Libri

“Me pudet”

6275di Gabriele Ottaviani

Di lato rimiro l’intonsa corolla

dell’inguine ignavo.

Me pudet – Poesie 1994 – 2017, Silvana Grasso, ETS, edizione critica a cura di Gandolfo Cascio, che si occupa anche della postfazione su tutto il canzoniere della poetessa, di cui sono riportati oltre cinquanta componimenti, dai titoli di volta in volta classicheggianti (si pensi a quello che dà il nome alla raccolta, espressione canonica di uno dei cinque verbi assolutamente impersonali del latino, quello che dà voce al senso della verecondia, della vergogna), icastici, potentissimi, permeati di panica sensualità e gravidi di un dolore che non resta sterile vaniloquio, lamento, doglianza, ma si fa faconda e feconda espressione del senso completo dell’esistenza. Da leggere e rileggere.

Standard
Libri

“Problema XXX, 1”

41hf1QrVJ3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il melancolico ha capacità premonitrici…

Problema XXX, 1 – Perché tutti gli uomini straordinari sono melancolici, Aristotele, ETS, a cura di Bruno Centrone. Il melancolico è pronto di mente e rapido, vibra di desiderio e rincorre le immagini della sua mente, che spesso accentuano il distacco tra ciò che anela e la squallida realtà che lo circonda, in cui si sente come un poeta-albatros, malsicuro a camminare mentre in volo sa librarsi con sublime eleganza: e la melancolia, detta anche lipemania, rimanda etimologicamente alla bile nera, ed è, da definizione enciclopedica, la sindrome affettiva che ha per note fondamentali una tristezza morbosa e ostinata, indipendente dagli avvenimenti esterni, un pessimismo invincibile, un senso profondo di sfiducia e di avvilimento, che paralizza l’azione. Ogni impressione esterna riesce spiacevole, il pensiero s’aggira in una chiusa cerchia d’idee tristi. Dal pessimismo germogliano spesso veri deliri: di colpa, di miseria, di rovina propria e altrui, di rovina universale, d’indegnità, di dannazione, più di rado a tipo ipocondriaco. Frequenti sono le illusioni, coordinate coi deliri; nei casi più gravi, in cui la coscienza è profondamente turbata e la mente degli infermi quasi del tutto separata dalla realtà, si possono avere allucinazioni terrifiche: visioni d’eccidi, di supplizi, di saccheggi, di scene atroci d’ogni sorta. Ogni idea d’azione evoca considerazioni dolorose, la visione di danni inevitabili: da ciò l’impossibilità di qualsiasi iniziativa, la ripugnanza per ogni azione. Il malessere psichico e l’oscurarsi della speranza conducono al disgusto attivo per la vita e al suicidio, ora improvviso, in un’esplosione d’angoscia insopportabile (raptus melancholicus), ora premeditato e apparecchiato con abilità, eludendo la sorveglianza. Quando vi sia un delirio di rovina generale, il suicidio può essere preceduto dalla strage di tutta la propria famiglia. Nella melancolia non manca mai un’insonnia tormentosa, più grave al principio della malattia. Meno costante è l’anoressia, e può condurre alla sitofobia, la quale per altro proviene pure da idee d’indegnità, da preoccupazioni ipocondriache, da propositi d’espiazione o di suicidio per inanizione. La digestione è laboriosa. Nelle crisi di più lunga durata l’anoressia cessa e si può avere anzi il bisogno di pasti frequenti, persino una vera bulimia. Quasi costante è una stitichezza ostinata e grave. Le crisi di melancolia durano intorno a un anno. Ma ve ne sono di due, quattro, persino dieci anni, e che pure finiscono col guarire totalmente. La sindrome melancolica compare, sia in modo caratteristico, sia con qualche nota impura, in ogni sorta di malattie mentali, organiche o funzionali: nella paralisi progressiva e nella demenza precoce o nell’isterismo, nella pellagra e nell’epilessia. Più spesso si presenta a sé e fa parte delle distimie o psicosi affettive: a ritmo alternato con l’esaltazione maniaca, a sbalzi senza ritmo regolare e isolata; nel quale ultimo caso può ripetersi due o più volte o anche una sola volta nel corso d’una lunga vita. Gli intervalli perfettamente normali abbracciano degli anni e dei decenni. Nell’età critica e nella vecchiaia la melancolia colpisce talvolta soggetti che non avevano mai presentato prima alcuna crisi distimica (v. distimie). Aristotele, pensatore sublime, la indaga, e questa edizione curatissima è in realtà molto più attuale di quanto si possa pensare: da non perdere.

