Libri

“I meccanismi dell’odio”

di Gabriele Ottaviani

La giustizia non può essere ridotta alle formule che dovrebbero garantirla…

I meccanismi dell’odio, Eraldo Affinati, Marco Gatto, Mondadori. Siamo una società sempre più diseguale, invidiosa, rabbiosa, precaria, incattivita, egoista, violenta e razzista: chi dice il contrario mente. Ma non è questo un buon motivo per rassegnarsi: anzi, si può e si deve combattere con tutte le forze per invertire la tendenza, prendendo le mosse dalla più grande opportunità che ci è concessa, il dialogo. Come quello colto, raffinato, ricco di riferimenti e citazioni ma al tempo stesso capace di parlare a tutti, perché comuni sono le istanze umane, quali che siano i contesti, che compongono le stentoree voci di Affinati e Gatto, in questo volume agile, denso, necessario.

Standard
Libri

“Le grandi donne del medioevo”

61VXxyK6dNL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nell’ambito delle religiose o di quelle che pare comunque opportuno ricordare fra le donne in tal modo denominate e classificate, anche se la loro vita si è in gran parte consumata al di fuori delle strutture ecclesiastiche, va senza dubbio collocata Brigida di Svezia per la ferma fede che seppe manifestare, la forza con cui seppe esprimerla, anche a costo di assumere non di rado posizioni di una durezza e di una intransigenza che possono raramente trovare riscontro durante l’Età di Mezzo, la capacità di suscitare risentimenti e consensi e, in ogni modo, di non passare mai inosservata, ma di porsi in primissimo piano nella società in cui si trovò a vivere e a operare.

Le grandi donne del medioevo – Le personalità femminili più influenti dell’età di mezzo, Ludovico Gatto, Newton Compton. Sul medioevo si è detto tutto e il contrario di tutto. Soprattutto si è dato adito a pregiudizi. Il che avviene sovente, purtroppo, anche quando ci si riferisce a figure femminili. Specialmente se sono di potere. E di donne influenti nell’ambito dei secoli della cosiddetta età di mezzo ve ne sono state eccome. Ludovico Gatto, con stile semplice, chiaro, ampio, dettagliato e divulgativo, ritrae in modo vivido e comprensibile i loro volti e le loro storie. Storie di religiose, intellettuali, letterate, sovrane, sante: donne. Da leggere.

Standard
Libri

“Il miracolo del comunista santo”

untitleddi Gabriele Ottaviani

Maria del Forsi, come sempre, appoggiò la bicicletta al muro ed infilata sotto braccio la borsa della spesa entrò nella bottega di alimentari. Din, din, din… Un campanellino anemico, ogni volta, avvertiva il bottegaio della presenza di un nuovo cliente. Così, anche lui entrò nello stesso istante della perpetua, passando però dalla porticina che, tramite un piccolo corridoio, portava in cucina. Come era solito fare prima di iniziare a servire, Artemio Falaschi si mise la matita dietro l’orecchio. «Ah, è lei Maria. Il priore come sta?» «Bene, bene…» «Allora, che le do?» «Mah… datemi du’ etti di farina gialla… e un salacchino… solo se è bono!» «Ma che scherza? E vole che io le dia la roba cattiva?

E poi a lei e al priore?»

Dopo aver fatto due involti, il bottegaio consegnò

la spesa alla donna.

«Vole altro?»

«No. E sono apposto così…»

«Allora segno…»

«Sì, segnate pure… Ma vostra moglie c’è?»

«Sì… è di là in cucina… Gliela chiamo?»

«Se ‘un vi dispiace, vado io di là… c’avevo da fa’ du’ chiacchiere.»

«S’accomodi… Carlinaaa… e c’è Maria del Forsi… e viene di costà. Vada… vada…»

«Grazie… È permesso?» Senza aspettare risposta, passando nel retrobottega, la perpetua si avviò verso la cucina. A dispetto del nome, Carlina Bonsignori in Falaschi era un donnone che sembrava non finire mai… Inoltre, le dimensioni erano accresciute da un certo sussiego, dovuto in parte alla bottega, in parte al fatto che aveva frequentato la scuola qualche anno in più delle sue clienti che, nel migliore dei casi, non erano arrivate a finire neanche la terza elementare. Maria del Forsi poteva ambire ad essere ammessa alle confidenze della Carlina solo in qualità di perpetua di don Maltinti… e nonostante la donna ne fosse consapevole, si sentiva comunque orgogliosa di tale privilegio. Inoltre, un po’ per un certo gusto della chiacchiera, un po’ per il fatto che si sentisse in obbligo di ripagare quell’onore, la perpetua finiva sempre per spifferare vita, morte e miracoli dei fatti che riguardavano il prete… E, quel giorno, in quanto a miracoli ci sarebbe stato molto da dire.

Alessandro Gatto, Il miracolo del comunista santo, Rogas. È il luglio del millenovecentoquarantotto. L’Italia è sull’orlo della guerra civile. La salverà il trionfo al Tour de France di Gino Bartali, di chiara fede democristiana, antifascista, che aiutò a scampare all’infame sterminio molti ebrei, quasi mille – è stato nominato giusto tra le nazioni –, nascondendo numerosi lasciapassare nella canna della sua bicicletta. Il capo del più grande partito comunista d’occidente, Palmiro Togliatti, rimane in quel frangente vittima di un attentato, a Roma. Viene portato al Policlinico Umberto I, operato, salvato. È una storia vera. Così come è vero il fatto che un pezzetto della sua costola sia stato conservato. Divenendo, di fatto, una sorta di reliquia. Da qui Gatto, con prosa geniale, parte per raccontare una vicenda in cui si mescolano sacro e profano, nella quale il concetto di devozione assume molte accezioni e differenti sfumature, l’ordinario e lo straordinario si miscelano, inanellando una serie rutilante di equivoci. Fluido e brillante, si legge con estremo piacere.

Standard