Libri

“Colpevoli e peccatori nella legislazione della Chiesa”

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Anche il diritto penale canonico dopo il Concilio Vaticano II ha assunto diverse impostazioni pratiche.

Colpevoli e peccatori nella legislazione della Chiesa – Storia e peculiarità del Diritto Penale Canonico, Enrico Clerici, Erga. Una pena canonica è una sanzione prevista dal diritto canonico, che è esposto nel relativo codice, il cui sesto libro è interamente dedicato alla disciplina delle pene, prima in generale, poi per quel che concerne i singoli delitti, distinguendo fra pene inflitte latae sententiae, ossia per la sola commissione di un delitto, e pene inflitte ferendae sententiae, ovvero irrogato solo in seguito alla pronuncia di una sentenza. La materia, com’è evidente, è complessa: questo interessante testo fa chiarezza. Da leggere.

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“Profughi d’Italia”

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La prima tappa del viaggio dei giuliano-dalmati che decidevano di “optare” a favore della cittadinanza italiana iniziava nei campi di sosta e smistamento…

Profughi d’Italia – 1943–1955 – Il dramma dei giuliano-dalmati dalle foibe ai Centri di raccolta – L’accoglienza a Genova e in Liguria, Petra Di Laghi, Erga. Prefazione di Giuseppe de Vergottini. Introduzione di Silvio Ferrari. A Roma sud è stato creato un quartiere apposta per loro, che porta il loro nome, dalle parti della Montagnola, quando giunsero, costretti a migrare perché senza più nulla, come succede a tanti ancor oggi da altre parti del mondo, anche se sovente non ci rivolgiamo loro con altrettanta umana comprensione, dall’allora Jugoslavia che li considerava nemici e li perseguitava: sono i profughi – circa trecentomila – dall’Istria, dalla Dalmazia, da Rijeka, in italiano Fiume, terre lungamente martoriate. Uomini, donne e bambini che sono stati accolti anche a Genova e in Liguria, come ricorda e documenta, evidentemente sulla base di una ricerca davvero accurata, questo approfonditissimo e interessante volume di Petra Di Laghi, laureata in Scienze storiche a Torino nonché specializzata in comunicazione storica ed esperta di formazione, gestione e conservazione di archivi digitali in ambito pubblico e privato.

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“Reasoned Art”

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Lo specchio cita esplicitamente l’opera Riproduzione vietata del maestro Magritte.

Reasoned Art – Digital Collage Art: la surrealtà tra ieri ed oggi – Reasoned Art presenta H3c e Marcos Guinoza, Giulio Bozzo, Erga. Testo, saggio, catalogo, mostra, laboratorio, start up, progetto straordinario, raffinatissimo e densissimo nato dalla fervida mente di Giulio Bozzo, laureando in Conservazione dei Beni Culturali-Beni storico-artistici all’Università di Genova: tutto questo e molto altro è infatti quest’opera che valica ogni confine, che vuole spingere il lettore a sviluppare il proprio senso critico, una nuova forma di pubblicazione che prende le mosse dal confronto tematico e dal dialogo – un classico non finisce mai di dire quel che ha da dire, e non vale solo per i libri, perché è sempre uguale e sempre diverso, perché ogni istante cambiamo noi, nel momento in cui ne fruiamo – fra le opere storiche di autori surrealisti come Dalì, Ernst, Magritte, Miró, Man Ray, Chagall, Picabia, Kahlo – che ha però sempre sostenuto di non dipingere affatto sogni, ma la sua realtà – e via discorrendo, e le opere di due artisti emergenti come H3c e Marcos Guinoza, che di fatto si pongono come esponenti del nuovo surrealismo del terzo millennio e del secolo ventunesimo, in quanto membri della Digital Collage Art, forma d’arte grafica che utilizza immagini virtuali e trame provenienti da fonti diverse, unite e stratificate in un programma per computer, per creare un’immagine finale assemblata. Imprescindibile.

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“La piazza dell’Inno d’Italia”

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L’altare maggiore, più volte rimaneggiato, ha la forma di un’urna…

La piazza dell’Inno d’Italia – Tre itinerari al Santuario di Nostra Signora di Loreto a Onegina, Luciano Rosselli, Erga. A Oregina c’è via Ischia, dove fu ucciso Guido Rossa, operaio e sindacalista assassinato dai terroristi delle Brigate Rosse a quarantaquattro anni appena compiuti, è apparsa la Madonna, è stata fatta la Resistenza, è stato suonato per la prima volta l’inno d’Italia che cita il leggendario Balilla, il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione tra austriaci e piemontesi, il ragazzo, forse al secolo Giambattista Perasso, che lunedì cinque di dicembre del millesettecentoquarantasei dette il via alla liberazione scagliando una pietra contro un soldato: di questo e tanto altro parla il libro di Rosselli, da leggere e far leggere.

