e molto altro. La scena si ripeté nei giorni a seguire. Tua moglie e quell’uomo avevano una relazione, non c’erano dubbi.

La teoria di Camila, Gabriella Genisi, Giulio Perrone editore. Normale è che avvenga. Innaturale è il contrario. Tant’è che non si può definire. Se un genitore perde un figlio non è. Non c’è la parola. Non si chiama. Non si dice. Se un figlio perde un genitore è un orfano. E rientra nell’ordine pietosamente spietato delle cose. Ed è, per inciso, il momento nel quale definitivamente la crescita si completa. La spinta, l’ultima, giù nello strapiombo della vita vera, quella il cui volto è connotato dalle lentiggini delle responsabilità. Marco, un ingegnere romano, preso dalla sua esistenza, una sera dopo una partita di calcetto riceve da Camila, la badante di suo padre, la notizia che quel genitore di cui ha ancora bisogno e che non è pronto a lasciare andare, benché se ne occupi praticamente più un’estranea, non parente, non affine, non consanguinea, ma tenera compagna e compagnia, di lui, se n’è andato. E sarà proprio quella donna, tramite necessario ma al tempo stesso simbolo del distacco, ad aiutarlo ad affrontare quella lunga notte, il tempo dell’elaborazione. Intenso.

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“Dopo tanta nebbia”

5187KtFsmkL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il dottore sorrise triste. «Brava, dottoressa, proprio quella. Basta un colpo di vento a staccare la foglia, o un colpo di fucile a far morire il soldato. Ecco, io mi sento così. Foglia o soldato, poco importa.» Non seppi dirgli nulla, gli strinsi solo la mano con affetto, e d’istinto lo invitai a pranzo fuori. Ero convinta che, dopo giovedì mattina, qualcosa di spiacevole sarebbe accaduto, anche se neanch’io sapevo cosa. Speravo in qualche modo di prepararlo, di regalargli un breve momento di serenità. Mentre attraversavamo la strada, lo presi sottobraccio e in quell’istante pensai a come, ancora dopo tanti anni, mi mancasse mio padre. Mi era sempre mancata la mia infanzia con lui, ma adesso cominciava a mancarmi la sua vecchiaia.

Dopo tanta nebbia, Gabriella Genisi, Sonzogno. Lolita Lobosco è barese. È bella. È affascinante. È giovane e brava. Tanto che viene promossa e diventa questore. E quindi viene trasferita. A Padova. Lascia il mare per la bruma. Si sente sola. Il lavoro è duro. L’ambiente non è affatto alla mano, con i colleghi non lega. Certo, il suo talento investigativo non ha bisogno di presentazioni, ma un doloroso caso di bullismo (un ragazzo scompare da un prestigioso liceo e nessuno, come al solito, ha visto né sentito nulla) le dà una bella gatta da pelare. Per fortuna c’è Giancarlo con lei, ma poi arriva il ritorno nella luce del Mediterraneo, un altro caso, e… Si legge con facilità impressionante perché ha ritmo e brillantezza da vendere, è semplice ma mai banale. Diverte e intriga: un romanzo giallo dai contorni che si sfumano nel rosa dei turbamenti di una giovane detective dal nome nabokoviano che non lascia niente di intentato pur di arrivare, qualunque essa sia, alla verità.

 

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