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“Adelaide”

di Gabriele Ottaviani

Non ero bella, ma il fascino del mio nome conquistava…

Adelaide, Antonella Ferrari, Castelvecchi. Teatina, laureata in giurisprudenza, docente a contratto nell’università della propria città, Antonella Ferrari ha già all’attivo diverse e convincenti prove letterarie: il suo nuovo romanzo conduce con mano sicura il lettore sul finire del diciannovesimo secolo, facendogli conoscere una donna assolutamente all’avanguardia, nubile per scelta ma certo per nulla ostile all’amore, anzi, che assieme a fratelli e amici decide di impegnarsi anima e corpo nella lotta carbonara, una battaglia sociale, culturale, etica, morale, collettiva per la giustizia e la libertà che trae forza proprio dagli ideali da cui è ispirata, e dal desiderio di autodeterminazione, di presa di coscienza, di affrancamento da una realtà asfissiante che non consente, ad Adelaide come agli altri personaggi, chi vive una passione che il resto del mondo segna a dito, chi viene accusato del male solo perché trova altre strade per il bene, chi perché vive in una prigione, ma non ne ha piena contezza, di essere davvero quel che sono. Da leggere.

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“L’agente segreto”

di Gabriele Ottaviani

I morti sono avulsi, sono come estratti dalla nostra dimensione…

L’agente segreto, Andrea Ferrari, Bollati Boringhieri. Indiscutibilmente bello sin dalla copertina, lieve ma assai profondo, fruibile, leggibile, affascinante, adatto a tutti e dal ritmo irrefrenabile, piacevole e gustoso, fresco e gradevole come l’acqua per chi ha sete, appagante e compiuto, questo raffinato volume racconta la storia di un uomo, un agente segreto non più giovanissimo e dall’aria stropicciata e disillusa, cui viene dato l’ordine di attendere, in un piccolo albergo sulla costa sufficientemente male in arnese, al di là delle apparenze, e popolato dalla più varia umanità, che non manca di stimolare la sua curiosità, una lettera contenente le istruzioni relative alla missione da compiere. Ma… Una delizia.

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“Il viaggio di gatto Palmiro”

96667609_138748604444148_9112999232842760192_ndi Gabriele Ottaviani

Il mio nome è Palmiro Baffozzi, nato a Codalunga il 31 Agosto 2015…

Silvia Ferrari, Il viaggio di gatto Palmiro, Infilaindiana. I nati sotto il segno della Vergine sono molto altruisti, coscienziosi e amano il lavoro preciso, anche se vengono sommersi dagli impegni, sono molto analitici e spesso eccessivamente critici, in primo luogo nei confronti di sé medesimi, hanno un livello di intelligenza al di sopra della norma e un discreto gusto artistico. E molto altro ancora. Almeno, così si dice. Il nostro protagonista è nato il trentuno di agosto, dunque, a dar retta all’astrologia, è questo che dobbiamo aspettarci da lui, anche se non si tratta di un umano, bensì di un felino. Che ha molto da raccontare, tante sorprese da riservare e un sacco di avventure da vivere e far vivere: incantevole.

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“Dolce Natale”

Screenshot_20200519-153804di Gabriele Ottaviani

Si narra che un tempo, tutte le renne di Babbo Natale avessero un marchio speciale inconfondibile e indelebile: un piccolo abete rosso sulla zampa destra anteriore. Qualche giorno fa i giornali di tutto il mondo hanno dato notizia di aver avvistato una renna con l’abete nelle isole Hawaii… “Eccola, è proprio lei” diceva qualche bambino curioso sulla spiaggia. Un giornalista era riuscito a intervistarla: “Sì, sono una renna di Babbo Natale e mi sto riposando… Quest’anno non volerò più nel cielo con la magica slitta perché sono un po’ stanca. Preferisco cambiare lavoro, dopotutto i bambini hanno richieste troppo ambiziose. Ho deciso di aprire un ristorante qui su una di queste isole”.Dopo quel giorno, adulti e bambini rimasero delusi dalla notizia e iniziarono a preoccuparsi…

Silvia Ferrari, Dolce Natale, Infilaindiana. Illustrazioni di Veronica Geroni. Il Natale è la festa della famiglia, dei bambini, dell’amore, oltre che, naturalmente, per chi crede, della ricorrenza della salvifica venuta al mondo di Gesù, il figlio di Dio. Silvia Ferrari, con prosa intima, delicata, dolce, che ben si amalgama con le illustrazioni, alcune lasciate in bianco e nero per permettere ai bimbi, e perché no anche ai grandi, di divertirsi colorando, raccoglie una serie di storie, variazioni sul tema che divertono e fanno sognare.