Standard
Libri

“Il dono dei filosofi”

41L0X8qXwDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che nel caso dell’azione umana ogni reciprocità sia duale – sia che implichi due partner come persone o come gruppi – è un fatto fondamentale. Significa anzitutto l’esistenza di altri, esterna a sé e di fronte a sé. In secondo luogo, in questa relazione tra Sé e l’Altro (come quella Io/Tu della lingua), sorge di fronte all’Altro la questione della sua accettazione o del suo rifiuto. Si dà relazione tra due libertà. In altri termini, c’è sempre un’indeterminazione fondamentale della relazione; si può sostenere che la risposta è imprevedibile anche quando la norma è prescrittiva. Affermare che l’interazione è reciproca, non vuol dire che essa sia meccanica e calcolabile, ma che agisco a partire da ciò che l’altro fa o sta per fare. Poiché l’alterità dell’altro costituisce un limite assoluto per la mia azione, il rapporto di reciprocità è inaugurale, inevitabile e non prevedibile. Esso offre liberamente il patto. Reclama la convenzione. Vi si gioca il riconoscimento dell’uno e dell’altro, dell’uno mediante l’altro. Rapporto duale di sfida, un faccia a faccia agonistico, ma che apre, come vedremo subito, alla mutualità plurale: una mutualità che comincia con due e che continua con molti. Tuttavia, nel rapporto duale c’è già un elemento terzo: la cosa offerta e ricevuta. Un elemento del mondo che simbolizza e lega i due partner secondo una relazione triadica.

Il dono dei filosofi – Ripensare la reciprocità, Marcel Hénaff, ETS, traduzione italiana e introduzione di Francesco Fistetti. Si dice che si possegga davvero solo ciò che si regala, poiché affidandolo a qualcun altro non ci può più essere sottratto, e in effetti il dono determina un accordo, un patto, un rito, un legame, una connessione e una convenzione, al di là degli obblighi o delle attitudini percepite come tali, degli obblighi o degli interessi che spingono a compiere quella azione e che possono essere indagati dal punto di vista filosofico, sociale, politico, culturale, morale, antropologico, in senso diafasico, diatopico e diacronico: e questo, e molto altro ancora, è ciò che avviene in questo agile e significativo volume di uno dei più grandi studiosi, esegeti e pensatori della contemporaneità, scomparso l’anno scorso, che induce a ripensare le priorità della società alla luce di un’intensa e profonda riscoperta valoriale.

Standard
Libri

“All’incrocio delle quattro strade”

download (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

D’estate il paese era bello e verdeggiante. I terreni sabbiosi si scaldavano al sole velocemente. L’odore del limo caldo e del ledum palustre si diffondeva fino alle case, e le alte cime dei pini silvestri frusciavano incessantemente, senza che neanche un ramo sembrasse piegarsi alla forza del vento. D’estate Johannes remava ogni sera sul lago punteggiato di ninfee di fronte al loro cottage di campagna. Kaarina sedeva sulla panca di poppa della barchetta e giocherellava con la mano nell’acqua fredda e pungente. In estate facevano delle gite con il sidecar di Johannes nel mezzo del nulla sconfinato, mangiavano al sacco e bevevano insieme alle bambine latte tenuto al caldo in bottiglie di vetro, infilate nei calzini di lana. Le estati erano piene di giornate al cottage e di risate e d’intimità. A luglio Helena li raggiungeva e lei e Johannes raccontavano insieme delle storie a doppia voce, e Kaarina doveva seguirle con attenzione per restare al passo e capire chi diceva cosa. Quando arrivava l’autunno, Helena se ne andava come un uccello migratore. D’inverno vivevano chiusi tra le quattro mura di casa, cullando i bambini e aspettando la fine del buio e l’arrivo di un’altra estate. Anna veniva di rado a fargli visita e, quando capitava, si accomodava muta sul pesante divano, di fronte a sua madre. La camera oscura era l’unico posto dove Kaarina e Johannes potevano starsene da soli. Lei si sedeva accanto a lui e osservava lo sviluppo delle foto. L’apparire delle prime forme sulla pellicola bianca immacolata la sorprendeva tanto quanto i trucchi degli spettacoli di magia che pur avendoli visti e rivisti, l’entusiasmavano sempre. Volta dopo volta, dai meandri dei fogli di carta fotografica suo marito faceva affiorare sposini novelli, funerali, paesaggi disegnati dalla luce. Poi immergeva i fogli in un bagno d’arresto e infine procedeva con il fissaggio. Kaarina l’aiutava con il lavaggio e l’asciugatura delle pellicole. La preparazione delle varie soluzioni era un’operazione meticolosa: se le proporzioni erano sbagliate…

