Libri

“Il popolo del diluvio”

412b4seBAlL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mia assennatezza mi disturba, non mi dà pace, e poi per il lavoro sono troppo colto, overqualified, le mie conoscenze su argomenti elevati sono inutilizzabili, con le mani non so fare nulla, sarebbe forse meglio se seguissi un corso per magazziniere, per occuparmi dei libri appena giunti… Vivo a dispetto della mia idea di dignità. Nessuno ridurrà la mia intera vita a un girovagare da uno sportello all’altro, la vita inizia oltre le “fondamentali necessità umane”, il vivacchiare da poveracci e le bazzeccole quotidiane, vi prego, chiedetemi qualcosa di serio, e vi dirò la mia, smettetela di sminuirmi, di stancarmi con stupidaggini, conosco anch’io divinità e regnanti, come altre questioni, anche internazionali. Io annoterò grandi pensieri, e che a dar conto delle proprie disgrazie e miserie siano gli scribacchini che non sanno fare meglio. Io non mi vendo a un vil prezzo, che loro svendano quel che vogliono, case, appartamenti, le loro abilità, l’orgoglio, non me. Quando oggi l’impiegata mi ha chiesto il mio status, le ho detto che il mio status è extra-ordinario, ho annunciato che finalmente è stato ritrovato lo sconosciuto re di Spagna, che non aveva dove andare se non in fuga. Quel re sono io, in persona! La mia regalità è in me, il mio scettro risplende. L’impiegata mi ha guardato sbigottita, ha spalancato la bocca, ha iniziato a tremare, e la capisco, la poveretta non aveva mai visto un re, ha chiesto intimorita, con voce fioca, se potevo compilare il modulo o se doveva chiamare aiuto, se non potevo bastava che firmassi, sarebbe stato sufficiente.

Il popolo del diluvio – Il viaggiatore. Il racconto. Il ritorno. In luogo di un epilogo, la felicità, Predrag Finci, Bottega Errante Edizioni, traduzione di Alice Parmeggiani. Filosofo, scrittore, saggista, professore ordinario di estetica fino al millenovecentonovantatré, anno d’inizio del suo esilio a Londra, presso l’università di Sarajevo, è uno dei più importanti intellettuali di origine balcanica e non solo: la sua prosa, intensa e appassionante, intima e vibrante, lirica e insieme scabra, qui valica il confine dell’accademismo e si concentra su un’esperienza concreta, straziante, carnale, dolorosa, una testimonianza nostalgica e fondamentale, in quanto chi dimentica ha spalancate dinnanzi a sé le desolate lande della rassegnazione all’eterno ritorno dell’uguale. C’è una corriera piena di uomini, donne e bambini che, oltre cinque lustri or sono, lascia una terra martoriata e una città cinta d’assedio in maniera tanto atroce che si sperava fosse confinata alle vestigia della storia più buia e parte verso un miraggio di pace. Ma… Da non perdere.

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