Libri

“Le spie non devono amare”

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Lo guardai sconvolta. Cominciavo a capire.

Le spie non devono amare, Giorgio Scerbanenco, Garzanti. Si tratta in assoluto di uno dei più celebri e con pieno merito celebrati maestri del giallo che la storia letteraria italiana e non solo possa annoverare nella propria schiera di autori: torna in una nuova edizione l’avvincente e appassionante racconto, preconizzatore senza alcun dubbio, come del resto la prefazione dell’illustre critico Gianni Canova conferma e sottolinea in maniera efficacissima, di numerose modalità narrative ed espressive, nonché di diverse tematiche assai importanti, di Ornella Dallas, protagonista di questo romanzo in cui pare confidarsi dinnanzi a una telecamera, nell’altrove spersonalizzante e asettico di uno studio televisivo dove impudicamente si scava nell’altrui pudore, narrando la vicenda di una donna che ha amato chi non poteva né doveva amare. Nonostante tutto. Un uomo. Incontrato per caso a Berlino, tanto tempo prima. Una spia. E… Mozzafiato.

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“Per lanciarsi dalle stelle”

41EKrj2wWTL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Mentre aspetto che la ragazza prima di me finisca la sua esibizione, mi ritrovo più volte a studiare la distanza che mi separa dall’uscita di emergenza. L’attesa è sempre la parte peggiore. Proprio come prima del lancio col paracadute, nei secondi che impiego a salire sul palco e raggiungere il microfono di fronte a tutto il locale – di fronte a Massimo – sono sicura di non riuscire a farcela. Ho la gola secca, le mani sudate e, quando tra la folla individuo Massimo con il cellulare puntato verso di me per riprendermi, temo davvero di svenire da un momento all’altro per l’imbarazzo. Sono qui impalata davanti a un centinaio di persone pronte a deridermi e prendermi in giro e all’improvviso mi tornano in mente le parole di Samuele: «Ci sono, infatti, due ostacoli principali al procurarsi la vera conoscenza delle cose: il pudore, che diffonde fumo nell’animo, e la paura che, alla vista del pericolo, esorta a non intraprendere azioni. Ma la follia libera magnificamente da questi ostacoli: pochi mortali capiscono a quanti altri vantaggi conducano il non vergognarsi mai e osare tutto». Non so se sia per il pensiero di questo ragazzo misterioso, o per quelle sue parole che sanno far fare le capriole alla mia anima, ma, per un istante almeno, mi convinco che posso farcela. Forza, Notte, vestimi di Follia. L’attacco del pianoforte svuota la mia mente. Fight Song di Rachel Platten parte con un inizio lento e rassicurante, chiudo gli occhi e mi concentro sulle parole come mi suggerì di fare Cesare prima di lanciarci.

Per lanciarsi dalle stelle, Chiara Parenti, Garzanti. La vertigine non è paura di cadere, ma, è noto, è voglia di volare. È l’anelito, la brama d’infinito, di trascendenza che ci spinge verso l’alto e che ci fa temere, se guardiamo sotto ai nostri piedi, che le speranze di cui abbiamo infarcito tutta la nostra fragile esistenza per cercare di soffocare la voce della paura di essere felici, scegliendo la strada più bigia e comoda anziché quella rischiosa dell’autenticità, si sfarinino nel fragore di uno schianto. Poco prima di ripartire per Parigi, dopo l’unico litigio della loro vita, Stella scrive una lettera a Sole. Sono amiche. Non si rivedranno mai più. Sole si pente. È già pentita. È giovane, ha tutta la vita davanti. Ma che vita vuole davvero? E allora segue il consiglio di Stella, la persona in assoluto più cara al suo cuore. Ogni giorno affronta una paura diversa. E… Una delle migliori definizioni possibili della reale amicizia, scritto con parole semplici e intense: da non perdere.

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“L’equilibrio delle illusioni”

51DvY8MjHiL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I corpi sono intrecciati come rami cresciuti in poco spazio.

L’equilibrio delle illusioni, Antonella Frontani, Garzanti. Adriano è un uomo che, almeno stando a quel che sembra, vive di certezze. La più granitica delle quali è senza dubbio quella di essere uno straordinario seduttore, un uomo dal fascino a dir poco irresistibile, del quale nessuna donna può per nessun motivo fare assolutamente a meno. Ma Adriano non conosce Agnese, che è una manager di successo e che non fa mai strappi alle regole, non conosce, se non per quel che concerne la musica, l’unica cosa che le fa staccare la spina e abbandonare la maschera che indossa per tutto il resto del tempo, nemmeno la parola eccezione, figuriamoci il suo significato. Sta di fatto però che il Casanova dei poveri e la maniaca del controllo si trovano a condividere un viaggio: dopo il quale nulla sarà più come prima… Coinvolgente e convincente.

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“La linea del cielo”

51aIa21VFdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono una vecchia iena

Che stancamente esce dalla tana…

La linea del cielo, Franco Buffoni, Garzanti. Siamo tutti sotto lo stesso cielo ma ogni cielo è diverso, perché di volta in volta vi si riverberano altre storie, altre memorie, altre città, altri monumenti, altre persone: esistono i cieli dell’infanzia, quelli della maturità, quelli della vecchiaia. Ogni sguardo è differente, ogni tempo è mutato e mutevole, ogni luogo ha le sue rughe sul suo volto: Buffoni, di origini lombarde ma da decenni a Roma, come ogni poeta che possa fregiarsi di questo nome, e lui ne è degnissimo, eccome, penetra con la sua sensibilità lirica il mistero dell’esistere, di cui immortale tutta l’amplissima gamma cromatica. Da leggere.