All’incrocio delle quattro strade, Tommi Kinnunen, ETS, traduzione di Irene Sorrentino. L’estremo nord della Finlandia è terra di taiga, struggente bellezza e solitudine, come quella che comunque si dice che ognuno provi sul letto di morte, anche quando circondato dagli affetti più cari. È al capezzale di Lahja che si riuniscono tre generazioni e si definiscono quattro destini: è con lei, intrisa di rimorso per una terribile verità e immersa nel ricordo di una lunga esistenza, di sua madre Maria, che aveva costruito la casa più grande del paese davanti all’incrocio sulla strada maestra e che sfidava la neve e i pregiudizi per prestare aiuto alle partorienti, di Onni, suo marito, tornato dalla guerra da eroe ma irrimediabilmente cambiato, e non solo, sua nuora Kaarina, che ha sempre disprezzato. Intimo, potente, di amplissimo respiro. Da non perdere.

Standard
Libri

“Immunità e ipertermia nella cura dei tumori”

41rDmwIPtjL._AC_US160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A.G.: Cosa mi potete dire a proposito della terapia del tumore del seno? Elisabetta Pontiggia: Il tumore del seno è un tumore abbordabile dal punto di vista terapeutico. Ad esempio la signora Carla M., di 59 anni, aveva un tumore del seno con disseminazione metastatica a tutto lo scheletro. L’abbiamo trattata con ipertermia e immunostimolazione, e la risposta è stata positiva. Si tratta di un tumore del seno con metastasi che potrebbe essere considerato guarito. La signora Daniela C., di 55 anni, nel 2010 ha scoperto di avere un nodulo del seno con metastasi ascellari. È venuta da noi per farsi curare. Le abbiamo consigliato con insistenza di farsi operare, di prepararsi all’operazione con ipertermia e immunostimolazione, e di proseguire queste terapie anche dopo l’operazione, ma la paziente ha rifiutato con decisione l’intervento chirurgico. La paziente ha poi consultato numerosi chirurghi a Torino e a Pavia, che le hanno detto di farsi operare, ma anche con loro ha rifiutato l’intervento chirurgico. Forse il motivo principale per il quale la paziente non voleva farsi operare era non lasciare da solo il padre ultra-ottantenne, che lei accudiva.

Immunità e ipertermia nella cura dei tumori, Paolo Pontiggia, Elisabetta Pontiggia, ETS. Intervista a cura di Alessandra Guerra. Il cancro fa paura. Il cancro è una malattia. Come tutte le brutture della vita costringe a rimettere nel giusto ordine le priorità, ma questo non lo rende una compagnia piacevole. Anzi. Il cancro può essere vinto. La ricerca ha fatto passi da gigante. Ma ha bisogno di sostegno. Non solo economico. È un lavoro continuo e costante quello che conduce, passo dopo passo, errore dopo errore, intuizione dopo intuizione, speranza dopo speranza, scoperta dopo scoperta, a un miglioramento della qualità della vita di chi, senza colpa né peccato, perché il male non si sceglie, si ammala, e a una riduzione delle probabilità di perdere il bene della propria salute. Le terapie a disposizione ora sono diverse, e piuttosto note: l’ipertermia, che stimola il sistema immunitario e può contribuire in maniera significativa al controllo del tumore, anche per molti anni, lo è meno. Questo volume la illustra nel dettaglio, con mirabile rigore scientifico e illuminante chiarezza, inserendola nel contesto del perenne impegno a rendere la vita più sana. Da leggere.

