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“Il quinto stato”

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Il mio è un grande paese, ma le case son poche e fuori strada e non ci conosciamo l’un l’altro…

Il quinto stato, Ferdinando Camon, Garzanti. Classe millenovecentotrentacinque, nativo di Urbana, nella campagna padovana, marito di Gabriella Imperatori e padre di Alberto, professore ordinario di procedura penale a Bologna, e Alessandro, produttore cinematografico di fama internazionale, Ferdinando Camon, anche lui giornalista di pregio come la moglie nonché scrittore celebre e dalla carriera lunga e onusta di trofei, punteggiata di numerose e prestigiose collaborazioni e tantissimi riconoscimenti, non ultimo il premio Campiello alla carriera assegnatogli quattro anni fa, è, nell’ambito della nostra letteratura novecentesca, di ampio respiro internazionale, forse per eccellenza il cantore della crisi, declinata nelle sue molte sfaccettature, quella che imbocca la strada omicida del terrorismo, quella interiore che porta all’analisi, quella che conduce allo scontro fra opposte e pressoché inconciliabili visioni del mondo, per non dire della civiltà stessa, quella che ha svuotato le campagne e ha ucciso l’universo, valoriale, economico, sociale, culturale e politico contadino: in questo suo primo romanzo, che compie esattamente cinquant’anni e che fu pubblicato in Francia dopo poco tempo dall’edizione italiana, con prefazione nientedimeno che di Pier Paolo Pasolini, per l’interessamento di Sartre, è proprio il tema del mondo agreste depauperato il fulcro della narrazione, una saga epica fatta di sesso, fame, angeli e poveri diavoli, raccontata con un linguaggio deflagrante. Impeccabile e imperdibile.

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“I gerani di Barcellona”

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La señora Paquita aveva bisogno di sedersi. «Dio mio, è già iniziata, io me lo sentivo», sospirava. Quando si riprese andò subito alla radio e ruotò in maniera compulsiva la manopola in cerca di un’emittente che potesse darle qualche informazione. erano le tre di notte e faceva molto caldo. alla pensione, nessuno riusciva a dormire. Spostala un po’ a destra: «Rivolta militare a Ceuta e Melilla…». Spostala un po’ a sinistra: «il governo interviene nuovamente per confermare l’assoluta tranquillità in tutta la penisola». Girala di nuovo verso destra: «L’esercito si solleva in Marocco!…». e così, di sintonizzazione in sintonizzazione, venivano confermati e smentiti i fatti che chiunque fosse dotato di un minimo di capacità di osservazione temeva già da tempo. proprietaria, visitatori e inquilini restavano in attesa attaccati all’apparecchio che li informava sulla situazione del conflitto nelle diverse parti del paese. La strada era deserta, c’era solo qualche vicino che, esaltato e armato di quel che aveva, andava in cerca dei suoi compagni. La señora Paquita si affacciò al balcone per vedere se riusciva a scoprire qualcosa. «Natalio!» gridò al pasciuto vinaio, pronto a unirsi al gruppo che stava alzando una barricata sul Paralelo. «Paquita, resta in casa e pensa ai tuoi. Se senti le sirene, che Dio non voglia, chiudi porte e finestre e spegni la luce. Buona fortuna, compagna», le disse con il pugno alzato. Lungi dall’essersi tranquillizzata, la señora Paquita corse alla dispensa per controllare le scorte a disposizione e predisporre un eventuale razionamento. aveva tredici bocche da sfamare – “Un numero che porta iella”, pensò – che probabilmente non sarebbero uscite per giorni. Oltre a lei, Charito, il bambino e Hortensia c’erano i tre apprendisti della tipografia che, seduti vicini come se fossero una sola persona moltiplicata per tre, con i gomiti appoggiati alle ginocchia, si sfregavano la faccia pensando alle loro madri, alle fidanzate e al futuro incerto e intanto ascoltavano la radio. e in quel momento c’erano anche tre coppie di genitori di atleti francesi…

