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“La voce di Ajla”

di Gabriele Ottaviani

La visione si fece presto nitida come si fosse trattato di un film…

La voce di Ajla, Maria Silvia Bazzoli, Forum. Sua figlia Alina, appena tornata da New York per assisterla, non sa nulla del suo calvario, del suo passato. Ajla è in ospedale. La voce con cui parla tra sé e sé è alle sue orecchie uno stentoreo grido di disperazione, ma muta per tutti gli altri. Toccherà proprio ad Alina, pertanto, ripercorrere a ritroso il tragitto dell’orrore e del dolore, immergersi nel passato di una guerra abominevole, per capire finalmente come regalare alla madre il lusso ormai dato per irrealizzabile della speranza d’un avvenire sereno: potente, vibrante, emozionante, scritto con cura certosina, raffinato, attento, elegante, intenso, maestoso.

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“Intrecci del tempo presente”

71P+BJeQmXL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Lui cresceva come un uccellino spaurito, nessun desiderio di volare…

Intrecci del tempo presente, Pier Giorgio Gri, Forum. La storia la fanno i vincitori, e la raccontano i ricchi, sempre, naturalmente, in base alla propria ottica, attraverso il filtro, il microscopio, il setaccio e la lente d’ingrandimento del proprio punto di vista, della propria esperienza, parziale, privilegiata, unica e niente affatto universale. Al centro si vive diversamente che in periferia, specie se la periferia è una piccola valle del Friuli, lontana da tutto e da tutti, in cui ogni cosa è guadagnata con fatica, in cui le speranze sono lussi da signori… Splendidi i personaggi, formidabili i caratteri, magnifica la delicatezza profonda delle rappresentazioni: da leggere, rileggere, far leggere. Pura poesia.

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“La ragazza di Chagall”

Cattura2.PNGdi Gabriele Ottaviani

Rattrappita in quello spazio da voliera, si chiese se avrebbe dormito.

La ragazza di Chagall, Antonella Sbuelz, Forum. Romanziera e poetessa pluripremiata, docente appassionata di microstoria, studiata finanche all’università, tradotta in inglese, francese e croato, Antonella Sbuelz racconta in questo intenso volume caratterizzato da una prosa solida e maestosa la storia di un ragazzo e una ragazza che partono per nave da Trieste alla volta di Buenos Aires mentre l’Italia sta avanzando ad ampie falcate verso l’immondo disastro del secondo conflitto mondiale, e nel frattempo quella, destinata a intrecciarsi con l’altra vicenda, di due donne che hanno la colpa di voler essere libere e liberamente pensare, e che dunque sono costrette al confino su un’isola. Laddove avviene un delitto… Eccellente.

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“Jugoslavia, terra mia”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

La nostra prima visita al nonno e alla nonna si è a poco a poco trasformata in compensazione di un ritardo; Dušan aveva deciso infatti che la mamma e io avremmo dovuto rivivere la guerra dei dieci giorni per la Slovenia, da cui eravamo stati assenti ingiustificati.

Jugoslavia, terra mia, Goran Vojnović, Forum. Traduzione e cura di Patrizia Raveggi. Terra bellissima e martoriata, divisa ancora oggi da acredini che appaiono assai difficili a sanarsi, l’ex Jugoslavia che morto Tito è esplosa come una granata disseminando ovunque macerie di sé, che pullula di quartieri islamici e di moschee ma è priva di fedeli di quel credo, che ripete ogni cosa in tre lingue e due alfabeti perché nessuno vuole rinunciare alla propria autodeterminazione che sa di ossessione nazionalista, che non indica la direzione per le città che odia eliminando i cartelli stradali, che fa questo e molto altro ancora è la vera protagonista dell’intenso testo di uno dei più interessanti scrittori e registi della sua generazione, che indaga con solennità tragica e insieme ironica e brillante il significato delle guerre, la banalità del male, il senso della colpa, il ruolo ricoperto dal destino e in particolare la giustificazione della pietà, nel rapporto tra figli e genitori e con le proprie radici, il passato, il senso di appartenenza, i legami che ci caratterizzano anche, se non soprattutto, nostro malgrado. Da non perdere.

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“Cefuri raus!”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Ho riflettuto che questa mai laif è proprio fottuta e che è meglio se raccatto i miei stracci e via, in cammino. Da qualche parte. Da solo. Mando tutti al diavolo e me ne vado. Verso la vita. Chissenefrega di voi.

Cefuri raus! – Feccia del Sud via da qui, Goran Vojnović, Forum, traduzione a cura di Patrizia Raveggi. Lubiana è bella. Ricca. Elegante. È la capitale della Slovenia. Dove sono migrate molte persone provenienti dalle repubbliche del sud dell’ex Jugoslavia. Persone che vengono disprezzate. Vengono insultate. Chiamate cefuri. Un cefur è chi vive in uno stato ma non fa parte della maggioranza nazionale di quello stato. È una di quelle persone che viene confinata in uno degli squallidi quartieri-dormitorio periferici, lontani da tutto. Come Fužine, realtà a dir poco complicata sotto ogni punto di vista. Il titolo del romanzo, che sembra quasi in realtà un documentario in presa diretta, un’intervista (sono poco meno di cinquanta brevissimi capitoli, ognuno compiuto anche come racconto a sé, che iniziano tutti dando risposta a un perché, spiegando per esempio perché i cefuri sparino la musica al massimo o si piazzino sempre negli ultimi banchi a scuola), un diario, un quadro dai colori accesi, un ritratto corale perfetto della società, una meditazione sull’identità, una confessione schietta, tagliente, bruciante e dolceamara narrata in prima persona da Marko, diciassettenne cestista che ribolle di vita ma in realtà è anche un tenero imbranato inibito dalla straordinaria bellezza della conduttrice televisiva che abita all’ottavo piano e spesso incontra in ascensore, riproduce il testo di un graffito che – corsi e ricorsi storici, al di là della latitudine… – va per la maggiore sui muri dell’antica Aemona: dirompente.