Standard
Libri

“A sinistra del cuore”

51jX4u5hv+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La vita non è mai un fiume tranquillo, la tempesta è sempre possibile anche quando il cielo sembra sereno.

A sinistra del cuore – Il cinema di Robert Guédiguian, a cura di Caterina Liverani, ETS. Con scritti di Alain Bichon, Claudio Carabba, Stefano Consiglio, Valentina D’Amico, Donato De Carlo, Paola Dei, Federico Ferrone, Caterina Liverani, Marco Luceri, Daniel Montigiani, Luigi Nepi, Claudia Porrello, Gabriele Rizza, Paolo Russo, Eleonora Saracino, Boris Schumacher e Stefano Socci. Dernier été, Rouge midi, Ki lo sa?, Dieu vomit les tièdes, L’argent fait le bonheur, À la vie, à la mort!, Marius e Jeannette, Al posto del cuore, À l’attaque!, La ville est tranquille, Marie-Jo e i suoi due amori, Mon père est ingénieur, Le passeggiate al Campo di Marte, Le Voyage en Arménie, Lady Jane, L’Armée du crime, Le nevi del Kilimangiaro, Au fil d’Ariane, Une histoire de fou, La casa sul mare: la filmografia di Guédiguian è ampia, varia, importante, significativa, onusta di trofei e caratterizzata da molti aspetti peculiari, non solo per quel che concerne il sodalizio professionale ed esistenziale con Ariane Ascaride. Ed è anche troppo facile, con ogni evidenza, parlare tout court semplicemente di un cinema politico: perché la politica è dappertutto, anche mettere un vaso sul balcone è un gesto di quel genere, dato che ogni pianta non si preoccupa certo di quali siano le visioni del mondo, le preferenze sessuali, alimentari o elettorali di ogni singolo individuo per cui rende l’aria migliore e più respirabile. Certo è che d’altro canto già il titolo di questa interessantissima raccolta di saggi ed esegesi, che analizza la produzione del cineasta transalpino da ogni punto di vista in maniera semplice, chiara, limpida, divulgativa, intensa, appassionata e istruttiva è una dichiarazione lampante: è la gauche la fazione per cui batte il cuore di Guédiguian, l’impegno del figlio quasi sessantacinquenne di una donna di origini tedesche e di un operaio proveniente dall’Armenia, terra aspra il cui popolo è stato vittima di un genocidio che la Turchia si ostina generalmente a negare, punta verso quella direzione, accogliente e umanitaria. Da leggere e rileggere, per conoscere, comprendere e capire.

Standard
Libri

“Paesaggi della memoria”

5805di Gabriele Ottaviani

Paesaggi della memoria – Resistenze e luoghi dell’antifascismo e della liberazione in Italia, Paolo Pezzino, ETS. Prefazione di Paolo Gentiloni. Premessa di Massimo Dadà. Sasso Marconi, Torre Pellice, Susano, Vinchio, Vesine, Carpi, Nonatnola, Fosdinovo, Calice al Cornoviglio, Gattatico, Alfonsine, Dongo, Montefiorino, Chiusa di Pesio, Bosio, Marfosso, Torino, Prato, Casteldelci, Ferrara, Sant’Anna di Stazzema, Condove, Marzabotto, Siena: luoghi di fondamentale importanza per la costruzione dell’identità politica, culturale, sociale, etica e morale del nostro paese, di una repubblica giovane ma già provata da numerosi accadimenti, nata dalle ceneri di una monarchia e di una dittatura che hanno portato il paese all’alleanza coi nazisti, alle leggi razziali, alla guerra, qui ritratti da Pezzino, storico di chiara fama e dalla capacità esegetica notevolissima e limpidamente divulgativa, in maniera appassionata e appassionante, attraverso splendide immagini, un viaggio capillare nei musei della testimonianza contro il totalitarismo e con il corredo di un DVD allegato con cui si coniuga al linguaggio della rimembranza quello dell’audiovisivo. Per conoscere, ricordare, imparare e non dimenticare. Indispensabile.

Standard
Libri

“Sulle cause e gli usi della filosofia e altri scritti inediti”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

La semplice durata non può né trasformare ciò che è peggiore in ciò che è migliore né rendere un piacere di qualità inferiore preferibile ad uno di qualità superiore.

