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“Quelle del Quarantanove”

517m3D3vcCL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cominciavamo a sperare che lo sbirro se n’era dimenticato – o che magari s’era beccato una fucilata che l’aveva mandato all’alberi pizzuti. Invece il sovrintendente Leonardi è ricicciato di prima mattina, accompagnato da uno dei suoi sbirri, per interrogare il sé dicente Cardini Filippo. E che non facessimo tante storie, perché lui ha aspettato pure troppo. La signora non si lascia impressionare e lo invita a accomodarsi: così il signor sovrintendente si toglierà il dubbio una volta per tutte e la farà finita con questi assurdi sospetti. Leonardi sale alle soffitte, entra nello stanzino dove sta Filippo e richiude la porta, lasciando di sentinella l’altro sbirro. Restano chiusi lì per un par d’ore. Poi Filippo ci ha raccontato tutto. All’inizio Leonardi vuole sapere dove è nato, chi è la sua famiglia e robba così. Filippo gli spiega che viene da un paese vicino a Pisa. Suo padre è allevatore, abbastanza benestante per farlo studiare; infatti da due anni studia abbotanica all’università di Pisa. È venuto a Roma, come tanti altri studenti italiani, per contribuire a difendere questa nostra bella e giovane repubblica. Leonardi allora gli fa l’interrogazione su questa abbotanica, per vedere se davvero è studente come dice. Filippo risponde senza problemi, e dentro di sé si fa pure una risata: lo sbirro pensa di essere un dritto, ma è ignorantissimo di abbotanica e Filippo potrebbe raccontargli qualsiasi cosa, pure che i fagioli crescono sull’alberi.

Quelle del Quarantanove, Marco Amato, Valerio Maria Fiori, IoScrittore. Valerio Maria Fiori, nativo di Camerino ma romano d’adozione, copywriter, sceneggiatore e autore, ha molte cose in comune con Marco Amato, che da tre anni a questa parte fa l’insegnante di scuola media. Il loro romanzo – un viaggio avvincente e ben caratterizzato sotto ogni punto di vista nel Risorgimento italiano attraverso gli occhi di donne forti e tenaci che vennero però nascoste e ignorate dalla storia ufficiale, che, si sa, non solo è fatta dai vincitori, ma anche, per non dire, soprattutto, dagli uomini, non perché siano loro i più valorosi tout court ma semplicemente perché sanno fare più squadra e raccontarsi meglio fandonie per dare spago al proprio sessismo e alla propria vanagloria – si è aggiudicato il Premio Vanity (Vanity Fair Italia) per il miglior personaggio femminile nell’ambito del Torneo letterario online del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol (Gems). È la storia, credibilmente raccontata anche dal punto di vista linguistico, che è aspetto niente affatto da sottovalutare in un tale contesto, di Vincenza Diotaiuti. Il cognome è rivelatore: è un’orfanella. L’hanno cresciuta e battezzata le suore. Siamo a Roma, nel milleottocentoquarantanove, l’anno della repubblica romana, che viene istituita mentre lei, che tutti chiamano Cencia e che per vivere batte, è in carcere. Quando le porte della prigione si spalancano dinnanzi a lei, di nuovo finalmente libera, ammesso e non concesso che la sua esistenza possa dirsi tale, è destabilizzata: il mondo è cambiato. E lei vuole farne parte. Conosce una donna straordinaria. È bella. Dotta. Fascinosa. È una principessa. Si chiama Cristina Trivulzio di Belgioioso. Le offre un lavoro in ospedale, tra rivoltosi feriti da medicare. E uno di loro ha un paio di irresistibili occhi azzurri… Una piacevolissima sorpresa.

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“La memoria spezzata”

51iN-q-F2bL._SX349_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I tre camminarono lentamente lungo il sentiero chiacchierando, da quando erano usciti non avevano mai smesso di comporre insieme quell’immenso mosaico di differenti ricordi.

La memoria spezzata, Giuseppe Fiori, Manni. Il dodici di dicembre millenovecentosessantanove è una delle date più tragiche della storia repubblicana italiana, quella della strage di Piazza Fontana. Un eccidio in merito al quale, come purtroppo spesso, troppo spesso, capita nelle vicende di cronaca nera d’Italia, non è stata fatta luce piena. Non tutte le ombre sono state dissipate. E nel frattempo il tempo passa, i testimoni diminuiscono, com’è naturale che sia, la memoria si fa più flebile… Già, la memoria: il bene più prezioso e insieme più fragile che si possegga. E nella casa di riposo Lungo tramonto c’è chi non si rassegna… Di fortissimo impatto emotivo, la narrazione scava nei meandri dell’anima, e mantiene desta l’attenzione del lettore con una scrittura solida e di alto livello. Da leggere.

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