Libri

“Quasi tre”

41Kxta0NV0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È stata la cena più mortalmente noiosa a cui abbia partecipato in vita mia.

Quasi tre, Tommaso Avati, FabbriSe la vita non ha senso dell’umorismo, riscrivila: questo l’efficace e calzante sottotitolo. Benedetta, detta Benny, ha quasi quarantasei anni quando, dopo più di un decennio di quotidiana, rilassante e tutto sommato piacevole routine matrimoniale con Raffaele, ovvero Lele, figlio d’arte in attesa perenne di sfondare nel mondo della settima arte, sceneggiatore mancato per non dire fallito riciclatosi come molti insegnante (e poi si vedono i danni nella scuola…), una vita come appassionata di cucina e segretaria in un’agenzia di spettacolo, resta, quando ormai pensava che data l’età non fosse più possibile, incinta. Ed è l’inizio di un’esilarante rivoluzione… Brillantissimo.

Annunci
Standard
Libri

“Ormai tra noi è tutto infinito”

EvanORMAI72dpi.jpgdi Gabriele Ottaviani

Avere te / vuol dire / accettare di non averti…

Ormai tra noi è tutto infinito, Gio Evan, Fabbri. Gio Evan, umorista, performer, cantautore, artista di strada, all’anagrafe risulta essere Giovanni Giancaspro, e avere trent’anni ancora da compiere. Ma la sua voce in realtà sorprende per la profonda maturità. In questa raccolta di poesie lo scrittore non si ferma mai sulla soglia del dicibile, ma va sempre oltre, lancia il cuore oltre l’ostacolo e si immerge nel mare di possibilità che gli si presenta di fronte, che la letteratura, con la sua forza salvifica, gli promette e propone, e che gli consente di potersi fare interprete gravido di sentimenti ma mai sentimentale della natura umana, delle relazioni e delle emozioni. Da non perdere.

Standard
fumetti, Libri

“Sanguedalnaso”

24862274_10214100774106388_3705051765073860037_ndi Gabriele Ottaviani

Sanguedalnaso, Luca Fabbri, Youcanprint. C’è un uomo che si fa chiamare Sangue. Una ragazzina di nome Cecilia che insegue per le strade della città insieme alla madre il nonno che, camminando lento, ma non rassegnandosi a rimanere inutilmente in panciolle – non riesce più nemmeno a goderselo, quell’ozio tanto atteso… – sulla vecchia poltrona del salotto resta imprigionato nella coltre di smog che tutto ottunde e che va tagliata col coltello e sciolta a casa con l’asciugacapelli, pena la morte per asfissia. Una donna sensuale, creatura quasi manariana, che conosce ancora il fascino della poesia. Un collezionista. Un amo, che pende da una lenza. Un pesce gigante, che proferisce parole incomprensibili. È un’avventura surreale, allegorica e bellissima quella di Luca Fabbri, che si legge in un baleno restandone estasiati, una graphic novel di statura europea caratterizzata da un bianco e nero di rara potenza e da una solidità narrativa romanzesca, che induce alla riflessione, in primo luogo sull’importanza dei punti di vista. Ci sono parole che cambiano, semplicemente ruotando, e altre che invece restano uguali, ma nascondono comunque diversi segreti.

Standard
Libri

“Penguin Bloom”

51MTrXZ9WZL._SX446_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Ringrazio Dio per questa piccola, strana gazza.

