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“L’impromissa”

71aEASKpIIL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Pietro camminava veloce e io stentavo, quasi trascinata, a stare al suo passo. Si guardava intorno, a controllare chi ci potesse osservare in quel momento. Costeggiammo la facciata principale della chiesa, in direzione della scaletta in pietra che conduceva alla piazzetta inferiore. Arrivati al noce che delimitava l’inizio della rampa, Pietro prese a correre e io lo seguii trafelata. Improvvisamente svoltò a sinistra e ci ritrovammo nella rientranza dove, alla festa di San Giovanni, avevamo discusso per il comportamento troppo sfacciato di Riccardo. Pietro mi spinse contro il muro e dischiuse le mie labbra con le sue. Mi accarezzò lievemente gli zigomi con le dita, ripercorrendoli come a voler essere sicuro che fossero sempre gli stessi. Il precario equilibrio dovuto ai ciottoli dissestati della pavimentazione mi costringeva a tenermi schiacciata contro il muro freddo e umido e a cercare di aggrapparmi a lui. Passai le mani tra i suoi capelli, sulle spalle, le infilai impertinenti sotto la camicia, disfacendo l’ordine dei suoi abiti. Sentimmo dei passi rapidi rincorrersi giù per gli scalini. L’ombra generata dalla sporgenza del muro ci manteneva al buio, ma Pietro si allontanò comunque in fretta, piazzandosi di fronte a me, in modo da non essere visibile. Erano solo bambini, che passarono velocemente chiamandosi l’un l’altro e incitandosi a gareggiare. Noi respiravamo affannosamente: eravamo eccitati ma al contempo timorosi che qualcuno potesse scoprirci. Il volto di Pietro era a pochi centimetri dal mio e sentivo il suo fiato che soffiava caldo su di me. Lo baciai ancora, con delicatezza. Lui socchiuse gli occhi e il ritmo del suo respiro si fece nuovamente affannoso. Ci accorgemmo di altri passi. Stavolta l’andatura era lenta: sentimmo fischiettare e il cuore mi saltò in gola quando vidi comparire…

L’impromissa, Chiara Ferraris, Sperling & Kupfer. Splendido dalla prima all’ultima pagina, anzi, dalla copertina, raffinato, elegante, coerente, solido, potente, ben costruito e confezionato con acribia, emozionante e dirompente, il volume di Chiara Ferraris, una saga nell’accezione più nobile dell’altisonante ma appropriato termine, narra con bella prosa la storia di un amore, di una famiglia e quella di un intero paese, una martoriata nazione, la nostra, l’Italia: vicende individuali e collettive, pubbliche e intime, particolari, e dunque per questo assolutamente universali, perché solennemente comuni sono le istanze che agitano gli animi degli uomini, sempre protesi verso la dispettosa e fuggevole felicità, si intrecciano e amalgamano in modo assai efficace. A Genova l’appartamento di cui Agata varca il limite, il confine, la soglia è ormai da tempo buio e vuoto. La madre non c’è più. E andando via, ha trascinato con sé anche dubbi, misteri, segreti, silenzi, domande senza risposta. Ma… Eccellente.

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“Intorno agli unicorni”

41twZVegSdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Forse una forma complimentosa paradossale si può trovare nel “tipico imbecille”: l’insulto sta nell’imbecille, e il tipico forse attenua; ciò non si dà invece nel “solito stronzo”, dove la banalità del male suona come aggravante.

Intorno agli unicorni – Supercazzole, ornitorinchi e ircocervi, Maurizio Ferraris, Il Mulino. Docente di filosofia teoretica, autore di oltre cinquanta libri, vicerettore a Torino, laddove presiede anche il laboratorio di ontologia, ossia dello studio dell’essere in quanto tale, per quel che concerne la ricerca umanistica, indaga l’esistenza, la vita, che, come ricorda lui medesimo, ha la caratteristica di essere essa stessa un processo irreversibile per cui alla fine si muore e si viene seppelliti, o cremati, o divorati dagli uccelli nelle torri del silenzio, e le sorprese che riservano le entità minori della filosofia in questo volume agilissimo, dotto, divertente, entusiasmante come uno degli interrogativi che pone (si può sussumere un ornitorinco?), ricchissimo di livelli di lettura, di chiavi di interpretazione, di citazioni che spaziano da Gadda a Teofrasto a Kant e Heidegger fino all’immarcescibile, sublime e indimenticabile Come se fosse antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribàcchi confaldina?, eternata dal genio monicelliano e dall’interpretazione di attori formidabili, la supercazzola per antonomasia, un vero e proprio shibboleth culturale, come ricordato nel pregevole e prezioso studio sui materiali filmici cult a firma di Annamaria Cacchione, Giancarla Carboni, Flavia Mangoni e Marco Pioli.

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“Dimmi come mangi”

Dimmi_come_mangi_HIdi Gabriele Ottaviani

  • La spesa la fa? Le sarà capitato qualche volta…

No, la spesa in prima persona no. Vado qualche volta ad accompagnare mia moglie con funzione di portaborse… ma non decido nulla.

  • E sua moglie dove la porta a fare il portaborse? In piccoli negozi o in centri commerciali?

Vicino a casa abbiamo un’Esselunga quindi ci si appoggia lì prevalentemente. Non amiamo i centri commerciali però in questo caso, siccome lo frequenta da molto tempo, ha un rapporto non proprio del tutto astratto con il personale: si conoscono, fanno la chiacchierata… Però, quando andiamo in Friuli, andiamo al negozietto del paese. È una tristezza vedere che questi piccoli negozietti stanno scomparendo. Oltretutto costituiscono una forma di controllo sociale. Sempre più spesso sentiamo o leggiamo che un’anziana è morta in casa e la trovano dopo giorni. Per forza: se la signora Maria, che va ogni giorno a prendere il pane in quel tal negozietto, per un giorno non ci va, qualcuno si preoccupa; ma se non va al centro commerciale chi se ne accorge? Insomma, io vedo la diffusione dei centri commerciali come un segno della nostra tendenza a isolarci sempre di più.

(Brano tratto dall’intervista a Bruno Pizzul)

Dimmi come mangi, Paolo Corvo e Stefano Femminis, Terre di mezzo editore. Prefazione di Carlo Petrini, il nume tutelare dello slow food. Quattordici interviste imprevedibili sul cibo: Avati, Bastioli, Bianchi, Bonomi, Colò, Daverio, Giugiaro, Ovadia, Pizzul, Pomodoro, Poretti, Serra, Testa e Vitali. Siamo quello che mangiamo, diceva Feuerbach, ed effettivamente non gli si può proprio dar torto. E il cibo, inutile girarci intorno, specie in Italia è arte, cultura, passione, argomento di conversazione, eredità, retaggio, ricordo ed elemento fondamentale del tessuto sociale. Ognuno ha il suo rapporto, ognuno ha le sue preferenze ed idiosincrasie: il libro di Corvo e Femminis è una gita fuori porta con un bel gruppo di amici che ognuno può divertirsi a conoscere un po’ di più, scoprendo magari di avere insospettate affinità.

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