Libri

“Toyboy”

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Sarah trascorse una brutta notte, tendendosi al minimo rumore nel terrore che Jake la raggiungesse. Il pensiero che lui la obbligasse a comportarsi di nuovo come una prostituta, per il proprio esclusivo piacere, la terrorizzava al punto che non riuscì a chiudere occhio. Per fortuna non accadde.

Toyboy, Laura Gay, Newton Compton. Sarah ha davvero tutto quel che si possa desiderare: è giovane, bella, amata e straricca. Ma sembra che ogni cosa stia per svanire, sotto i colpi di un’astiosa vendetta giunta dal passato. Un uomo di bellezza, fascino ed erotismo irresistibili, sfacciato e dissoluto, il più ambito escort di Londra, viene ingaggiato da una persona potente e molto danarosa per spezzarle il cuore. Ma nemmeno lui immagina che… Appassionante, intrigante, sensuale.

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“Donne difficili”

71T43hkt8xL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi sono trasferita per due anni sull’orlo del mondo.

Donne difficili, Roxane Gay, Einaudi, traduzione di Alessandra Montrucchio. Roxane Gay, da Omaha, Nebraska, la città di Andy Roddick e Montgomery Clift, è scrittrice di grande talento e spessore: colei che in un celebre TED Talk si è definita scherzosamente “cattiva femminista”, ammettendo di non poter essere all’altezza delle richieste di perfezione del movimento, salvo poi comprendere che lo scherzo non era affatto obiettivo, prendendo coscienza della necessità di accogliere ogni varietà del femminismo e fare piccole scelte che, nell’insieme, possono condurre a reali cambiamenti (del resto il mare non è fatto che di gocce), l’autrice e accademica bisessuale di origine haitiana che ha scritto Fame – Storia del mio corpo, memoir, pamphlet e allegoria della nostra società violenta, in cui dice, con precisione chirurgica, Sono cresciuta in una cultura generalmente deleteria per le donne e che cerca con pervicacia di disciplinare i loro corpi, quindi so che è importante resistere agli standard irragionevoli su come dovrebbe essere il corpo mio o di chiunque, un periodo che andrebbe scolpito pressoché ovunque, a imperitura memoria, torna in libreria con la storia di due sorelle che hanno condiviso un rapimento e che da allora sono inseparabili, ma una delle due ha deciso, nemmeno fosse una parente del Pascoli, di lasciare il nido per sposarsi. E con la vicenda di una donna che finge di non accorgersi che il marito e il di lui fratello gemello si scambiano di ruolo. E con quella di una spogliarellista che lavora per pagarsi il college, e rischia ogni giorno le peggiori esperienze. E con quella di una ragazza che ha per unica compagnia la sua solitudine. E così via; storie di donne con carattere (e che dunque per forza di cose il maschilismo imperante e monolitico, subdolo e strisciante, apostrofa di default come minimo come malmostose): formidabili, intense, vere, assurdamente credibili. Da non lasciarsi sfuggire.

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“Crepuscolo”

42b3d8734ded705bd07313b43d5efbfabdc48e.jpgdi Gabriele Ottaviani

Finalmente Sutter apparve soddisfatto. Ripiegò la mazzetta di banconote, la infilò nel taschino dei jeans e fece per andarsene. Sto solo perdendo tempo, disse. Ho da fare. Qualche progresso? Dipende da cosa intendi per progresso. Qualche risultato l’hai già avuto. Se solo mi venisse voglia di annusarti, scommetto che sulle tue dita ci troverei l’odore della ragazza. Quella bambolina che ti ho mandato per posta su un carro funebre. Non era prevista, quella. Mica doveva morire. Se c’era qualcuno che doveva morire era quel piromane di suo fratello e la sua boccaccia. Io e te avevamo parlato solo di fotografie. Un mazzo di foto che dovevo farti riavere. Le cose si sono messe male in fretta, non ci ho potuto fare niente, e quella bambolina morta ti costerà altri bigliettoni. Che vuoi dire? Che magari ho dovuto impedire che parlasse. Che magari le restava un po’ di fiato in corpo e ho dovuto spremerglielo fuori. Che magari non si era rotta tutto l’osso del collo e ho dovuto rompere quello che restava. Che magari non ho avuto tempo di sistemare tutto in modo che la polizia si bevesse la storia dell’incidente. O che continui a bersela. E questa è tutta roba che va sul tuo conto. L’incertezza sul volto di Sutter diede coraggio a Breece. Settemila e cinquecento dollari comprano una montagna di magari, disse con cautela. Mi piacerebbe avere qualche certezza in più. Come ti ho spiegato, per me è cruciale riavere quelle fotografie. Le riavrai, le tue preziose foto. E quando te le porto, magari ti porto anche il ragazzo, così avrai una bella coppia di bamboline. Tipo saliera e pepiera. Come ti suona? Portami le foto e basta. Sutter si rimise in piedi. Ti lascio alla povera vecchia signora Hull, così voi due potete finire. Quando se ne andò, Breece restò seduto sulla poltroncina.