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“Sul bordo del giorno”

Sul bordo del giornodi Gabriele Ottaviani

Prometti che non dirai nulla a papà?

Sul bordo del giorno, Attilio Celeghini, Ferrari editore. È estate. È il millenovecentonovantadue. Nina è una bimba. Che ha un’amichetta. Una ragazzina d’undici anni, cui vuole, com’è naturale e dolcissimo che sia, un mondo di bene. E che d’improvviso scompare senza lasciare traccia. Impossibile rassegnarsi a un dolore così, a una perdita che non si può elaborare. È insopportabile da adulti, figuriamoci a un’età in cui la vita non dovrebbe essere così infida da costringere a darsi pensiero di qualcosa. Ma Nina è indomita. È coraggiosa. È intelligente. E vuole ritrovare la sua amica. Indaga, fra sogno e realtà, e il suo sguardo limpido, la sua mente che non conosce sovrastrutture e malizie, la rendono subito testimone e al tempo stesso giudice di quel mondo adulto che, smarrendo la fanciullezza, ha preferito al candore la torbida ambiguità. Attilio Celeghini, scrittore e giornalista – si vede – professionista, con la sua prosa asciutta, precisa e credibile si muove fra la lirica e la denuncia, intrattiene ed emoziona. Profondamente.

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“Ragazzo italiano”

Ferrari_coverdi Gabriele Ottaviani

Il maestro Poli si era fermato, guardava per terra. Poi si voltò, risalì dietro la cattedra e restando in piedi disse: “Allora, oggi cominceremo facendo un esercizio, anzi due. Siccome non avete ancora né il libro di lettura né il sussidiario, vi leggerò un brano, come se fosse un racconto, e voi adesso, qui, farete un riassunto sul quaderno. Le cose difficili sono appunto due. Dovrete stare molto attenti mentre ve lo leggo perché poi non avrete sotto mano il testo scritto. Questo è un esercizio di attenzione e di memoria. Poi dovrete anche far stare tutta la storia in tre pagine di quaderno con le righe di quarta. Provate e vedrete che non è mica tanto facile. Questo è un esercizio di sintesi, serve a distinguere le cose più importanti da quelle meno. Così faremo sempre, ci abitueremo a occuparci solo delle cose importanti”. Tirò fuori da una vecchia cartella un foglio, si vedeva che si era preparato, e cominciò a leggere. La storia parlava di un maestro molto giovane, a Roma, che viene mandato come “maestro provvisorio”, cioè supplente, in una quinta tremenda…

