Libri

“Rosa negra”

41du4AfZK-L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono dieci le caravelle

in cerca dell’infinito…

[…]

Sogni stupidi i miei!

[…]

Ti voglio! Ti voglio!

Come il giorno di domani!

[…]

Io non capisco l’Amore,

io non capisco la Vita.

[…]

Io sono tutto e sono niente,

ma mi cerco senza tregua

e non mi trovo!

[…]

L’Amore è la guida giusta,

l’amore è l’inno costante.

Rosa negra – Venti poesie per un mondo migliore, Amílcar Cabral, Fefè. Con testi di Manuel Amante da Rosa, Francesco Marrocu, Marco Bucaioni. Con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Capo Verde in Italia. Oratore finanche presso la commissione dei diritti umani dell’ONU, ricevuto in Vaticano da Paolo VI, morto quarantanovenne nel millenovecentosettantatré, assassinato dopo anni di guerriglia anticoloniale, scrisse in portoghese, la lingua degli europei visti come sfruttatori, vessatori, oppressori, e fu agronomo, intellettuale, poeta, rivoluzionario, diplomatico, indipendentista, leader, organizzatore politico, ma non vide mai l’autodeterminazione della sovranità della Guinea Bissau e di Capo Verde, per cui combatté con parole e pallottole, né i propri componimenti pubblicati in volume come invece avviene in questa curata edizione con testo a fronte arricchita anche da belle immagini e il cui intero ricavato della vendita è destinato alla borsa di studio a suo nome per il sostegno agli studi universitari di giovani di origini capoverdiane (mille euro a testa, ogni anno, a uno o più vincitori, con cui Fefè collabora): tutto questo è molto altro è stato Cabral, in cui inestricabile l’intimità si avviluppa alla politica, costruendo un mosaico di struggente intensità.

Standard
Libri

“Ricette di grasso, di magro e per stomachi deboli”

51cBz-Sdd6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le lumache si raccolgono in varie epoche dell’anno, ma specialmente quando è prossima la festa di S. Giovanni…

Ricette di grasso, di magro e per stomachi deboli – Donne chef che insegnavano agli uomini, Giovanna Alatri, Fefè. Lidia Morelli, Ada Boni, l’almanacco Bemporad, gli asparagiari, per lo più reatini, che fanno manici per le fruste con delle bacchette di nespolo, i cicoriari, Amalia Foggia Moretti della Rovere, in arte Petronilla, la Cirio e l’Artusi: la gastronomia ha avuto, ha e probabilmente avrà sempre nell’immaginario collettivo italiano una rilevanza fondamentale, e sono tanti i protagonisti della sua storia. Spesso però si tratta di un mondo che alle più alte sfere è pressoché tutto al maschile, nonostante si pensi spesso per stolido pregiudizio alle donne come regine del focolare: questo libro curatissimo, ricco di ricette, realizzato assai bene e molto interessante dipinge un affresco da non perdere.

Standard
Libri

“Le donne la morte il diavolo”

610Eo4bEjVL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei che ha avuto rapporti sessuali liberi con signori frati e civili ha adescato donne per conto di…

Le donne la morte il diavolo – Medichesse, streghe e fattucchiere nel Rinascimento italiano, Claudio Bondì, Fefè, prefazione di Maria I. Macioti, postfazione di Elena Gianini Belotti. Gabrina degli Albeti, Matteuccia Francisci, Giovanna Monduro, Benvegnuda Pincinella, Bellezza Orsini e Franchetta Borelli: donne forti, determinate, fuori dal comune. Dunque invidiate. Dileggiate. Calunniate. Temute. Siamo una società niente affatto libera dal maschilismo e dal pregiudizio, si sa. Donne poco note, spesso costrette al silenzio dalla storia, le cui vicende sono viceversa assai significative, e debbono essere conosciute. Grazie a questo bel libro, che non lesina affatto in dettagli, ora è possibile.

