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“Like a rolling stone”

a87d8fed7cc41a0094ceb08efd90a62f_w250_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

… una trapunta rabberciata di note acute …

Like a rolling stone – Bob Dylan, una canzone, l’America, Geril Marcus, Donzelli, traduzione di Andrea Mecacci. Sostituirei l’articolo, in tutta onestà. Determinerei l’indeterminato. Non una canzone. La canzone. Uno dei pezzi migliori di sempre. Un brano a dir poco rivoluzionario. Un’opera che ha una sua individualità. Come se fosse una persona. Una donna bellissima, magari, forse appena appena  spettinata dal vento mentre corre per strada presa da mille impegni e traversie eppure sempre sorridente. Una un po’ à la Jill Clayburgh in Una donna tutta sola, insomma. Oppure un giovane ragazzo pieno di battaglieri ideali. O un uomo disilluso, ma comunque buono e onesto. E come di ogni persona che si rispetti, è infatti possibile farne la biografia. I posti che ha visitato, le esperienze che ha vissuto, la gente che ha incontrato e conosciuto, gli altri esseri umani ai quali ha cambiato la vita. Il libro di Marcus è la vera e propria biografia – non viene in mente termine più preciso – della canzone dell’ultimo premio Nobel per la letteratura: un viaggio attraverso il sogno americano, i suoi aspetti scintillanti e le derive che comunque talvolta gli appartengono, il Novecento e la contemporaneità, un saggio e insieme una raccolta di racconti, frammenti, episodi, istantanee, narrati con leggerezza. Da non lasciarsi sfuggire.

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