Ragazzo italiano, Gian Arturo Ferrari, Feltrinelli. Margaret Mazzantini, che lo Strega l’ha vinto eccome, diciotto anni fa, con Non ti muovere, propone per l’edizione di quest’anno del medesimo premio il libro, bello, profondo, lirico, raffinato, intenso, avvincente, coinvolgente, convincente, empatico, solenne, ricchissimo di rimandi e riferimenti al nostro immaginario collettivo, a una certa visione del mondo che ha visto nella tanto bistrattata scuola, soprattutto nel cosiddetto secolo breve che non si è fatto mancare nulla, né la guerra né la fame, né la rinascita volonterosa né l’edonismo crapulone, uno strumento di speranza, formazione, cambiamento, evoluzione e innalzamento sociale, che incarna pienamente uno degli scopi principali della letteratura, ossia quello di renderci migliori, più ricchi, più curiosi, più capaci di affrontare il dolore, di Gian Arturo Ferrari, con la seguente motivazione: «Ragazzo italiano è un libro scritto con uno spirito fanciullesco, nel senso più nobile del termine. Per me avrebbe potuto intitolarsi anche “Giovane”. Il giovane preso per mano lungo queste pagine, negli anni della sua crescita: un antieroe fragile, un bambino che vive circondato da donne, educato da donne, fasciato innanzitutto di stupore. E giovane è anche lo sguardo del narratore che torna ad accostarsi a quel bambino, poi ragazzino, poi ragazzo, nelle tre parti che compongono il romanzo. Ferrari riporta, ricrea in maniera formidabile, dialoghi che sono tranches di vita, che fanno pensare a certi quadri espressionisti, a certe fotografie di umile gente messa in posa. Hai la sensazione di stare in quelle case, con quelle persone. I dialoghi sono arterie vitali nascoste sotto il tessuto narrativo di un mondo che comunica con noi attraverso queste voci. Quel tessuto narrativo, poi, possiede una grazia d’altri tempi, connaturata a un’epoca più timida. Un’Italia più giovane, più sprovveduta, l’Italia partorita dalla guerra, con il suo grande gregge di reduci. Mentre Ninni avanza di statura, il mondo intorno muta violentemente, e s’intravede già molto di quello che sarà – il tempo dell’accumulo insensato, della solitudine dei molti, della disgregazione sociale – attraverso la finestra che questo romanzo di formazione apre e lascia aperta. Gian Arturo Ferrari ha scritto un vero romanzo. Perché alla fine cosa si chiede a un romanzo? Una ricreazione, nel senso dello svago, della nobile pausa nell’esercizio della vita quotidiana, ma anche la ri-creazione di un mondo comune, attraverso uno sguardo e una visione, che ricostituisca un involucro vitale. Perché, in questa polverizzazione culturale che ci sposta sempre un po’ più in là nella nostra solitudine antropocentrica, il vero scopo della letteratura è quello di renderci, finché sarà possibile, un po’ più umani.» Attraverso il tempo e la storia nello sguardo del protagonista si riflette un’intera nazione, con i suoi pregi e i suoi difetti, le sue magagne e i suoi scintillii di splendore: da leggere, rileggere, far leggere.

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“Le due torri vuote del Campus Einaudi di Torino”

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Si consumava un lungo addio…

Le due torri vuote del Campus Einaudi di Torino – La manipolazione delle coscienze non è solo un lungo esercizio pubblicitario, Fernanda Ferrari, Erga. La sua elegantissima, splendida, affascinante e sbalorditiva mole, progettata da un genio come Norman Foster (ha lavorato anche con Renzo Piano), nato ottantacinque anni fa in una famiglia operaia di Manchester e divenuto un architetto e designer pluripremiato a livello planetario, fra gli esponenti principali dell’architettura cosiddetta high-tech, si staglia, bellissima, poderosa e assieme neghittosa, delicata, persino sensuale, con i suoi ventisei chilometri di scaffali di libri della biblioteca intitolata a Norberto Bobbio e, fra l’altro, gli spazi autogestiti dagli studenti, veri e propri laboratori del pensiero sui temi dell’ambiente, della migrazione e della libertà di genere, presso un’ansa del Lungo Dora Siena, a Torino, uno dei vertici, con Milano e Genova, del triangolo industriale e di questa storia, che è ambientata anche nella riviera di Levante ligure: il Campus Luigi Einaudi è un simbolo, che sintetizza e incarna la contraddittoria tensione fra aspettative e realtà, la frustrazione di un precariato che è economico, lavorativo e sentimentale e che coinvolge un’intera generazione, che ha sempre meno strumenti ed è chiamata a sfide sempre più ardue e che è la protagonista, assieme finanche a uno splendido gatto, della intrigante vicenda narrata in stato di grazia da Fernanda Ferrari, medico e letterata, che con quest’opera esordisce nella narrativa propriamente detta. Da non perdere.

