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“Stalker sarai tu”

51LFyXFEQ3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Incrociando alcuni dati ufficiali del Ministero della Giustizia e del Ministero dell’Interno, si desume che più della metà delle denunce per stalking presentate in Italia siano frutto di false accuse…

Stalker sarai tu – Incastrati da una legge sbagliata, Davide Stasi, Erga. La violenza è un’emergenza. Anzi, no, purtroppo no. È cronaca quotidiana. È un male cronico della nostra società. Chi è più debole ingiustamente patisce. Ogni giorno ci sono delitti. E la cosa più grave è che spesso e malvolentieri l’inferno è, e verrebbe da ricordare Sartre, se non suonasse un riferimento troppo solenne rispetto alla miseria della crudeltà umana, dentro casa. Tra pareti che sembrano essere sigillate, dietro a porte che non si sa come aprire. Chi dovrebbe amare di più al mondo è chi più al mondo fa del male. Padri, fratelli, compagni, mariti che vessano sorelle, mogli, compagne, madri. Che abusano di loro. Che le uccidono. Che le tormentano. Che dicono di amarle. Ma quello non è amore. Il messaggio è fuorviante. Anzi, è tutto il contrario. Esiste una legge contro lo stalking. Da anni. Ma le violenze continuano. Da sempre. Perché le denunce sono ancora troppo poche. Perché a quelle che vengono fatte spesso non seguono provvedimenti sensati. Ma soprattutto anche perché purtroppo c’è chi vigliaccamente si avvale di uno strumento pensato per il bene per costruire il male. Sei incapace e vuoi mettere fuori gioco un collega migliore di te che invidi? Facile: lo denunci per stalking, e la sua carriera sarà carta straccia… Il volume di Stasi fa riflettere. Ed è un dovere morale pensare. Perché è necessario costruire una società più giusta e civile. Per tutti.

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“Il corsivo alla base dell’apprendimento”

51Tp4GQnr9L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La presentazione dei numeri avviene già dal primo giorno di scuola ed è legata alla scrittura della data.

Il corsivo alla base dell’apprendimento – Metodo educativo psicomotorio, Rossana Lanari, Viviana Federici di Martorana, Erga. Didattica per la prima classe della scuola primaria. Con abbecedario. È una parola sempre più desueta. Viene da un tempo lontano. La ricordiamo ormai quasi solo perché Pinocchio se lo vende per bighellonare in giro. Non si ha più contezza neanche dell’oggetto in sé. Ma l’abbecedario non è solo un retaggio del tempo che fu, una chincaglieria per nostalgici, un organo vestigiale al pari dell’appendice. È uno strumento didattico. E la didattica parte anche dal corsivo. Dalla padronanza della penna. Dal saper scrivere e far di conto, che sono ancora le abilità fondamentali, indispensabili per ciascuno di noi affinché non possa definirsi analfabeta (e ce ne sono sempre di più, finanche, se non soprattutto, di ritorno). Il testo delle autrici illustra il metodo che propongono per una migliore e più profonda consapevolezza. È chiaro, semplice, curato. Da leggere.

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“Perché il corsivo nella didattica?”

51hmlfKVZXL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli occhi alla nascita, quindi, si nutriranno degli altri sensi…

Perché il corsivo nella didattica? – Esiste un filo che, dalla gravidanza, lega l’ascolto del bambino allo scarabocchio, fino alla scrittura corsiva, Viviana Federici di Martorana, Rossana Lanari, Erga. Non si colmano più quaderni e quaderni di esercizi di calligrafia, ormai da anni. Si tratta di un’abilità che si sta perdendo. E, come ogni caduta nel dimenticatoio che si rispetti, non è un buon segnale. Il corsivo, sostiene Viviana Federici di Martorana, è naturalmente psicofunzionale, curativo e preventivo, è arte, offre alla persona la possibilità di mettere sulla carta la parte migliore di sé: certo, occorre un po’ di fatica (poiché mette in dialogo il sistema corticale con quello sotto-corticale) ma senza fatica non si ottiene altro che demotivazione e impreparazione. Gli errori sono importanti, che sbagliando si impari è una verità, non solo un proverbio. E invece siamo in una società che insegna a nascondere gli errori, a scrivere con penne che si cancellano, così che nulla si veda, che l’apparenza sia salva. Il corsivo è un elemento di grandissima importanza nell’ottica della facilitazione dell’apprendimento e dell’inclusione dei bambini con difficoltà scolastiche. La pedagogia attiva, che è il quadro di riferimento all’interno dei cui confini si muove questo agile, dotto e interessante manuale, si occupa anche di questo: le autrici ricostruiscono il percorso attraverso il quale di norma si entra in possesso delle principali nozioni cognitive partendo dalle basi, dalla dimensione sociale, motoria, emotiva, relazionale e linguistica. Utile e sensibile, fa riflettere.

