Libri

“La rivincita di una libraia”

91DUiqXL5yL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi immagino il vialetto dove Lars è entrato piano e ha parcheggiato la Cadillac e il lampione di legno vicino al quale Alma si è fermata ad aspettare di essere riportata a casa. Ma non c’è nessuna casa qui, nemmeno il progetto di una casa: niente che io riesca a vedere, comunque. Ci sono solo prati incolti, terra battuta ed erbacce. Mi passa accanto un uomo con uno spaniel senza guinzaglio che gli cammina vicino, tranquillo. Il tipo alza lo sguardo e si tocca il cappello per salutarmi. «Buon pomeriggio, signora.» I baffi biondi e cespugliosi si sollevano alle estremità quando mi sorride. Gli faccio un cenno. «Buon pomeriggio.» A quanto pare capisce dalla mia espressione che sono confusa, perché mi chiede: «Posso esserle d’aiuto, signora?». Inclino la testa e mi volto verso il terreno non costruito. «Stavo solo… forse ho l’indirizzo sbagliato. Stavo cercando il 3258 di South Springfield Street.» Lui segue il mio sguardo. «Be’, il civico sarebbe qui, se ci fosse una casa», risponde. «Ma, come può ben vedere, la casa non c’è.» «Già.» Fisso all’orizzonte le montagne in lontananza, a ovest. «Mi dica, lei abita da queste parti?» L’uomo annuisce, lanciando un’occhiata in fondo alla via. «All’angolo.» «Ci vive da molto tempo?» «Ho costruito nel ’56. Quindi da qualche anno.» «Lei non… Non c’è una famiglia in zona che si chiama Andersson, vero? La famiglia di Lars Andersson?» Lui scrolla la testa. «Non posso affermare con sicurezza di conoscere tutti, però mia moglie ci tiene a incontrare i nuovi arrivati e a presentarli a ciascuna famiglia.» Si stringe nelle spalle. «Però non mi sembra di avere sentito quel nome.» «E questo terreno… proprio questo… Non c’è mai stata una casa qui?» I suoi baffi si muovono di nuovo. «Non dopo il ’56, signora.»

La rivincita di una libraia, Cynthia Swanson, Garzanti, traduzione di Roberta Scarabelli. Sarebbe bello, forse, riuscire a essere del tutto padroni delle emozioni, dominarle in modo tale da non soffrire più, da non illudersi. Ma se si arrivasse a quello stadio con ogni probabilità si sarebbe semplicemente giunti a un livello tale per cui le emozioni non esistono più, e dunque il gioco non varrebbe la candela. Si ha sempre bisogno di emozionarsi, di amare, di sognare. E Kitty, delusa dall’uomo che credeva l’amore della sua vita, sogna. Sogna di essere un’altra. La sua unica consolazione è la libreria che ha aperto con l’amica del cuore, ma quando gli affari cominciano ad andare male, poiché la congiuntura è dura per tutti, nella mente le compaiono immagini che non si sa spiegare. Almeno finché… Grazioso, fiabesco, elegante.

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“Le signore in nero”

61+RbNFE5BL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Mamma, sono stata incaricata di aiutare Magda la mattina.» «Magda? E chi è Magda?» chiese Mrs Miles. «Magda è Magda. È la responsabile dei Modelli esclusivi. Te l’ho già detto.» «Modelli esclusivi? E che cosa vorebbe dire, per amor di Dio? Pensavo che da Goode’s fossero tutti modelli esclusivi. È talmente costoso quel posto.» «No, no», precisò Lisa. «Gli altri non lo sono affatto. Vengono prodotti in tutte le taglie, chiunque li può comprare.» «Quelli che hanno i soldi», obiettò Mrs Miles. «Di sicuro non io.» «No, ma…» insistette Lisa, «i modelli esclusivi sono abiti unici. Ce n’è solo uno per tipo, e vengono dalla Francia e dall’Inghilterra, e se ne possiedi uno puoi star certa che nessun altro ne indosserà uno uguale, perché il tuo è l’unico in tutta Sydney.» «Sì, lo so che cosa vuol dire unico», disse Mrs Miles. «Se è per questo, nessuno ha gli stessi vestiti che hai tu, a parte le camicette che portavi a scuola. Te li faccio io, quindi anche loro sono unici, o no?» «Sì», rispose Lisa. «Suppongo di sì.» «Be’, non c’è niente da supporre. Lo sono e basta. Il vestito rosa, per esempio, se andassi a comprarlo lo pagheresti almeno cinque o sei sterline.» «Sì, ma i Modelli esclusivi sono soprattutto abiti da sera.» «Ah, vestiti da sera. Per un ballo o roba del genere. Questa è un’altra storia. Be’, potrei anche mettermi alla prova, se ti capitasse l’occasione di andare a un ballo.»