Penguin Bloom – L’uccellino che salvò la nostra famiglia, Cameron Bloom, Bradley Trevor Greive, Fabbri. Traduzione di Anita Martinelli. Gli angeli si manifestano nelle forme più varie e inaspettate. Finanche in quelle di una gazza. Bianca e nera. Come un pinguino. Il cognome è importante, ma l’odissea che vivono i Bloom non si dipana tutta in un giorno di giugno, e non è diventata materia del più celebre e temuto dei romanzi. Anche se le componenti ci sono tutte: si tratta di una storia splendida, e i sentimenti hanno un ruolo fondamentale, così come i pensieri, che scivolano via veloci, alati. E l’immersione nel quotidiano c’è tutta, un quotidiano che d’improvviso è diventato difficile, difficilissimo. Ed è proprio in questo frangente, quando sembra che la fiducia sia un lusso che non ci si può concedere, che si palesa il messaggero di speranza, che restituisce la voglia di vivere, di andare avanti, di superare il limite. Cameron è sposato. Ha tre figli. Una moglie. Sam. Che un giorno ha un brutto incidente. Finisce sulla sedia a rotelle. Piomba nel pozzo nero della depressione. Finché un giorno un pulcino abbandonato non le si presenta dinnanzi agli occhi. E tutto cambia… Reese Witherspoon produce, Naomi Watts è la protagonista: sarà un film. Presto. Ora, però, è un libro. Pieno di meravigliose parole e gravido di straordinarie immagini. Fa bene al cuore e rimette nel corretto ordine le priorità della vita.

Standard
Libri

“Wonder woman”

wonder-woman-warbringer.pngdi Gabriele Ottaviani

Diana non vedeva l’ora di lavarsi via il ricordo della battaglia.

Wonder Woman – Warbringer, Leigh Bardugo, Fabbri. È una delle più celebri eroine della storia dei fumetti e non solo, e di recente è stata protagonista di un film, in tutta onestà non particolarmente riuscito, ma nemmeno pessimo, come invece tanti purtroppo, fermo restando che il gusto personale, sindacabilissimo e insieme indiscutibile, rimane una discriminante fondamentale, se ne son visti e se ne vedono, con Gal Gadot (Fast & Furious – Solo parti originali, Notte folle a Manhattan, Innocenti bugie, Fast & Furious 5, Fast & Furious 6, Batman v Superman, Codice 999), Chris Pine (Principe azzurro cercasi, Confession, Baciati dalla sfortuna, Appuntamento al buio, Una famiglia all’improvviso, Into the woods, Jack Ryan – L’iniziazione, Come ammazzare il capo 2, Stretch, Hell or high water) e Robin Wright (La storia fantastica, Stato di grazia, Forrest Gump, Moll Flanders, Le parole che non ti ho detto, Unbreakable, La promessa, Il castello, White oleander, Una casa alla fine del mondo, 9 vite da donna, The conspirator, Two mothers, Santa Barbara, House of cards): il volume racconta la sua storia. Quella di Diana, una principessa amazzone che vive su un’isola sperduta. Casa sua è lontana, e pericolosa. Lì, invece, la pace regna sovrana. Almeno fin quando non vi naufraga Alia. Che abita a New York. È ricca. È orfana. È figlia di due famosi biologi. È l’erede della stripe di Elena di Troia. Il che significa guerra e distruzione. A meno che… Un divertissement brillante, per tutti.

Standard
Libri

“Il papavero da oppio nella cultura e nella religione romana”

ebc81c2e53c882ffe26a088d40325c7c_w131_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le statue, perlopiù riservate alla visione pubblica, dovevano con buona probabilità veicolare precisi messaggi alla popolazione: ad esempio, l’associazione di Livia con Cerere era finalizzata a presentare l’imperatrice come il miglior esempio di condotta irreprensibile, espressione massima delle più importanti virtù femminili (pudicizia, continenza, onestà, morigeratezza etc.) che dovevano essere parte integrante dei mores delle matrone romane.

