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“Ero io su quel ponte”

71g3m5Za9tL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il giorno in cui è caduto il ponte, il Comune di Torino, nostro cliente, aveva ordinato con urgenza un’auto per il geometra Zuccoli, un funzionario che avevamo servito altre volte. L’autista Fernando Portinaro, con una 515, va a prendere il geometra e percorrendo via Nizza arriva all’altezza di Moncalieri dalla parte sinistra del Po. Il ponte era pericolante sulla parte destra e uno sbarramento impediva il passaggio ai veicoli. Il cantoniere di servizio sul ponte riconosce il funzionario: “Geometra, se vuole io la faccio passare”. Così hanno fatto, per non tornare indietro fino al ponte delle Molinette e fare tutto il giro. Il cantoniere ha tolto il cavalletto e loro sono passati. Attraversato il ponte, si sono fermati sulla sponda opposta. Mentre l’autista apriva la portiera dell’auto per far scendere il suo cliente, il ponte è crollato. All’autista per lo spavento è venuta l’itterizia. Nessuno poteva immaginare che il ponte sarebbe andato giù. Dicevano che era successo a causa dell’estrazione della sabbia. Il ponte è stato ricostruito prima della guerra della Ferrobeton, un’impresa di Roma anche lei nostra cliente. La stessa ditta ha provveduto a ripararlo quando durante la guerra le bombe hanno distrutto la prima arcata del lato destro. La riparazione è costata tre volte tanto la ricostruzione integrale.

Ero io su quel ponte, Bruno Gambarotta, Manni. Nell’anno diciassettesimo dell’era fascista, il trentuno di maggio, a tre mesi e un giorno dall’invasione hitleriana della Polonia che dà il via all’orrore della seconda guerra mondiale, due settimane dopo che da quella stessa via è passato nientedimeno che con tutto il suo seguito non altrimenti che adorante il Duce degli italiani, Benito Mussolini da Predappio, il ponte sul fiume non Kwai ma Po – il cui letto è da tempo privato di sabbia perché via Roma, nel capoluogo, dev’essere più bella e più nuova che pria – ubicato in quel di Moncalieri – località talmente prossima a Torino che, come dice il celebre proverbio, tra l’uno e l’altro posto anche gli asini vanno a piedi (dovrebbero volare, forse?) – e via strategica (al fine di raggiungere agevolmente la città della Mole e il Lingotto dove in tanti dell’hinterland lavorano) di primaria importanza che da tempo lancia tali e tanti segnali d’allarme che vi è consentito il transito solo a bici e pedoni, crolla. Ferendo cinque persone. Ammazzandone nove. Tra cui un ragazzo di quattordici anni. Bruno Gambarotta, giornalista, scrittore, attore, autore, regista, conduttore, ironico, brillante, intelligente, divertente, scrive la sua personale Spoon River tragicomica: da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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