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“La porta dei girasoli”

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Il ricordo del tuo passato ti conforta nelle lunghe sedute di pensiero…

La porta dei girasoli – Ironia di una memoria che resta, Corinna Praga, Erga. Con accenti che ricordano, cambiando quel che dev’essere cambiato, Diana Athill e quella raffinatissima scrittrice e intellettuale che è la sua conterranea Camilla Salvago Raggi, Corinna Praga – genovese, insegnante di lettere per trentasei anni, appassionata della storia della sua città e dell’antica viabilità e toponomastica ligure, attivista di Italia Nostra, associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione, della quale è rappresentante, in qualità di membro permanente, nella Commissione Toponomastica del Comune di Genova, autrice di numerose pubblicazioni, impegnata nella salvaguardia dei percorsi storici del Genovesato e molto altro ancora – racconta gli oltre settanta giorni che ha vissuto, per colpa d’un femore infido, alla soglia del suo novantesimo compleanno, in un centro per anziani, un luogo che rassomiglia a un tessuto, in cui ogni filo è annodato a un altro e a un altro ancora, colorato da una tenera, dolcissima disperata ma forse, come quella che secondo il linguaggio dei fiori rappresentano i girasoli, che ricordano l’astro verso cui si volgono ma non gli appartengono, falsa speranza. Emozionante, divertente, profondamente commovente: un gioiello delizioso che costringe a volgere lo sguardo laddove sovente, perdendo così molto del senso della vita, non abbiamo cuore di guardare.

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“Le due torri vuote del Campus Einaudi di Torino”

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Si consumava un lungo addio…

Le due torri vuote del Campus Einaudi di Torino – La manipolazione delle coscienze non è solo un lungo esercizio pubblicitario, Fernanda Ferrari, Erga. La sua elegantissima, splendida, affascinante e sbalorditiva mole, progettata da un genio come Norman Foster (ha lavorato anche con Renzo Piano), nato ottantacinque anni fa in una famiglia operaia di Manchester e divenuto un architetto e designer pluripremiato a livello planetario, fra gli esponenti principali dell’architettura cosiddetta high-tech, si staglia, bellissima, poderosa e assieme neghittosa, delicata, persino sensuale, con i suoi ventisei chilometri di scaffali di libri della biblioteca intitolata a Norberto Bobbio e, fra l’altro, gli spazi autogestiti dagli studenti, veri e propri laboratori del pensiero sui temi dell’ambiente, della migrazione e della libertà di genere, presso un’ansa del Lungo Dora Siena, a Torino, uno dei vertici, con Milano e Genova, del triangolo industriale e di questa storia, che è ambientata anche nella riviera di Levante ligure: il Campus Luigi Einaudi è un simbolo, che sintetizza e incarna la contraddittoria tensione fra aspettative e realtà, la frustrazione di un precariato che è economico, lavorativo e sentimentale e che coinvolge un’intera generazione, che ha sempre meno strumenti ed è chiamata a sfide sempre più ardue e che è la protagonista, assieme finanche a uno splendido gatto, della intrigante vicenda narrata in stato di grazia da Fernanda Ferrari, medico e letterata, che con quest’opera esordisce nella narrativa propriamente detta. Da non perdere.

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“Leonardo da Vinci tra Genova e Oriente”

9788832981308di Gabriele Ottaviani

Come non riconoscere nel verde cupo dell’edificio che ospita Maria il colore dell’Islam…

Leonardo da Vinci tra Genova e Oriente – Il Castelletto, la Lanterna e il Ponte di Istanbul, Cesare Masi, Erga. Uno dei massimi geni della storia dell’umanità, che l’anno scorso è stato al centro di numerose celebrazioni per la ricorrenza del cinquecentennale della sua scomparsa, è passato anche da Genova, città portuale di prestigio già in epoca rinascimentale (non a caso era da secoli una delle repubbliche marinare per antonomasia) per cui ha vergato disegni molto interessanti nonché oggetto di nuovi studi qui riportati, che vertono in particolare sul Castelletto, la Lanterna (che dà il nome persino alla stracittadina fra Genoa e Samp) e il ponte per Istanbul. La Superba, infatti, voleva monopolizzare anche per il tramite di questo cosiddetto Ponte Fortezza, dal valore evocativo e simbolico notevolissimo, i traffici fra la Cina e l’Europa: Cesare Masi, da quarant’anni membro dell’I.S.C.U.M. (Istituto di Storia della Cultura Materiale), restauratore del legno, membro dell’équipe che tra il millenovecentoottantacinque e il millenovecentoottantasei ha preso parte alla ricognizione dei sarcofagi dei “Re di Napoli” in San Domenico Maggiore e restauratore, fra l’altro, anche al “The Sherman fairchild center for object conservation” del Metropolitan Museum of Art di New York, non lesina in dettagli e scrive un trattato dottissimo e assai leggibile.

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