I gerani di Barcellona, Carolina Pobla, Garzanti, traduzione di Vera Sarzano. Ha studiato pedagogia, ha insegnato danza, è stata regista e coreografa, e ora scrive una saga familiare riuscitissima in ogni dettaglio, travolgente, intensa, ampia, varia, poderosa, emozionante, che si immerge e fa immergere nella storia, in particolare di quella di un paese grande, complesso e affascinante come la Spagna, che ha attraversato solo nel secolo breve la guerra civile, la dittatura, il ritorno della monarchia e della democrazia, le tensioni autonomiste e indipendentiste dell’area basca e catalana, una sorprendente fioritura artistica, calcistica, turistica, cinematografica, grazie in primo luogo al genio policromo di Pedro Almodóvar, e molto altro ancora. È l’anno del Signore millenovecentoventotto quello da cui prende le mosse questa narrazione colorata come la primavera: le sorelle Torres, Rosario, la più grande, e Remedios, la minore, vivono nella villa più bella di Málaga, edificata per loro dal padre, perché avessero un nido degno delle più fortunate e raffinate principesse. Sono belle, e la loro infanzia è un vero idillio. Destinato però purtroppo in breve tempo a incrinarsi: la realtà irrompe deflagrante, sventra la fiaba. Il naufragio di una delle navi, archetipo letterario di gran forza, con cui il genitore commercia dà il via a un’inesorabile bancarotta: forti e coraggiose come la pianta simbolo della loro casata, debbono essere dunque le ragazze, belle e brillanti, a prendere in mano le redini del proprio destino. E… Epico, magistrale, bellissimo. Da non perdere.

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“Una ragazza ad Auschwitz”

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È come se non te ne fossi mai andata. Bentornata…

Una ragazza ad Auschwitz, Heather Morris, Garzanti, traduzione di Stefano Beretta. Capace di conquistare sin dalle prime pagine anche i più refrattari alla lettura, il libro di Heather Morris, che torna a immortalare l’abominio della Shoah intonando al tempo stesso un inno alla resistenza e alla resilienza, racconta con vibrante passione e prosa intensa, varia ed emozionante la storia, ambientata in un passato che non si può né si deve dimenticare, di Cilka, che nel millenovecentoquarantadue nello spazio di un sospiro perde tutto e si ritrova, benché sulla terra, nel mezzo dell’inferno: ha sedici anni, e davanti a lei si spalanca il cancello del campo di concentramento e sterminio. Ma il suo coraggio e la sua forza sono straordinari… Eccellente.

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“Dopo la solitudine”

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– Cosa le ha fatto cambiare idea?

– Il suo sguardo…

Dopo la solitudine, Antonella Frontali, Garzanti. Non gli manca nulla. Eppure d’un tratto s’accorge di non essere completo. Pieno. Realizzato. Felice. Un peso gli opprime il petto. Si fa sempre più oneroso. Gli mozza il respiro. Così Lorenzo decide di allontanarsi per un po’. Dalla sua piccola e curata casa. Dal conservatorio. Dagli amici. Da tutto. In cerca della pace perduta. In cerca di sé. E un giorno si imbatte in… Filosofico, lieve e niente affatto superficiale, magnetico, denso: in poche parole, un gran bel libro, per tutti.

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“Una donna quasi perfetta”

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Diglielo con i fiori…

Una donna quasi perfetta, Madeleine St John, Garzanti, traduzione di Mariagiulia Castagnone, prefazione di Nadia Terranova. Delizioso sin dalla copertina, ironico, lieve, sapido, brillante, intelligente, pienamente femminista nell’accezione più elevata del termine, con buona pace delle versioni deteriori che oltretutto, naturalmente, non ottengono altri effetti che non quelli controproducenti e opposti agli obiettivi dichiarati, pressoché perfetto, il romanzo di quest’autrice unica narra le storie di Flora, Gillian e Lydia. Certe di avere una vita perfetta. Ma via via sempre più consce del fatto che per essere davvero felici, e pertanto capaci di rendere felici il prossimo, devono rimettere in ordine le proprie priorità: perché se ciò che il mondo si aspetta da noi ci fa star male, non abbiamo altra scelta, necessaria e ardua, che cambiare strada. E… Un inno all’autodeterminazione sonoro e lirico: pieno di grazia.

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“La biblioteca di Parigi”

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Tu sei la persona che mi fa sopportare la guerra e ogni pena…

La biblioteca di Parigi, Janet Skeslien Charles, Garzanti, traduzione di Roberta Scarabelli. La biblioteca americana di Parigi quest’anno festeggia il suo centesimo genetliaco: sin da quando è nata è un punto di riferimento; per la storia, la cultura, la libertà. I suoi bibliotecari, infatti, negli anni tremendi della seconda guerra mondiale, sono stati dei veri e propri eroi della resistenza: l’autrice di questo volume, che divide la sua vita proprio fra la capitale francese e il natio Montana, ha a lungo lavorato fra quegli scaffali pieni certamente non solo di libri, e si ispira a reali vicende per intessere un romanzo raffinato e coinvolgente. È l’anno del Signore millenovecentoquaranta, quando… Da non perdere.