Standard
Libri

“Atlante letterario di Villa Borghese”

51zRRQO9cLL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alla villa ci venivo con Rosa al tempo che la filavo.

Amore e baci, distrazioni, erotismo urbano, fantasie e follia, incontri, inseguimenti e addii, inquietudini e paura, paesaggi urbani e scenografie per sentimenti: otto temi, quattordici luoghi – la casina Valadier, la galleria nazionale d’arte moderna, il giardino del lago, il giardino zoologico, il Muro Torto, il parco dei daini, piazza di Siena, piazzale Flaminio, il Pincio, Porta Pinciana, via di San Sebastianello, via Pinciana, Villa Borghese, Villa Medici – della villa, il quarto parco pubblico – la cui edificazione inizia a partire dagli ultimi decenni del sedicesimo secolo – di Roma (forse però in assoluto uno dei posti più celebri della capitale d’Italia, anche per quanto riguarda tutta la serie di significati a cui è connesso, e che lo rendono riferimento pure artistico) per estensione, subito al di fuori delle mura che cingono il centro storico, e dei dintorni, trecento citazioni circa da oltre duecento romanzi e racconti di più o meno centotrenta autori (Cassola, Bassani, Cohen, de Céspedes, D’Annunzio, Gide, Vigolo, Moravia, Augias, Bufalino…). Numeri importanti per il volume Atlante letterario di Villa Borghese – Ambientazioni della narrativa a Roma, Fabrizio Bramerini, Fefè. Prefazioni di Alberta G. Campitelli e Valter Fabietti. Un viaggio nel tempo, nello spazio, nell’arte: da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

Standard
Libri

“C’è mancato poco”

51HFuV-cZfL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Questa è la storia più triste che abbia mai sentito.

Il Reims nel millenovecentocinquantasei e nel millenovecentocinquantanove, la Fiorentina nel cinquantasette, l’Eintracht nel sessanta, il Partizan nel sessantasei, il Panathinaikos nel settantuno, l’Atlético Madrid nel settantaquattro e poi nel duemilaquattordici e nel duemilasedici, quando da Coppa dei Campioni e diventata Champions League, il Leeds nel settantacinque, il Saint Etienne nel settantasei, il Borussia Mönchengladbach nel settantasette, il Bruges nel settantotto, il Malmö nel settantanove, la Roma – e qui il cuore sanguina – nell’ottantaquattro, la Sampdoria nel novantadue, il Valencia nel duemila e nel duemilauno, il Bayer Leverkusen nel duemiladue, il Monaco nel duemilaquattro, l’Arsenal nel duemilasei: la storia la fa chi vince, ma qui si racconta di chi perde, di chi arriva a un passo dal sogno e gli sfuma in faccia, e non ha ancora avuto la possibilità di rifarsi. È la storia delle squadre che hanno raggiunto la finale della più prestigiosa coppa del calcio europeo ma non sono state loro le compagini in festa: perché anche questo è lo sport, con i suoi valori e la sua epica, raccontato in modo esaltante da Felice Panico. C’è mancato poco – Le finaliste perdenti di Coppa dei Campioni – Storie agrodolci di uomini e palloni, Fefè editore, prefazione di Giulio Scarpati.

Standard
Libri

“Il bambino e i dittatori”

51-LaV731TL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io lo vidi, e…

Il bambino e i dittatori – Quando incontrai Hitler, Mussolini, Pio XII, Remo Capone, Fefè, prefazione di Carlo Bordini, narratore e poeta, postfazione di Ada Fonzi, saggista e psicologa. Remo Capone, romano, pubblicista e traduttore dal francese, nonché, e ciò si riverbera nello scritto, che si fonda in maniera efficace sul ruolo e sulla potenza dell’immagine nella costruzione di un’identità e della memoria, fotografo, non certo alla sua prima opera letteraria, come dimostra la solidità della prosa, che si manifesta senza dubbio come esperta, consapevole e interessante, narra la storia di un bambino che si ritrova dinnanzi alle effigi di tre uomini avvolti dall’aura del potere, e della sua imposizione come verità rivelata e indiscutibile, indagandone, a posteriori, le conseguenze: da leggere.

