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“Dove sei stata”

download (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

Mario stoppa il video e la bocca del dottore resta aperta; per la prima volta da quando ha cominciato a parlare, Cammarota sembra meno intelligente. Mario osserva il fermo immagine con attenzione: la camicia azzurra dello psichiatra volutamente informale, gli occhialetti in punta di naso che spariranno, ci scommette, appena Gianluca entrerà nella stanza. Non era necessario chiedere il video della perizia di idoneità a testimoniare di Gianluca, ma Mario vuole sentire la voce del bambino, strappargli qualche segreto. E vuole strapparne qualcuno anche al dottore: immagina lo psichiatra come un chirurgo che seziona il cervello con un bisturi che regge il paziente stesso. Anche Mario vuole aprire la testa di Gianluca, non per cercarvi la verità ma per mettercela. Sarebbe tutto più facile. “Papà ha ucciso mamma. Lo odio. Portatemi via.” Si fa scrocchiare le dita, poi afferra il telecomando e il video riparte. L’inquadratura successiva è fissa su un tavolino basso. Fogli e pastelli sono sparsi a casaccio come macchie di colore sul ripiano scuro. La porta dell’ufficio si apre. Il dottore si toglie gli occhiali.

Dove sei stata, Giusi Marchetta, Rizzoli. Mario è cresciuto nella reggia di Caserta, chiaramente non nell’area più spettacolare e monumentale, meta di numerosi turisti, bensì in un angolo più romito e rustico, uno spiazzo con un’aia tra gli alberi del Bosco Vecchio e le acque della Peschiera, in quanto figlio dello storico custode del parco, il Capitano. Nonostante questo Mario manca da lì da anni. Ora però torna. Per riannodare i fili del suo passato. Per elaborare un abbandono. Per guardare finalmente in faccia una realtà che gli ha cambiato completamente la vita. Per crescere. E definire sul serio cosa significhi essere genitore. O figlio. Che significato abbia la parola colpa. Ricchissimo di suggestioni e chiavi di lettura, è un romanzo di rara intensità che scava nel profondo dell’anima e del dolore.

 

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