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“La verde bellezza”

download (3).jpegdi Gabriele Ottaviani

L’ultimo discendente della famiglia Coronini Cronberg, il conte Guglielmo (1905 – 1990), lasciò in eredità il proprio ingente patrimonio, composto dal parco e dal palazzo cinquecentesco con tutte le sue opere d’arte, alla città di Gorizia.

La verde bellezza – Guida ai parchi e ai giardini storici pubblici del Friuli Venezia Giulia, Forum. Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni più belle e varie d’Italia: è bagnata dal mare, ma al tempo stesso ha delle notevoli vette, quelle delle Alpi Carniche e Giulie, le ultime ricordate con le sillabe iniziali persino nella filastrocca che un tempo si imparava per rammentare tutti i gruppi principali della corona di monti che cinge l’Italia, procedendo da occidente verso oriente (Ma con gran pena le reca giù… che ha sempre fatto pensare in realtà prima che ai monti alla triste vicenda di una signora non più giovanissima che in treno deve riprendersi le valigie stracariche di ogni ben di Dio dalla mensola in alto e non ha nessuno che la aiuti, ma questa è un’altra storia…), sulle quali si recano ogni volta che possono numerosi appassionati di sport invernali o uomini, donne, ragazze, ragazzi e finanche bambine e bambini che si dilettano con l’escursionismo e le passeggiate nella natura. Natura che la regione a statuto speciale – concessione osteggiatissima, all’epoca della sua ideazione, da molti, fra cui l’allora segretario missino Giorgio Almirante, che in occasione della discussione in parlamento si lasciò andare a un discorso fluviale – cura con particolare attenzione: ne è una prova questo libro bellissimo, fatto di immagini splendide, di testi interessanti, brevi, concisi, raffinati, densissimi di informazioni. Al suo interno è possibile reperire tutte le notizie necessarie per organizzare un piacevole viaggio alla scoperta di luoghi che altrimenti con ogni probabilità sarebbe molto difficile poter visitare proprio perché impossibilitati a essere a conoscenza della loro stessa esistenza, che invece va assolutamente reclamizzata: posti che riconciliano con la vita moderna e il suo logorante trambusto, che conservano la testimonianza di storie importanti dal punto di vista sociale, culturale, politico, economico, che raccontano di vicende istruttive per tutti gli strati della popolazione, di ogni età, che si stagliano come baluardi di una bellezza da preservare, studiare e tramandare, di indiscutibile valore civico e morale.

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“La fragilità del leone”

51HmUUdZ-0L._SX328_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tra i primi animali dell’arca avrebbe messo un paio di faine.

La fragilità del leone, Antonella Sbuelz, Forum. Nella longlist del premio Comisso. Siamo in prossimità di quel momento storico di svolta che per Ugo Foscolo significò la completa disillusione, il tradimento, il crollo e l’abbandono degli ideali, la svendita del leone di San Marco, la sacra e serenissima Venezia agli austriaci col trattato di Campoformio da parte di Napoleone, il generale corso in cui in tanti, tra cui lo stesso poeta, avevano riposto moltissime speranze. È l’estate del millesettecentonovantasette, e sotto uno dei meno frequentati ponti della città della Giudecca un corpo mascherato cola a picco. Passa un anno e un uomo e una donna si incontrano tra i canneti di una selvaggia laguna friulana: entrambi sono in fuga, per motivi diversi. A loro si aggiungono altri due personaggi, accomunati ai precedenti da un unico grande anelito: la libertà. Di poter essere quello che realmente si è. Ricostruzione storica mirabile, prosa ampia, suadente e affascinante, caratterizzazione meticolosa: da non perdere.

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“Anna dei rimedi”

copertina_mediumdi Gabriele Ottaviani

Le parole erano state dette, il distacco era compiuto.

Anna è nata venerdì primo gennaio dell’anno del Signore millesettecento, figlia legittima  e naturale di Gio:Batta e Margarita, subito registrata all’anagrafe, battezzata e liberata dal peccato originale, così che l’acqua benedetta e gli svolazzi sull’imponente volume rilegato certifichino da un lato e dall’altro la sua felice condizione di scampata al sempiterno e instabile oblio del Limbo. Cresce, e se l’inizio della sua vita coincide addirittura con un secolo nuovo, nel quale però non paiono essere così considerevoli gli avvicendamenti col passato, la prosecuzione mostra una natura che è fatta per essere contemplata, indagata e compresa, un mondo pieno di promesse e cose da imparare, anche attraverso anche la sofferenza, la fatica, la limitazione, un universo dove esistono sia la morte che l’amore. Anna vive in Carnia, Anna è diversa dalle altre, Anna ascolta e cura il prossimo, con le erbe e con l’anima. È Anna dei rimedi, di Marta Mauro, un bel romanzo, profondo, diviso in più parti, caratterizzato da una credibilità limpida e da un linguaggio multiforme, corredato da un riguardevole apparato di note e da un glossario che rende più facili a comprendersi i termini friulani: edizioni Forum, da leggere.

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