Libri

“La signora dei pavoni”

immagine_poetarum.pngdi Gabriele Ottaviani

Facciamo tutti la terza elementare, e soffriamo spesso di rimpianto preventivo.

La signora dei pavoni, Giovanna Amato, Empirìa. Introduzione di Biancamaria Frabotta. Tragicomico, scabro, disturbante, non cerca mai l’approvazione o il facile ammiccamento, ma nemmeno la sterile provocazione fatta tanto per fare, per trovare il modo più semplice, corrivo e immediato affinché le parole restino impresse e si staglino nella memoria, fosse anche con fastidio, bene o male purché se ne parli. No, non è questa la connotazione dello stile ricco d’inventiva della giovanissima Amato, al suo esordio narrativo con un’opera di rara leggibilità, organica pur nella frammentarietà costitutiva, che travolge in un attimo e avviluppa come un rampicante pertinace l’attenzione del lettore: la sua cifra, piuttosto, è quella caratteristica di chi sa parlare direttamente al suo interlocutore anche quando si riferisce, ma sembra più parvenza che sostanza, ad altro, parlando di argomenti diversi. Siamo noi, tutti, coinvolti nel racconto agro, che in mutevoli forme ma con universale solidità e credibilità si dipana per sette racconti e tre fiabe, della fragilità della condizione umana, continuamente in bilico fra essere, dover essere e voler essere, nel contesto di un mondo sempre più materiale, vacuo e spersonalizzante.

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Libri

“La solitudine del superstite”

GARGANO_copertinadi Gabriele Ottaviani

Dopo la notte passata con Angelo, circostanza scaturita dalla sua “naturale indolenza”, l’incestuosa Ottavia, che fino a questo momento ha fatto tutto in famiglia (prima con il contino di Alatri, poi con il cugino pittore Felice Miscianelli, “fratello cadetto di Gregorio”, e infine con quest’ultimo), realizza che, quello con l’amico, è stato un grave errore. In primo luogo, per come lo scenografo intende l’amore: una forma di adorazione disperata e straziante.

I cattivi pensieri di Sandro De Feo, cui fa riferimento il brano succitato, è un romanzo del millenovecentosessantasette, uno dei molti che in questo saggio che si legge con la stessa facilità che riserva la novellistica viene analizzato da Claudio Gargano, La solitudine del superstite (Empirìa), che è il titolo anche di una delle cinque sezioni del volume (le altre quattro sono La solitudine del sognatore, del pigro, del satiro e del mostro) con introduzione di Marcello Carlino. Gargano, poeta e critico letterario e musicale, si focalizza con dovizia di particolari sulla produzione di Ercole Patti, il già nominato Sandro De Feo, Ennio Flaiano, Juan Rodolfo Wilcock e Carlo Laurenzi, tracciandone ritratti vividi e originali, che consentono agli appassionati di letteratura, ma non solo a loro, di approfondire i temi e le istanze che hanno attraversato la storia del ventesimo secolo. Interessante e istruttivo.

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