Libri

“Lasciami andare”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Immagina di morire. Di svegliarti in un corpo nuovo. Di lavorare con una persona che non conosci.

Lasciami andare, Katie M. Flynn, Frassinelli, traduzione di Chiara Brovelli. Distopico ma al tempo stesso decisamente attuale, come del resto è sempre l’arte, che nei fatti parla in ogni caso alla sua contemporaneità, anche, se non soprattutto, quando dà vita a un altrove, che funge da specchio, riverbero, eco e corrispondenza, il riuscito romanzo, leggibile, intenso, avvincente, compiuto, solido, profondo, disturbante, destabilizzante, stimolante e ben caratterizzato, che si deve alla penna di Katie M. Flynn, narra la storia di Lilac, una sedicenne che però ha smesso di essere la ragazza che è sempre stata, e per un motivo molto chiaro, e inquietante. Di lei, defunta, in una realtà in cui i vivi sono in isolamento per sopravvivere, è infatti rimasta solo la coscienza, divenuta proprietà di una società che installa le memorie in nuovi corpi, raffinatissimi umanoidi o, nel caso in cui si sia poveri, addirittura utensili. Alla coscienza di Lilac tocca in sorte una ragazza della sua età, il che la porta a rivivere quel che le è accaduto, fin quando non si avvede del fatto che… Mozzafiato.

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“Sharp objects”

FlynnSHARP_72dpi.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una volta tornate a casa, seguii Adora nell’ingresso, dove Alan ci stava aspettando in una posa di finta indifferenza, con le mani nelle tasche dei pantaloni. Mia madre gli passò accanto e si infilò di corsa su per le scale. «Come è andato lo shopping?» le gridò dietro. «Orribile» balbettò lei. Al piano di sopra, la sentii sbattere la porta della camera. Alan mi guardò accigliato e la raggiunse. Amma si era già dileguata. Mi diressi in cucina, verso il cassetto delle posate. Volevo solo dare un’occhiata ai coltelli che un tempo usavo su di me. Non volevo farmi del male, ma solo sentire per un attimo quella pressione tagliente. Pregustavo già la punta aguzza del coltello che premeva contro i polpastrelli e quell’attimo di piacevole tensione prima del taglio. Il cassetto si aprì solo di pochi centimetri e poi si bloccò. Mia madre aveva messo i fermi. Tirai più volte con forza. Sentivo il tintinnio di tutte quelle lame che sbattevano l’una contro l’altra. Come frenetici pesciolini di metallo. La pelle mi bruciava. Ero sul punto di telefonare a Curry, quando il campanello della porta si intromise nei miei pensieri con il suo rintocco educato. Sbirciando da dietro l’angolo, vidi Meredith Wheeler e John Keene fermi sulla soglia. Mi sentii come se fossi stata scoperta a masturbarmi. Morsicandomi l’interno della bocca, aprii la porta. Meredith entrò, lanciando occhiate nelle stanze ed esprimendo il suo apprezzamento con gridolini. Emanava zaffate di un profumo pesante e dolciastro, più adatto a una matrona che a un’adolescente vestita con la divisa bianca e verde da ragazza pompon. Si accorse che la stavo osservando.

Sharp objects, Gillian Flynn, Rizzoli, traduzione di Barbara Murgia. Da questo libro, l’esordio, datato duemilasei, un thriller riuscitissimo, dell’autrice di Gone girl, film con Ben Affleck e Rosamund Pike passato anche dalla festa del cinema di Roma, la serie tv creata da Marti Noxon (sceneggiatrice di numerosi episodi di Buffy l’ammazzavampiri, Point Pleasure, Brothers & sisters, Grey’s anatomy, Private practice, Mad men e Glee, regista e autrice di Fino all’osso, con Lily Collins) e diretta da Jean-Marc Vallée (Liste noire, Loser love, C.R.A.Z.Y., The young Victoria, Dallas buyers club, Wild, Demolition, Big little lies) con Amy Adams (Bella da morire, Cruel intentions 2, Tutta colpa di Sara, Prova a prendermi, Junebug, Come d’incanto, Il dubbio, Julie & Julia, Una notte al museo 2, The fighter, The master, Lei, American hustle, Big eyes, Batman v Superman, Arrival, Animali notturni, Justice league): otto anni dopo essere andata via dall’asfissiante e bigotto borgo del Missouri dov’è nata e cresciuta, Wind Gap, Camille Preaker lascia Chicago per tornarvi, inviata dal giornale per cui lavora. È scomparsa una bambina, e il caso ne ricorda un altro: la mano, dunque, potrebbe essere la stessa. E… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