Il papavero da oppio nella cultura e nella religione romana, Lorenzo Fabbri, Olschki. Di piante, si sa, il mondo è pieno, grazie al cielo, anche perché la biodiversità, e soprattutto la sua conservazione, è in assoluto una delle più importanti priorità e delle peculiarità fondamentali, per il bene di tutti, della nostra amata e vituperata terra, da cui discendiamo ma che, com’è noto, o almeno dovrebbe esserlo, soprattutto in questi tempi protervi in cui chi dovrebbe essere a capo del mondo nega finanche il riscaldamento globale, non è eredità dei nostri padri ma prestito che abbiamo preso dai nostri figli, a cui sarà difficile rendere conto degli errori commessi. Esistono molte piante che hanno una lunghissima storia, e del resto alcune sono addirittura dei veri e propri simboli: che attraverso diverse di loro si riesca persino, come se fossero elementi sintattici di una frase, a costruire un linguaggio, infatti, è cosa nota. Nell’antica Roma il papavero da oppio, legato pertanto a una dimensione onirica, sognante, trascendente, era molto conosciuto, usato in cucina, come pianta ornamentale, come rimedio per molti malanni. Il volume di Lorenzo Fabbri, come da tradizione realizzato con cura sopraffina, ne ripercorre la vicenda dando vita a un bouquet di suggestioni che, istruendo, dilettano. Da non perdere.

Standard
Libri

“L’ascolto tabù”

download (6).jpegdi Gabriele Ottaviani

Qui invece siamo alla funzione strumentale della voce. E se è vero che il rilievo sull’abuso delle «tonalità basse (affascinanti, seducenti evocative finché vuoi)» (Fasoli 2001, 60) proviene da Mauro Pagani, che lo invita (per le canzoni di Creuza de mä) a cantare «davvero» (ibid.), non sono sicuro che se ne possa trarre la conclusione alla quale arriva Fiori (1997, 154), di una contraddizione fra il «cantare davvero» (cioè secondo le regole del mestiere, in questo caso suggerite da Pagani) e il «cantare veramente» (cioè attingere alla verità attraverso il canto, come Fabrizio avrebbe fatto senza praticare il mestiere). A me sembra che fin dagli esordi De André sia riconoscibile – e si distingua anche nel panorama della canzone italiana – per capacità vocali, come intonazione, timbro, pronuncia, che per quanto non corrispondessero al mestiere tradizionale (impersonato, semmai, da un Claudio Villa) nondimeno sottintendevano una tecnica, anche molto raffinata. E tendo a credere che a un certo punto (sia pure per istigazione di Pagani) Fabrizio abbia capito che di certe risorse «naturali» della sua tecnica aveva fatto un uso eccessivo, narcisistico. Quel «canto bene» di «Giugno ’73» risale a circa dieci anni prima di Creuza de mä, e contiene già il seme della successiva autocritica. Che le note basse fossero una specialità di De André non ci sono dubbi…

L’ascolto tabù – Le musiche nello scontro globale, Franco Fabbri, Il saggiatore. L’ascolto tabù è quello disattento, quello che i più radicali tra i musicologi e i critici non possono nemmeno lontanamente concepire se non come un ossimoro, un assurdo, una bestemmia bella e buona, un sacrilegio nei confronti dell’arte regina. Ma servirebbe forse, a questi più o meno improvvisati soloni, anche un po’ di senso della realtà, merce ormai sempre più rara a ogni latitudine e in tutti gli ambiti: Franco Fabbri, viceversa, di senso della realtà ne ha eccome. Oltre ad avere straordinarie competenze e un’eccellente capacità divulgativa, tanto da rendere semplice, comprensibile e fruibile anche la più tecnica delle sue disamine, esempi di accuratezza, di profondità e di immersione consapevole nel contesto del mondo. Di cui la musica è una parte integrante, da cui la musica prende spunto. E a livello politico, economico, sociale gli ultimi anni sono stati caratterizzati da uno scontro deciso, dalla cui rigorosa analisi non si può prescindere se si voglia comprendere sul serio quando è avvenuto e sta accadendo e come la musica si sia prodotta in una continua, incessante e interessante trasformazione. Citando De Andrè, i Pink Floyd e molti altri, con uno stile da cronista purissimo Fabbri da cultura. Da leggere.

Standard