Standard
Libri

“Vincent sul divano”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

I treni camminano sui binari, e i binari della tua ferrovia, Vincent, sono due, e due e basta. Uno è l’arte, l’altro la religione.

Vincent sul divano – Si può sopravvivere all’arte?, Marco Marrocco, Fefè editore. Prefazione di Domenico Mazzullo, psichiatra di chiara fama, postfazione di Barbara Alberti (autrice di libri come Memorie malvage, Delirio, Vangelo secondo Maria, Donna di piacere, Il signore è servito, Fulmini, Buonanotte Angelo, Parliamo d’amore, Gelosa di Majakovskij, L’amore è uno scambio di persona, Il ritorno dei mariti, Sonata a Tolstoj e Amore è il mese più crudele, e di sceneggiature, anche a più mani, come quelle di Ciao Gulliver, Il maestro e Margherita, Il portiere di notte, Ernesto, Io sto con gli ippopotami, La disubbidienza, Una donna allo specchio, con Stefania Sandrelli, Monella e Io sono l’amore, di Luca Guadagnino). L’anima è materia immateriale, esiste eppure non si vede, non è tangibile ma ha una tangibilissima influenza sulla vita delle persone. E l’anima di Vincent Van Gogh era senza dubbio tormentata. Il genio e la sregolatezza d’altronde vanno proverbialmente a braccetto. Ma discostarsi dai luoghi comuni è una necessità fondamentale in ogni ambito se si vuole raggiungere un più pieno grado di consapevolezza: e Marco Marrocco, assistente alla regia, aiuto regista, autore tv, saggista, docente, vincitore dell’edizione del duemilaquattordici del Premio La Giara, fa proprio questo, supera il topos di matrice romantica e, miscelando con sapienza realtà e finzione, ritrae splendidamente e in modo più che agile un uomo e un artista da ogni punto di vista. Da non perdere.

Standard
Libri

“Automobili”

automobilidi Gabriele Ottaviani

L’arrivo della Citroën ID 19 sposta me stesso in un mondo iperuranio, fatto di silenzio e di ambrosia, il cibo degli dei.

Automobili – Amori, affetti e ricordi, Claudio Bondì, Fefè editore. Ventisette modelli. Fiat, Dodge, Alfa, Buick, Ford, Lancia, Bentley, Mercedes, Mazda… tante versioni di un’unica grande passione, al tempo in cui disegnatori e costruttori sapevano essere meno conformisti. L’automobile. E si deve a Gabriele D’Annunzio se nella nostra lingua noi, quando la facciamo accompagnare da un articolo indeterminativo, dobbiamo anteporle un apostrofo. Di per sé la parola era maschile: ma lui le fece, a sentire la vulgata, cambiar genere. Perché per le sue caratteristiche non poteva che essere donna, femmina, musa ispiratrice. Qui è ancora di più se possibile: il fulcro, l’anello di congiunzione, il segno di punteggiatura, il meccanismo che determina l’avanzamento della narrazione, estrosa e solida come un motore Wankel. Questo infatti è Claudio Bondì, regista, collaboratore in giovane età nientedimeno di Roberto Rossellini e autore di cinema, programmi di storia, documentari per la Rai e per altre reti televisive: un narratore finissimo che racconta di una famiglia romana di origine ebraica, di figli nati negli anni Quaranta, di aspirazioni, sogni, speranze, crescita, scrivendo, assai bene, un Bildungsroman a quattro ruote di rara coerenza stilistica, organico e denso, leggero, dolcemente nostalgico, mai pretenzioso, piacevolissimo.

Standard