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“Un buon presagio”

untitled.pngdi Gabriele Ottaviani

«Ecco. Era proprio qui.» Indicò da terra al soffitto. Finsi di studiarla da vicino, ma non c’era niente da vedere. L’aveva completamente ripulita, sentivo ancora l’odore della candeggina. «Posso aiutarla» dissi. «C’è una tremenda sensazione di dolore, proprio qui. In tutta la casa, ma in particolare qui. Posso aiutarla.» «La casa scricchiola tutta la notte» disse Susan. «Cioè, è come se gemesse. Non dovrebbe. Tutto l’interno è nuovo. La porta di Miles sbatte a ore strane. E lui… sta peggiorando. È come se fosse in preda a qualcosa. Un’oscurità che si porta dietro. Come la corazza di un insetto. Striscia sempre via. Come uno scarafaggio. Me ne andrei, dalla paura che ho, me ne andrei, ma non possiamo permettercelo. Non adesso. Abbiamo speso un sacco di soldi per questa casa, e quasi altrettanto per ristrutturarla, e… mio marito in ogni caso non lo consentirebbe. Dice che Miles sta solo attraversando una crisi legata alla crescita. E che io sono una sciocca nevrastenica.» «Posso aiutarla» ripetei. «Lasci che le faccia vedere tutto» disse Susan. Percorremmo il corridoio lungo e stretto. La casa era per sua natura buia. Ti allontanavi da una finestra e calava la notte. Susan accendeva le luci man mano che andavamo avanti. «Miles le spegne» disse «e io le riaccendo. Se gli chiedo di lasciarle accese, fa finta di non capire di cosa sto parlando. Ecco il nostro studiolo» aggiunse. Aprì una porta e rivelò una stanza immensa con un caminetto e libri su tutte le pareti. Rimasi a bocca aperta. «È una biblioteca» dissi. Dovevano esserci almeno mille volumi. Libri grossi, notevoli, da persone intelligenti. Com’era possibile tenere mille libri in una sola stanza e chiamarla studiolo? Entrai. Rabbrividii teatralmente. «La sente? Sente la… pesantezza che c’è qui dentro?»

Gillian Flynn, Un buon presagio, Rizzoli, traduzione di Alberto Cristofori. È l’autrice di Gone girl. E già questo basterebbe come garanzia che la penna sia di indubbio talento. Ma questo romanzo in realtà è ancora meglio di quello che ha ispirato il bel film di Fincher con Ben Affleck, Neil Patrick Harris, lontano anni luce dall’incantevole personaggio che lo vide debuttare accanto all’ottima Whoopi Goldberg nel Grande cuore di Clara, diventato un cult plurireplicato anche sul piccolo schermo quasi ai livelli dell’immarcescibile Pretty woman del compianto Garry Marshall, e la diabolica Rosamund Pike, che si beccò pure la candidatura all’Oscar, ma non c’era speranza, quell’anno, contro l’eterna ingiustamente non premiata fino ad allora, ossia Julianne Moore, benché la più brava della cinquina fosse stata senza ombra di dubbio, a meno di essere intellettualmente disonesti, Marion Cotillard. La trama di Un buon presagio? È giovane. È scaltra. È abituata a cavarsela da sola con vari mezzi. È una sedicente sensitiva. Susan va a chiederle aiuto. E lei pensa che sia l’ennesima pollastra da spennare, bionda, bella, ricca e annoiata. Entra nella sua casa, però, e scopre che qualcosa non va sul serio. Ma ancora più inquietante della magione in puro stile vittoriano però c’è Miles. Il figliastro di Susan. Quindici anni, e molti più disturbi mentali. Fa correre molti brividi lungo la schiena, ha un’ottima prosa e un ritmo e una tenuta eccellenti: si legge d’un fiato. Da non perdere.

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