Libri

“Eileen”

download (1).jpegdi Gabriele Ottaviani

Non contavo niente ed ero una bambina, ma non ero codarda.

Eileen, Ottessa Moshfegh, Mondadori, traduzione di Gioia Guerzoni. Mary Quant, da Blackheath, sobborgo di Londra (ma i genitori sono gallesi), con furore, ha fatto più di tanti politici, le va riconosciuto, senza alcun pulpito da cui pontificare è riuscita dove parecchi hanno fallito, taluni senza averci nemmeno poi sul serio provato: la minigonna che per la prima volta le ragazze possono cominciare a indossare negli anni Sessanta dell’ultimo secolo del millennio ormai passato ha simboleggiato tangibilmente qualcosa di molto simile al concetto, con cui tutti si riempiono la bocca sin da che l’uomo ha memoria, ma che sovente rimane un pallido bagliore in una notte comunque scura, di libertà. Di autodeterminazione. Del resto è col tessuto che si fanno di norma i vessilli… I Beatles fanno la parte del leone sulla scena musicale, Ed Sullivan, The Great Stone Face, sceneggiatore, attore, giornalista, incolla sulle frequenze della CBS milioni di spettatori. Le ragazze si truccano un po’ di più in quel millenovecentosessantaquattro: tutte, chi più, chi meno. Tutte tranne Eileen. Vive sola col padre schiavo della bottiglia in sobborgo che pare incantevole, lavora in un riformatorio, porta calze che hanno più denari di zio Paperone e gonne di lana al ginocchio. È la quintessenza della sobrietà. Poi, un giorno, le si piantano di fronte al volto, nella mente e nel cuore gli occhi azzurri dell’eccentrica Rebecca. E allora… Semplicemente straordinario.

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