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“Tutti i racconti”

TuttiRacconti_Flannery_O_Connor_1di Gabriele Ottaviani

– Be’, avresti dovuto ascoltarmi, invece, – disse il commesso viaggiatore – Ho detto cose che dovresti sapere.

Il geranio. Il barbiere. La lince. Il raccolto. Il tacchino. Il treno. Il pelapatate. Il cuore del parco. Un colpo di fortuna. Enoch e il gorilla. Un brav’uomo è difficile da trovare. Tardivo incontro col nemico. La vita che salvi può essere la tua. Il fiume. Un cerchio nel fuoco. Il profugo. Un tempio dello Spirito Santo. Il negro artificiale. Brava di gente di campagna. Non si può essere più poveri che da morti. Greenleaf. La veduta del bosco. Malattia mortale. Gli agi della casa. Punto Omega. La festa delle azalee. Gli storpi entreranno per primi. Amore e rabbia. Rivelazione. La schiena di Parker. Il giorno del giudizio. Trentuno. Trentuno racconti. Uno per ogni giorno del mese. Se volete leggerli a febbraio, lo sforzo è un po’ più ampio. Trentuno racconti. Ovvero tutti. Tutti i racconti scritti nella sua troppo breve vita – nemmeno quarant’anni – da Flannery O’Connor. E se chi muore giovane è caro agli dei, si dice, lei a quelli della letteratura dev’essere carissima. Perché scrive meravigliosamente. I titoli parlano già leggendoli in sequenza, come uno di quei giochi da social network in cui metti in fila i libri componendo frasi attraverso i titoli stampigliati sulle coste: c’è tutta la vita dentro il volume edito da Bompiani e tradotto da Marisa Caramella e Ida Omboni. Strepitoso, come lo sono le storie, e i personaggi. Che sbattono come falene sulla luce, il mondo li sovrasta perché non sanno uscire dai propri rigidi e asfittici schemi mentali, non sanno ammettere né contemplare il mistero. Ribalta le convenzioni la O’Connor, è dura e spietata, realistica e insieme lirica e allegorica. Come Edna O’Brien. Come Anne Tyler. Come Elizabeth Strout. Tant’è che sono racconti, è vero, ma questa antologia sembra un romanzo. I temi comuni sostengono la struttura, come se fossero, e lo sono, tanti capitoli di un unico grande progetto, tanti dettagli di una sola visione del mondo, la sua, quella dell’autrice, un quadro che si compone pennellata dopo pennellata per rimanere ai posteri come suo lascito, come sua eredità.

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