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“Ascolta i fiori dimenticati”

51coHJbE9XL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lì non c’era niente che le facesse male.

Ascolta i fiori dimenticati, Holly Ringland, Garzanti, traduzione di Stefano Beretta. Quando ha nove anni Alice d’improvviso perde tutto. Resta completamente sola. Ha bisogno di un rifugio, di qualcosa che la rassicuri e le dia pace. Sceglie dunque il silenzio. Accanto a lei c’è solo sua nonna. Della quale ignorava l’esistenza. Ma che la erudisce in merito a tutto quel che concerne i fiori, che donano bellezza per generosa gratuità, che fanno del bene al mondo e che hanno un loro linguaggio. Muto ma espressivo. Come Alice. Che è ferita, cerca di andare avanti ma il passato non passa mai del tutto, anzi, spesso si ripropone, e quando come la risacca torna a infrangersi sullo scoglio della corazza che abbiamo indossato per proteggerci abbatte impetuoso ogni cosa, e ci costringe a guardare laddove non vorremmo vedere. Ma i fiori possono aiutare… Lirico, struggente, elegante, fluente.

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“La leggenda del ragazzo che credeva nel mare”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Marco rimase solo nella grande cucina. Spinse le ruote della carrozzina e si avvicinò alla finestra. Attraverso i vetri guardò di nuovo il piccolo cortile, ormai immerso nel blu intenso della sera e tornò a chiedersi come e dove l’avesse già visto. Era un ricordo che affiorava e poi spariva all’improvviso, si ritraeva nell’oblio appena tentava di afferrarlo, come se volesse prendersi gioco di lui. Marco non sapeva che, se avesse ricordato tutto, avrebbe rivisto anche quegli occhi colore del miele sul fondo del mare, spuntati dal nulla insieme all’immagine di quel cortile, dopo il tuffo, mentre l’acqua si tingeva di rosso. Ma la rimozione di quei momenti aveva coperto il dolore e la paura con un telo spesso e scuro che, forse, solo il tempo sarebbe riuscito a far scivolare via. Poi, vide di nuovo un uomo spuntare dalla casa di fronte e immaginò che fosse il vicino di Giuseppe: Antonio. Era lo stesso uomo che aveva intravisto attraverso i vetri, indovinandone solo la sagoma. L’osservò mentre, di spalle, si sollevava sulle punte e allungava un braccio per afferrare due limoni da uno dei tanti alberi disseminati nel cortile, mentre li avvicinava al viso per annusarli. D’un tratto Antonio si voltò e fissò la finestra dov’era Marco, che rabbrividì nel vedere quel volto: aveva uno sguardo che dichiarava guerra al cielo, le labbra talmente serrate da far pensare impossibile che avesse mai sorriso in tutta la sua vita. L’uomo si voltò, rientrò in casa e chiuse la porta alle sue spalle. E Marco si chiese ancora dove avesse già visto quel cortile.

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare, Salvatore Basile, Garzanti. Il mare per Marco è stato sempre l’unico grembo accogliente di cui abbia mai avuto esperienza. La sua vita finora non è stata affatto facile. E ora per giunta anche il mare lo ha tradito. Si è ferito, dopo un tuffo, e non riesce più a fidarsi. Si sa, la fiducia è bene preziosissimo e fragile. Difficilissima a conquistarsi, facilissima a perdersi. Perché il dolore, quando viene tradita, è troppo grande. Si cerca di andare avanti ma sta sempre lì, come un tarlo. Che rode. Rode. Rode. Scava. Inesorabile. Senza smettere. Mai. Ma è solo un ragazzo, non può smettere di vivere. È troppo presto. Non si può, del resto, come dice il poeta, avercela con tutte le rose solo perché si è stati punti da una spina. E qualcuno è pronto a dimostrargli che si può, per non dire che si deve, ancora credere in qualcosa… Potente come la passione, salvifico come l’affetto. Da non lasciarsi sfuggire.

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“L’aroma nascosto del tè”

51lU4mK5t2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In ogni caso è troppo tardi. Ho già concluso l’accordo.

L’aroma nascosto del tè, Jamie Ford, Garzanti, traduzione di Alba Mantovani. Vico aveva ragione, ormai è chiaro. La storia si ripete. Quantomeno sembra essere così per Ernest Young. È il millenovecentosessantadue, siamo a Seattle, la piovosissima città sul Pacifico, americana eppure prossima come poche altre all’oriente. Cinquantatré anni prima Ernest ha già visitato l’esposizione universale, ma gli sembra che in effetti all’atto pratico non sia cambiato alcunché. C’è sempre il padiglione della lotteria, su cui svetta una bandiera gialla e viola, simbolo di quella speranza e di quella libertà che per lui, nel millenovecentonove, quando non era altro che uno sperduto dodicenne arrivato da un nulla in nave in America dalla Cina, erano un miraggio, un anelito, una conquista ardua e bramata. Certo, nel millenovecentosessantadue i premi sono diversi. Nel millenovecentonove uno dei premi fu lui, venduto e divenuto servitore nella casa di una stravagante signora. Ma poi incontrò di nuovo quegli occhi inconfondibili. Quelli di Fehn, ragazzina giapponese vista per la prima volta sulla nave verso gli USA, il suo colpo di fulmine. Occhi in cui c’era, come nei suoi, il dolore d’essere diversi. Furono costretti a separarsi, ma ora… Straordinario, emozionante, poetico.

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