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“Due estati”

51qu+KGQNDL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Kaethe Muller si strinse nelle spalle e sorrise con aria d’intesa, le sue labbra senza trucco come grandi muscoli rosa pieni di salute, cosa che senza dubbio era vera. Tutto era imponente, sano e tedesco in lei, e Dory non poté fare a meno di pensare che se loro fossero stati tutti così imponenti, forse non avremmo vinto la guerra. Si chiese che tipo di tedesca fosse Kaethe Muller. Alcuni tedeschi erano stati contro Hitler, ma la maggior parte erano prima di tutto tedeschi e solo in secondo luogo contro Hitler, in licenza dai propri doveri. Dove l’aveva letto? Perché aveva studiato queste cose? Crucchi, mangiacrauti. Winston Churchill aveva detto: “I crucchi te li trovi alla gola o ai piedi”. Cosa intendeva dire? Era una frase razzista? Ike Eisenhower era tedesco; lo era il suo nome, perlomeno, e nessuno poteva essere più americano di lui. Ma perché lo chiamavano ‘Ike’? Il suo nome era Dwight David Eisenhower. Forse ‘Eisenhower’ suonava ebreo ai suoi compagni di West Point, e così per scherzo lo chiamavano ‘Ike’. Il nostro eroe nazionale aveva ricevuto quel soprannome per uno scherzo sugli ebrei? Sperava di sbagliarsi. Ma in fondo anche gli attori ebrei e altri personaggi famosi avevano cambiato il loro nome; dovevano aver saputo qualcosa sugli Stati Uniti anche loro. Joseph Goebbels sosteneva che se le sue argomentazioni sugli ebrei fossero state conosciute nel mondo, si sarebbero diffuse, come una malattia. C’erano due famiglie ebree a Leah. Una gestiva un negozio di rigattiere, l’altra una merceria.

Due estati, Thomas Williams, Nutrimenti, traduzione di Nicola Manuppelli. Live free or die. È questo il motto dello stato del New Hampshire, cielo, monti e boschi in pieno New England. Dove si trova Leah, la cittadina in cui vivono Dory e John. Che hanno diciassette e ventun anni. Ed essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro: così, per lo meno, secondo quel che sostiene, stando all’attribuzione unanimemente assegnata al periodo succitato, Bob Dylan. Perché infatti è proprio di gioventù che parla questo romanzo, di gioventù e di estate: del resto, sono stagioni simillime. Calde, belle, fugaci. La seconda guerra mondiale non è finita da molto, John è tornato dal fronte, e la passione con la sua vicina di casa che ne sogna i baci e le carezze da sempre sboccia improvvisa e travolgente. Un giorno però lui balza in sella alla sua moto e parte. Verso ovest. Promettendo a Dory che tornerà. E che la sposerà. Lei resta. Aspetta. E il tempo dell’estate si fa da un lato parentesi sospesa, dall’altro bruciante folata di vento, di vita strappata alla morte, perché l’unico vero peccato di gioventù è ciò che non si è fatto proprio quando si era giovani, nel tempo e nel momento adatto e opportuno. Attraverso una prosa lirica e magnetica Thomas Williams descrive come meglio non si potrebbe il maschile e il femminile, il trasporto e la malinconia, i diversi punti di vista e le differenti priorità di chi è raggomitolato in un amore. Un’occasione da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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