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“I tonni non nuotano in scatola”

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Non sapevo se ridere o piangere…

I tonni non nuotano in scatola, Carla Fiorentino, Fandango. Carloforte è per Vetta, all’anagrafe Violetta, il luogo delle rimembranze, l’isola dove ha trascorso l’infanzia, la terra delle radici e del terreno fertile che ha contribuito alla fioritura della sua identità. Quale luogo migliore dunque per unire l’utile al dilettevole, scrivere un bel reportage di viaggi sulla liturgia della tonnara che soddisfi il suo editore e al tempo stesso prendersi del tempo per riflettere, sullo sfondo di una cornice a dir poco magnifica, e per metabolizzare la scoperta che crede di aver compiuto e che l’ha gettata nel panico, ossia il fatto che il suo uomo voglia cedere al rito borghese del matrimonio chiedendole la mano? Naturalmente però lo scorrere del tempo le ha reso necessario l’aiuto di una guida, un fascinoso cicerone che la conduca nei meandri del pugno di terra strappato al mare, e… Delizioso.

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“Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore”

41t65H7FhmL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nella mia vita che tanto mi stava stretta o larga a seconda dei punti di vista c’era comunque qualcosa di fondamentale che calzava perfetto. Roma. Io avevo scelto Roma proprio per non rimpiangere. E quindi non ci stava a fare nulla quel sentimento di ristagno che mi sentivo crescere dentro. Io avevo lasciato lo stagno per il mare. E nel mare non può esserci ristagno. Forse ci si può arenare in una secca. Forse. Forse impigliare in un banco di alghe o contro uno scoglio. Ma in quei casi bisogna strattonare. Ecco forse era questa la chiave di lettura. Strattonare. E se la mia forza non bastava, allora dovevo fare leva su qualcosa. La storia delle tele mi si era infilata dentro come una tenia e divorava tutta l’energia e l’attenzione. Ormai non pensavo ad altro che a come far fruttare la mia scoperta. Vivevo quest’occasione, se così poi si poteva definire, come l’unica e ultima possibile. Da un’opportunità era diventata un’ossessione. Su fb le nostre conversazioni erano proseguite come se nulla fosse. Clara ogni tanto passava per una birra o una barretta Kinder come ai vecchi tempi. Si sfogava contro sua madre, versava qualche lacrima per suo padre e non mancava mai di ringraziarmi per essere sempre così presente nella sua vita. Avermi “al piano di sopra” la faceva sentire bene. La faceva sentire protetta. E io per tutta risposta tramavo alle sue spalle. Approfittavo dell’affetto e della fiducia per gettare la sua famiglia nello scandalo. Che diritto avevo? Che ne sapevo io di quello che provava il Professore? Se avesse voluto rendere pubblica la sua arte, ne avrebbe avute tutte le possibilità e invece l’aveva tenuta nascosta nella sua tana. La mia era una vera e propria violenza. Doppia, tripla, quadrupla. Come se qualcuno avesse scoperto i miei diari segreti, quelli dove scrivevo le mie debolezze o peggio i miei quaderni con gli elenchi, con le mie attività rivoluzionarie e avesse deciso di utilizzarli per arricchirsi. Fregandosene della mia memoria…

Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, Carla Fiorentino, Fandango. Per Courbet rappresenta l’origine del mondo, per Eve Ensler la protagonista di una formidabile serie di monologhi, per il padre appena morto di Clara, una trentenne bloccata come tanti, per non dire troppi, nel limbo – a tratti autoinferto, perché spesso si ha paura di vivere, di essere felici, di assumersi le proprie responsabilità, di mettersi in gioco, di rischiare, perché si parte già sconfitti in partenza, troppo qualificati per qualsiasi cosa – della precarietà lavorativa, emotiva, economica, umana, esistenziale, il soggetto prediletto per una nutrita serie di dipinti che la figlia ha ritrovato in soffitta: è la vagina. E Clementina, che parla con gatti immaginari e passa le giornate a guardare le macchie sul soffitto, pensa che si possa trattare finalmente della grande occasione: ma Clara resiste. Bisogna chiedere aiuto agli amici: Porno, soprannomen omen, che ha sul desktop del computer dell’ufficio una cartella di file XXX come sola ancora di salvezza per il logorio della vita moderna, Flavia, che cura le pietre, Pusher, che confida nel potere dei libri. E… Ritratto scintillante e credibile, mai indulgente, mai banale, mai agiografico, mai pretenzioso o consolatorio, un puzzle policromo di quotidianità, miserie, sogni, speranze e frustrazioni, è un romanzo d’esordio adorabile e magnifico sin dal titolo salingeriano e dalla splendida e azzeccatissima copertina.

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