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“Le radici del mirto”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Non si può pretendere di andare a fondo dell’anima di nessuno…

Le radici del mirto – Donne ribelli contro la violenza – 1935-1945 – Genova, Milano, Firenze e Parma, Maria Grazia Corradi, Erga. Targa speciale della giuria dei critici del Premio Stresa di narrativa, edizione del duemiladiciassette. Il mirto è una pianta che tutta una serie di leggende che si perdono nella notte dei tempi ha connotato con un gran numero di significati simbolici: come chi muore giovane è infatti assai cara agli dei. Di più, è sacra. Pare prenda il nome da una fanciulla uccisa per invidia da un giovane che era stato da lei sconfitto in una gara ginnica, e quindi abbia avuto origine dalla pietà di Atena per la sventurata ragazza, è legata al culto dei morti ma anche, se non soprattutto, ad Afrodite, la dea dell’amore, della bellezza, della sensualità, della prosperità, della femminilità. È del resto un arbusto sempreverde, longevo, finanche secolare, di grande adattabilità: laddove poche piante riescono a crescere, lui è in grado di mettere radici, e dare frutto. Emblema perfetto, dunque, della natura delle donne, che non solo, raccontando il mondo, ne impediscono la fine, ma spessissimo in prima persona si oppongono con forza cristallina a ciò che ritengono insopportabilmente ingiusto: è assai difficile a credersi che le istanze di Antigone potessero, in tutta onestà, essere incarnate da un uomo, diverso sarebbe stato il suo agire. È tempo di regime e di guerra quello che Maria Grazia Corradi con stile energico e fluido racconta, tratteggiando figure non solo femminili di esemplare dirittura morale, che si stagliano solidissime in difesa del bene e in netto contrasto con la multiforme violenza, annidata in ogni angolo. Interessante.

 

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“Harpo speaks!”

Harpo Speaks! - 150di Gabriele Ottaviani

Harpo speaks!, di Harpo Marx e Roland Barber (scrittore, giornalista, insegnante, biografo di Rocky Graziano nonché pertanto ispiratore del favoloso Lassù qualcuno mi ama), a cura di Martina Biscarini, giovanissima e competente studiosa, Erga edizioni. Prefazione di Maurizio Nichetti. Secondo voi uno che è ebreo, ha quattro fratelli, fa l’attore di vaudeville e di cinema, è un comico a dir poco anarchico e surreale e attraversa il Novecento, il secolo breve del totalitarismo, dal milleottocentoottantotto quando è nato al millenovecentosessantaquattro quando è morto, portandosi sul groppone un nome come Adolph e un cognome come Marx può non essere un personaggio assolutamente incredibile e più che fuori dall’ordinario? No? Bene. E infatti è proprio così. Harpo – che per l’appunto era all’anagrafe Adolph Arthur Marx – era il secondo dei cinque componenti (quello muto con l’impermeabile che suonava l’arpa, per capirsi) del gruppo comico che forse più di ogni altro ha fatto la storia della settima arte: un clown geniale. Che però è al tempo stesso un cronista da Pulitzer quando parla dei suoi ricordi. Un viaggio nella vita, nella storia e nell’arte semplicemente imprescindibile, per tutti.

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“Storia di un amore disperato”

$_35di Gabriele Ottaviani

Nonostante la pesante crisi in atto nel mercato della musica leggera italiana, dovuta, in parte, anche alle infelici edizioni del Festival di Sanremo degli anni 1972, 1973, 1974 e 1975, le lezioni di musica del professore Lorenzo Dagnino non parevano averne risentito più di tanto.

Lorenzo ama Elisa. Ma anche un po’ Caterina Caselli. Un po’ troppo, secondo la sua fidanzata, la più bella ragazza di Imperia, visto che Casco d’oro campeggia persino sul cruscotto della Giulia blu. Si snoda tra i tornanti della Liguria, la Francia e la Spagna, nell’arco di cinque anni, a partire dal millenovecentosettanta, la storia che unisce due ragazzi come tanti. Ed è, in fondo, una storia come tante, una storia d’amore, con uno sviluppo che però nessuno si augurerebbe mai. Perché il sentimento che tutti unisce e che ognuno anela si manifesta nel canone, ma diviene per ciscuno unico, solo, speciale. Storia di un amore disperato, di Guido Ferrari per Erga edizioni, è un racconto semplice e leggibilissimo.

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“L’uomo fedele”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Risposi che ero brutta, che l’aveva detto lei e dunque adesso non poteva più ritirarlo. A pensare che davvero ormai non poteva dire il contrario nemmeno per compassione, raddoppiai il pianto.

La collina di Albaro ormai non è più così, anche se proprio il profilo dei monti è una di quelle cose che per Emily Dickinson restano, una di quelle alle quali decideva di non dedicare la sua celebre elegia. Restano invece le dinamiche del cuore, quelle sì che sono sempre uguali, anche se sempre diverse,  e ognuno ha le sue: è una storia di famiglia in cui ognuno può riconoscere qualche tratto di sé L’uomo fedele di Beatrice Solinas Donghi, che dopo cinquant’anni dal debutto sulle scene letterarie Erga ripubblica. Eppure il tempo non sembra passato, la sua freschezza è immutata. Teresita, ironica, arguta, saggia, racconta tre generazioni, con uno stile asciutto e leggibilissimo, sempre credibile,  e una prosa fluida caratterizzata da ritratti vividi e umanissimi. Da leggere, scoprire e riscoprire.

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