Crepuscolo, Bompiani, William Gay, traduzione di Alessandro Mari. È il tempo che sussegue il tramonto o anche che precede l’alba, pure se questa accezione è meno comune: è uno stadio di luminosità incerta e limitata del cielo, che muta di tinta a causa del pulviscolo atmosferico e del vapore acqueo. È questo, la scienza ci dice, il crepuscolo, un momento sospeso, di transizione ed evoluzione, un’epoca di cambiamento nella quale tutto cambia e trascolora, come i ricordi che il passare dei secondi, dei minuti, dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli anni lentamente erode, diluisce, sfuma. Viviamo in eterno solo nella memoria di chi resta, che spesso si affida a una tomba, qualcosa di tangibile per trattenere porzioni di immateriale: è in Tennessee che due fratelli scoprono che la bara del padre è stata profanata, e non è l’unica. Iniziano dunque a cercare di incastrare il becchino, ma non sarà così facile, anzi… Con una prosa sensazionale, potente, magnifica Gay medita sulle umane sorti e sulla condizione di sempiterno precariato della nostra vita: da non perdere.

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“L’ombra di casa”

51lFqyxUHaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io non ho niente contro la religione, però sembra che qualcuno ha commesso uno sbaglio ed è rimasto lì a guardare. E poi, per imediare all’errore, ne ha fatto un altro permettendo a quello scaltro figlio di puttana di venire al mondo.

L’ombra di casa, William Gay, Bompiani. Traduzione di Alessandro Mari. Il poliedrico e brillantissimo James Franco (Mai stata baciata, Costi quel che costi, James Dean, Spider-Man, Sonny, Colpevole d’omicidio, The company, Tristano e Isotta, Annapolis, Giovani aquile, Nella valle di Elah, Camille, Milk, Urlo, Mangia prega ama, L’alba del pianeta delle scimmie, Sal, Il grande e potente Oz, Palo Alto, Third person, Veronica Mars, The interview, True story, Le verità sospese, Goat, King Cobra, In dubious battle, The disaster artist) ne ha tratto un film, The long home, con Ashton Kutcher, Analeigh Tipton, Josh Hartnett, Josh Hutcherson, Garrett Dillahunt, Timothy Hutton, Courtney Love e Scott Haze: è il tempo dell’attesa quello che granello dopo granello scivola tra le dita di Oliver. La vita è altrove, la guerra, la seconda, mondiale, è altrove, lontana da quel Tennessee neghittoso, concreto e insieme onirico, di cui condivide il cielo con Dallas, contrabbandiere cattivissimo, Nathan, che cerca riscatto per sé e non solo, e Amber, fragile e fortissima, che brancola nel buio del dolore determinata a trovare uno scampo al male di vivere che spesso continuamente incontra. Eccellente.

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“Fame”

41kDnCMwHcL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se ripeto spesso che il periodo peggiore della mia vita è stato quello fra i venti e i trent’anni, è perché è vero. Anno dopo anno, tuttavia, le cose migliorarono, a mano a mano che diventavo adulta e piú capace di stare al mondo. Accumulavo diplomi e trovavo lavori sempre piú soddisfacenti. Lentamente ma costantemente, cercai di ricucire il rapporto coi miei genitori e di redimermi ai loro occhi. Nel prima ero stata una brava ragazza, quindi sapevo interpretare quel ruolo – e una parte di me ci teneva a interpretarlo, dopo l’anno che avevo perso in Arizona, per mantenere, nonostante la mia disperata solitudine, un legame con qualcosa: il lavoro, la scrittura, la famiglia. Però. Fra i venti e i trent’anni, la mia vita privata fu un disastro infinito. Non conobbi molte persone in grado di trattarmi con un minimo di gentilezza o rispetto. Ero una calamita per l’indifferenza, il disprezzo e la pura e semplice aggressività, e tolleravo tutto perché sapevo di non meritare niente di meglio, non dopo che mi avevano rovinato e non dopo che io continuavo a rovinare il mio corpo. Le mie amicizie, e uso il termine in senso lato, erano effimere e fragili e spesso dolorose, con persone che di solito volevano qualcosa da me e sparivano non appena lo ottenevano. Ero cosí sola da accettare rapporti del genere.

Fame – Storia del mio corpo, Roxane Gay, Einaudi. Traduzione di Alessandra Montrucchio. Se ti vuole bene non ti farà del male. È l’illusione di tutti. È la frase che ognuno di noi si ripete sempre e da sempre sin da quando si ha il primo timore che invece qualcosa di brutto prima o poi possa inevitabilmente accadere nella vita, e allo stesso tempo si ha sia paura di soffrire che terrore di non riuscire a fidarsi del prossimo, anche quando, raramente, se lo merita, e quindi di precludersi per l’eternità anche solo la speranza di poter provare a essere per lo meno un po’ felice. Nessuno che amiamo ci potrà mai ferire, ci diciamo e ridiciamo guardandoci rispecchiati in tutte le nostre insoddisfazioni. E invece di norma è proprio quello che succede. Più è vicino più forte colpisce. Roxane è una bambina. Ha dodici anni. è candida come la neve. Subisce una violenza orrenda e indicibile. E comincia a mangiare. Mangiare. Mangiare. Si vergogna. Vuole sparire. Nascondersi. Affondare. Soffocare. Il corpo diventa immenso. Più è grande più protegge. Scrigno. Corazza. Armatura. Ma poi, finalmente, arriva il coraggio. Doloroso e magistrale.

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