Sulle cause e gli usi della filosofia e altri scritti inediti, Hans Jonas, ETS. Saggio introduttivo e traduzione di Fabio Fossa. Tedesco naturalizzato americano, di origine ebraica, vissuto tra il millenovecentotré e il millenovecentonovantatré, allievo di Heidegger e Bultmann, collega di Hannah Arendt, volontario per le truppe inglesi nella seconda guerra mondiale, studioso e docente, esegeta della filosofia della natura e della tecnica, ha riflettuto a lungo sull’etica e la bioetica, sostenendo per esempio che il diritto alla vita preveda anche il diritto a morire e che sia necessaria una seria politica di controllo delle nascite: i testi riportati in questa bella e raffinata edizione, che per la prima volta li traduce, appartengono ai suoi anni canadesi, a cavallo della metà del ventesimo secolo e quindi di fatto anche della sua vita, e, come se fosse Machiavelli, che addirittura si cambiava d’abito quando la sera abbandonava la quotidianità per recarsi nel suo studio a colloquio con i grandi del passato per il tramite dei loro testi, Jonas qui edifica un facondo e fecondo dialogo con i suoi più illustri predecessori, meditando sull’evidente e reale utilità pratica di ciò che appare a un primo e superficiale sguardo invece quant’altre cose mai puramente teorico, come la filosofia. Da non perdere.

Standard
Libri

“Verità finita”

download (5).jpgdi Gabriele Ottaviani

Questi chiarimenti consentono di rimarcare la differenza di fondo tra la prima e la seconda fase del pensiero di Severino in merito al darsi di una maggiore concretezza della verità rispetto alla sua dimensione originaria e costituiscono la premessa necessaria per poter comprendere lo svolgimento che sarà offerto, da parte mia, al tema della “verità finita”. Per il momento si può aggiungere che, a ciò che è stato chiamata la “concretezza” della verità ovvero il suo sempre più concreto determinarsi, Severino ha dato il nome di “salvezza della verità”. Quest’ultima espressione dev’essere compresa bene, per quanto alla questione a cui essa introduce qui potremo soltanto accennare.

Verità finita – Sulla forma originaria dell’umano, Leonardo Messinese, ETS. Che cos’è la verità? Ne esiste una sola? È incontrovertibile? Innegabile? Assoluta? Dipende dai punti di vista? È sempre possibile trovarla? Farla emergere? Comprenderla? Accettarla? Cosa riguarda più d’ogni altra cosa? La giustizia? L’etica? La morale? L’individualità? La ragione? La fede? L’emozione? La considerazione che si ha di sé e degli altri? In che modo è connessa al pensiero e al linguaggio? E cosa cambia tra opinione e verità? Queste, e molte altre domande, sono alla base dell’esegesi che connota questo libro denso e articolato, che fa riflettere, istruisce, indaga. Da leggere.

Standard
Libri

“Venere e Marte”

downloaddi Gabriele Ottaviani

La critica si è divisa sul punto della relazione erotica tra le due divinità, nel senso che non c’è unanimità sul fatto che esse siano reduci dalla consumazione di un rapporto amoroso…

Botticelli – Venere e Marte – Parodia di un adulterio nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, Marco Paoli, ETS. Venere e Marte di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, meglio noto col nome di Sandro Botticelli (appellativo ricavato, pare, da un nomignolo affibbiato al fratello Giovanni, di professione sensale, e poi esteso ai familiari), vissuto tra il millequattrocentoquarantacinque e il millecinquecentodieci per lo più a Firenze, non è certo l’opera più celebre dell’artista, ma certo, oltre a essere pregevolissima e splendida, ha comunque avuto una interessante fortuna critica. Soprattutto perché è prevalentemente interpretata alla luce della filosofia, come una sorta di manifesto della superiorità neoplatonica dell’amore sulla violenza e sulla barbarie. Perché allora però Botticelli introduce tutte quelle varianti rispetto all’iconografia classica (le più marchiane: Venere è vestita e sveglia, Marte pressoché nudo e dormiente)? Paoli, attraverso una prosa ricca di suggestioni e gravida di riferimenti, dottissima, assai curata ed estremamente accattivante, propone un altro, interessantissimo, punto di vista, addirittura satirico e canzonatorio, al di là delle implicazioni morali e finanche astrologiche… Da leggere.

Standard