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“Emma, 1876”

61ydaKRWUFL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non c’è bisogno di dire che la maggior parte delle discussioni lungo la Row verteva sull’assoluzione di Babcock. Quello che un giornalista dice è sempre molto più interessante di ciò che scrive. Sebbene sia evidente che tutti sono frenati dai pregiudizi del proprietario del giornale per cui lavorano, ho l’impressione che, anche se avessero la più totale libertà di scrivere quello che sanno, riuscirebbero comunque a non essere obiettivi o interessanti, se non altro perché sono troppo legati ai politici. Credo di aver incontrato metà del Congresso questo pomeriggio; un buon numero di questi uomini di Stato stava distribuendo, neppure tanto segretamente, il denaro che ricevono dai lobbisti allo scopo di arruolare come propagandisti personali i frequentatori della Row. A quanto pare ciascuno di loro ha il suo prezzo. Ho ascoltato diversi aneddoti interessanti sul conto di Babcock. L’avidità di quell’uomo è leggendaria. Quando la Banda del Whisky gli ha mandato un fermacravatta con un diamante del valore di diverse migliaia di dollari, ha trovato una lieve imperfezione nella pietra e ne ha richiesta un’altra in sostituzione, ancora più grande e pura, e l’ha ottenuta. È atteso di ritorno alla Casa Bianca domani e si presume che Grant lo confermerà come segretario privato.

Emma, 1876, Gore Vidal, Fazi, traduzione di Silvia Castoldi. Emma è rimasta vedova da poco. Ha un unico obiettivo: fare in modo che la sua scalata sociale non si arresti, anzi. Per questo lascia il vecchio continente, solca l’Atlantico e torna all’ombra della bandiera a stelle e strisce, undici anni dopo la fine della guerra di secessione, nell’epoca delle celebrazioni del centesimo compleanno degli Stati Uniti, a New York. Le serve un marito dell’alta società, visto che il coniuge defunto era sì parigino e principe, ma anche senza il becco di un quattrino. È questo il suo sogno americano, è questo ciò che spera di trovare nella terra delle opportunità. Agitata da torbide passioni… Gore Vidal, con la sua prosa monumentale, sensazionale e paradigmatica, ha scritto la controstoria degli USA, dietro il cretonne delle tende non di una delle più celebri eroine di Joyce, bensì della retorica: questo è uno dei capitoli. Imprescindibile.

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