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“Giuè”

Cattura2.PNGdi Gabriele Ottaviani

Se le corna fùssaru frasche, i paesi sarebbero boschi…

Antonella Perrotta è laureata in giurisprudenza, e si vede lontano un miglio, per la padronanza della materia che, senza mai essere didascalica, esplicita con abile agilità, così come si capisce che il legame con la terra dov’è nata e vive, la Calabria, e con la sua significativa storia, è forte, intenso, profondo, autentico, naturale. Altrettanto evidente, lo rivela la sua prosa, magnetica, avvincente, avvolgente, convincente, mai retorica, banale, ridondante, sempre, viceversa, puntuale, precisa, compiuta, solida, riuscita, raffinata, connotata con efficacia in ogni dettaglio, caratterizzata da mille delicate sfumature che con estrema cura forniscono al lettore un ritratto policromo e limpidissimo di ambienti, personaggi e situazioni, è l’attenzione alla ricerca, alla verità, da cui prende le mosse per poi cesellare il cristallino edificio di una kafkiana fiaba allegorica, lirica e amara sull’ingiustizia, l’ignoranza, il sopruso, la miseria, la povertà, la bontà, la prepotenza, l’accesso negato agli strumenti di difesa e di libertà. Lo battezza il dottore, Emilio Cantalupi, perché certo i suoi genitori, Elvira e Salvatore, detto Turuccio, contadini analfabeti, non sanno, non possono sapere chi sia il celebrato vate Carducci: ma Giosuè è per tutti Giuè (Ferrari editore). Anche lui non saprà leggere, e il primo di maggio del millenovecentoventi, in pieno biennio rosso, prima che il vento mefitico della dittatura fascista inizi a spirare sempre più turbinoso, vedrà per sempre la sua vita cambiare, divenendo sventuratamente un perfetto capro espiatorio. Da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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“ID_Leonardo”

Id_Leonardodi Gabriele Ottaviani

Macchine volanti, eh? E magari vuoi arrivare sulla Luna…

ID_Leonardo, Pierfranco Bruni, Mauro Cotone, Francesco Maria Caligiuri, Manuela Giacchetta, Antonella Perrotta, Cataldo Russo, Luigi Salerno e Mauro Santomauro, Ferrari. È forse per antonomasia IL genio, e nella ricorrenza del cinquecentennale della sua scomparsa (solo però dal mondo caduco dei vivi, perché si è guadagnato con le sue invenzioni e con le sue opere d’ingegno finissimo e multiforme l’immortalità, assurgendo a modello, punto di riferimento, mito, leggenda, pietra di paragone, stella polare irraggiungibile, ma che non si può fare a meno di osservare e anelare) Ferrari, casa editrice sempre attenta alla pluralità di voci e alla costruzione di percorsi alternativi che esplorino le potenzialità della parola e dell’arte, dà alle stampe, e si auspica che si tratti davvero solo del primo volume di una lunga serie, un libro in cui autrici e autori declinano, ognuno in base alla propria sensibilità, le caleidoscopiche suggestioni che una figura così capitale come quella di Leonardo, attuale e necessaria più che mai nei nostri tempi distratti e vacui, in cui sembra che essere colti, competenti e preparati sia divenuta una colpa vergognosa, vellica. Da non perdere.

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“Il vincolo cieco”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

La voce di mio padre era sempre la stessa. Ero commosso, come non mi accadeva da tempo…

Il vincolo cieco, Luigi Salerno, Ferrari. Quando sei nato non puoi più nasconderti: eh già, sarebbe bello, ma non si può proprio più fare. La rivelazione è avvenuta, l’agnizione è manifesta, la guerra, verrebbe da dire, è dichiarata. In primo luogo ai demoni che ci vengono al mondo con noi e non smetteranno mai di accompagnarci: è un narratore senza nome e pieno di fobie, nei cui meandri viene guidato – ma fino a che punto? – dal proprio terapeuta il protagonista di questa vicenda che gronda di suggestioni come una cornucopia di primizie, un romanzo che sin dal titolo intriga, elevato a potenza, solenne, monumentale, poderoso, ponderoso, classico e solido, dai toni universali e da leggere, tessitura finissima di creature fuori dal canone, fragili e irresistibili. Splendido. Meravigliosa e assai coerente – non capita spesso – col simbolismo del testo l’opera di Elisa Anfuso, pittrice contemporanea di maiuscola sensibilità, scelta per la copertina.

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