Le signore in nero, Madeleine St John, Garzanti. Prefazione di Helena Janeczek. Traduzione di Mariagiulia Castagnone.  Un tubino nero non manca mai nel guardaroba di una signora, si sa, è il capo passepartout per antonomasia, è semplice ed elegante, maschera i difetti ed è difficile che in una qualche occasione risulti fuori luogo o fuori contesto. Tant’è che infatti il nero sovente è adottato anche come tinta per le divise. E le donne che aiutano le avventrici a scegliere il più adatto fra gli acquisti possibili all’interno dell’ampia gamma di scelte del più prestigioso grande magazzino di Sydney, nell’anno del Signore millenovecentocinquanta, sono infatti vestite di nero, colore-non colore neutro, tavolozza, sostrato, lavagna da colorare con i loro sogni di libertà e autodeterminazione, che passano anche per il lavoro… Personaggi formidabili, una scrittrice di talento maiuscolo, la prima australiana candidata al Man Booker Prize, una storia piena di grazia da cui Bruce Beresford ha tratto un film: da non farsi sfuggire.

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“Le donne del Ritz”

61LFXhOav9L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Credi che il papà mi farò venire alla festa?

Le donne del Ritz, Nerea Riesco, Garzanti. Traduzione di Vera Sarzano. La guerra civile e il franchismo sono ancora di là da venire anche se non mancano fermenti nella società iberica dell’anno del Signore millenovecentoventinove, quello della crisi terrificante di Wall Street e della conciliazione, da cui la strada che in un trionfo di prospettiva collega l’Italia al Vaticano, tra Roma e il papa: Martina è la figlia del direttore del Ritz, albergo di assoluto prestigio nel cuore di Madrid, e non vede l’ora di poter partecipare a uno dei classici fastosi trattenimenti che hanno luogo in quei saloni. Ma come nel sabato del villaggio, è più grata al cuore l’attesa che non la festa: lei vuole diventare una donna perbene, ammirata, e invece tutti quei signori altolocati gli paiono così ipocriti. Ogni lunedì, però, nel giardino d’inverno dell’hotel, accade qualcosa che… Raffinato e delizioso.

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“Il rilegatore”

91GQ46W5HgL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi ci vollero due battiti del cuore per capire che mi aveva detto il suo nome.

Il rilegatore, Bridget Collins, Garzanti, traduzione di Roberta Scarabelli. Un ricordo che fa male, un tempo, poteva essere rimosso per sempre, intrappolato fra le pagine di un libro cucito da un esperto rilegatore, mestiere che Seredith, ora anziana, ha svolto per decenni. Adesso è tempo però di trovare un erede e un custode per tutta questa sapienza, e Seredith sceglie Emmett, che teme i volumi, pur non sapendo il perché. Eppure nonostante tutto, giorno dopo giorno, il ragazzo raccoglie segreti. Colpe. Confessioni. Finché… Congegnato con genio, è mozzafiato.

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“L’estate dell’innocenza”

91c-6QS+GeL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il suo mondo era in frantumi.

L’estate dell’innocenza, Clara Sánchez, Garzanti, traduzione di Enrica Budetta. Una delle più prestigiose e fortunate voci narrative degli ultimi anni torna sulla scena con un’opera solida, intensa, avvolgente, convincente, coinvolgente, compiuta, ben caratterizzata sotto ogni punto di vista: è l’infanzia il tempo in cui si avvampa per il fuoco del desiderio di essere grandi, adulti, indipendenti, emancipati, tenuti in considerazione dal prossimo, autorizzati a decidere per sé medesimi. Ma non è così, invece: quando si è piccoli, di norma, a meno di non essere soli al mondo o affidati a dei completi irresponsabili, sono gli altri a decidere per noi. Cercando di fare in modo che conserviamo intatta la purezza, l’innocenza, il più a lungo possibile, perché la disillusione non ci faccia suoi troppo presto. Ma… Da leggere.

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“Lena e la tempesta”

91hZqMJsIHL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le isole, tutte le isole, hanno qualcosa di presuntuoso.

Lena e la tempesta, Alessia Gazzola, Garzanti. La prosa di Alessia Gazzola è fresca, divertente, brillante, semplice ma mai banale, chiara, leggibile, accessibile, fluidissima: la storia che si dipana con estrema agilità e felice vena narrativa attraverso le pagine di questo romanzo è quella di Lena. Che ha un segreto. Secondo un antico adagio a quanto pare nella vita di ognuno di noi se ne accumulano diversi. Tredici, per la precisione. Cinque dei quali sono da mantenersi nel più assoluto riserbo. Cinque, come le dita di una mano. Ma Lena, si diceva, di segreto ne ha uno solo. Che però vale per mille, e al quale non può fare a meno di pensare mentre il traghetto la conduce verso l’obbligata meta, Levura, la selvaggia terra della sua giovinezza, per un viaggio che non potrà non cambiarla per sempre… Emozionante.

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“La bambina di Hitler”

81wvp4uy99L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Comportati come una ragazzina normale, come se stare lì fosse la cosa più naturale del mondo.

La bambina di Hitler, Matt Killeen, Garzanti, traduzione di Letizia Sacchini. La guerra sta per scoppiare. Hitler sta per invadere la Polonia. Gli ebrei sono nell’occhio del ciclone. Perseguitati. Sarah non ha scampo. È una ragazzina. Sembra impossibile che possa salvarsi. Eppure incontra una spia inglese, che, in modo del tutto inatteso e insperato, le offre un aiuto. Un’opportunità. Deve fingersi una giovane nazista. Se saprà sottrarre informazioni al nemico, potrà varcare il confine. E allora… Vibrante, intenso, potente. Da leggere.

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