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“Per tutti i giorni della mia vita”

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La mia mente è un vortice…

Per tutti i giorni della mia vita, Abbie Greaves, Garzanti. Traduzione di Stefano Beretta. Frank ama Margot, e Margot ama Frank. Stanno insieme da tutta la vita. Il sentimento che li unisce è saldo, irresistibile, ineffabile. E infatti un giorno Frank perde le parole. Dalla sua bocca non esce più nemmeno il più flebile dei sussurri. Senza, si direbbe, un motivo. Così come, in modo altrettanto apparentemente privo di ragione, Margot compie un gesto estremo. Che scuote Frank, fin nelle viscere. E… Se è vero che non esiste nulla di più profondo della superficie, è vero anche che non c’è nulla di più straordinario del quotidiano: e questo romanzo, intriso di una grazia commovente, lo dimostra, provando una volta di più, qualora ve ne fosse bisogno, che non certo di solo pane vive l’uomo, e che più che il corpo è l’anima a contare. Delizioso.

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“La camera da letto”

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L’Europa si risveglia a un altro giugno…

La camera da letto, Attilio Bertolucci, Garzanti, prefazione di Nicola Gardini. Ricorre oggi il ventennale della scomparsa di una voce lirica sopraffina, variegata, molteplice, profonda, intensa, raffinata, elegante, preziosa: Attilio Bertolucci ha saputo immortalare il sublime con grazia e delicatezza, riscontrandolo in ogni sfumatura del reale. Questa raccolta è semplicemente necessaria.

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“Questa lotta è la nostra lotta”

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Una retta di 50 dollari al semestre mi ha cambiato la vita. Oggi una cosa del genere sarebbe praticamente impossibile. L’università pubblica che ho frequentato nel 1970 ora chiede una retta annuale di 10312 dollari, che resta comunque più economica della gran parte delle università pubbliche. (Giusto perché possiate farvi un’idea: i 50 dollari che pagavo nel 1970 corrisponderebbero a circa 300 dollari nel 2016.)

Questa lotta è la nostra lotta, Elizabeth Warren, Garzanti, traduzione di Paolo Lucca. Preparatissima, brillante, intelligente, esponente politico di prestigio assoluto nell’ambito del partito democratico che spera di sottrarre la Casa Bianca il prossimo novembre a Donald Trump e alla sua compagine di yes men, senatrice degli Stati Uniti per il Massachusetts, giurista e accademica, sconfitta alle primarie da Biden (del resto c’è solo un candidato forte al momento dalle parti del partito dell’asinello, ma è un candidato che non ha la benché minima intenzione di concorrere: è sempre una donna, però il suo nome è Michelle…), Elizabeth Warren racconta con voce coraggiosa, progressista e stentorea sé e l’America in questo testo appassionante, avvincente, interessante. Da leggere.

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“Il nostro desiderio di diventare rondini”

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[Bologna, 18 maggio 1934] mio amore, mi hai scritto una lettera così cara, mi piaci tanto quando sei così disperato del tuo corpo che non ti vuole ubbidire, che non riesce a fare cinque chilometri di corsa – non perché non creda ai tuoi grandi mali, anzi m’incutono il più grande rispetto e io ti sto a sentire molto seria, ma hai un’aria talmente sconsolata quando ne parli che m’intenerisci molto. Dunque ora stai bene? bisogna che tu stia bene perché domenica dobbiamo fare il grande viaggio e io ti aspetto tutta pronta. Ho molta voglia di vedere con te Ferrara e tante cose e di esserti vicina per una giornata intera. Anch’io ieri ti ho scritto un biglietto invece di una lettera; ero di un umore un po’ infernale e avrei avuto bisogno di un tubetto intero di Bromural per calmarmi; ma ora sto già bene, ero ridotta a tal punto che la tua cartolina mi è sembrata orribile, proprio così – a rileggerla ora capisco che ero proprio un po’ esagerata…

Il nostro desiderio di diventare rondini – Poesie e lettere, Attilio e Ninetta Bertolucci, Garzanti. A cura di Gabriella Palli Baroni. Si sono incontrati sui banchi di liceo, si sono amati per tutta la vita, hanno dato vita a due registi di fama planetaria: poeta finissimo, Attilio Bertolucci con ogni probabilità non avrebbe potuto essere quello che è stato senza la sua Ninetta. Questo volume non è solo una testimonianza preziosa, è anche, e soprattutto, un emozionante atto d’amore: leggerlo fa bene all’anima e allo spirito.

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