Libri

“La lingua dei lager”

6e233cac33a31caf658aae7bca6d5a7c_w600_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

Kühlraum – Cella frigorifera (ted.). Nel campo di Mauthausen, all’interno del crematorio (v. Krematorium), è presente una camera a bassa temperatura, ove sono accumulati i cadaveri da incinerare.

La lingua dei lager – Parole e memoria dei deportati italiani, Rocco Marzulli, Donzelli. È un vero e proprio glossario quello curato nei minimi dettagli da Marzulli, archivista e direttore della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano. Le parole sono importanti, si sa. È attraverso di esse che si comunica. Che ci si confronta. Che si dà forma al pensiero, che ci si oppone al silenzio. Che può essere sinonimo di quiete, ma anche di una cappa, un oblio soffocante che condanna alla dannazione. È con le parole che si rende testimonianza, è con le parole che la storia può assolvere al suo compito di docente, per fare in modo che non più gli stessi errori siano compiuti. Le parole che con attenzione certosina Marzulli raccoglie sono il lessico dello sterminio, del dolore, della morte, della crudeltà inumana e ingiustificata. Parole su cui riflettere, parole da ricordare, da conoscere.

Standard
Libri

“La vita altrove”

downloaddi Gabriele Ottaviani

La felicità è il lutto dell’infelicità. Essa arriva per esaurimento del malessere. Le persone falsamente felici che hanno occultato il malessere sono insignificanti.

La vita, altrove – Autobiografia come un viaggio, conversazione di Julia Kristeva con Samuel Dock, Donzelli, traduzione a cura di Elisa Donzelli. È una saggista. È una psicanalista. È una intellettuale straordinaria. Oltre che una donna di fascino formidabile. È dal millenovecentosessantasei in Francia ma è nata a Sliven, in Bulgaria, la città al cui centro si staglia un magnifico olmo centenario, dove tra i suoi ricordi più teneri c’è l’annuale sfilata per la festa dell’alfabeto. Ha scritto moltissimo. Del resto anche Dock è psicologo clinico e prolifico scrittore, articolista pure sull’Huffington Post. Ha una sorella minore, Ivanka, violinista di chiara fama. Ha avuto un padre di profonda fede ortodossa (il loro cognome significa Della Croce in bulgaro) che stava quasi per farsi prete, da giovane. Ha avuto una madre fortissima in matematica che ha studiato biologia all’università e che senza apparente rimpianto si è poi dedicata interamente alle figlie. Ha conosciuto il comunismo. La dissidenza discreta. Il femminismo. Ha studiato filologia romanza. Ha avuto vari amori. È stata giornalista. Ha intervistato sin dal periodo universitario grandi personaggi come Gagarin.  Si definisce, senza ideologia, cosmopolita, nonché prodotto della francofonia. Discute con Lucien Goldmann la tesi triennale di dottorato nel caos del maggio del Sessantotto a Parigi. Conosce Derrida. Io mi viaggio, dice di sé. Ed è proprio vero. Incontra Lacan, che si interessa della sua gravidanza e quando è incinta è capace persino di chiamarla a notte fonda per sapere della sua salute e se sia già stato scelto il nome del nascituro. Con Roland Barthes, d’altro canto, la simpatia è immediata e l’amicizia solida e bella, cementata anche da piacevoli cene da cui l’autore di Frammenti di un discorso amoroso si allontana di norma verso le ventidue e trenta per andare con pudicizia e un po’ di imbarazzo a cercare di abbordare qualche ragazzo a Saint-Germain. Nel millenovecentosettantaquattro con lui, Wahl, Pleynet e il celebre e autorevolissimo filosofo Philippe Sollers, che lei sposa e con cui genera David, partecipa al primo viaggio di intellettuali occidentali in Cina dopo l’ammissione di tre anni prima del paese asiatico all’ONU. È questo e molto altro, come testimoniano anche numerose e bellissime fotografie. E il libro è assolutamente da non lasciarsi sfuggire.

Standard
Libri

“Fuori raccordo”

cfe99d136615e7c993b932d2c659ed8e_w250_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’abusivismo non è più semplicemente la modalità di risposta al problema della casa, e al problema abitativo in generale, a fronte dell’incapacità dell’amministrazione pubblica e del sistema nel suo complesso di fornire una soluzione adeguata. Né riguarda soltanto le classi più povere della città.

Palombaro-Felciare, Capena, Poggio Mirteto. Ma anche Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, riscoperta e recuperata da Astra Zarina, di professione architetto, di origini radicate tra la Lettonia e gli Stati Uniti. E poi naturalmente Corviale, Pietralata, Bufalotta, Porta di Roma, il Tuscolano, la Tiburtina, Grottaperfetta… Perché Roma oggi è il suo hinterland, quello che un tempo era il contado, Roma adesso è la sua periferia, la sua identità sta qui, dove la città si espande senza limiti, perché il GRA è una cintura che non contiene più. Fuori Raccordo – Abitare l’altra Roma, di Carlo Cellamare per Donzelli, con splendide foto, immagini, mappe, piante, carte, finanache dagherrotipi, e dotti e chiari saggi di Attili, Balducci, Carrano, Caudo, Cellamare, Cervelli, Coppola, D’Albergo, Lanzetta, Macioti, Maranghi, Moini, Montillo, Muscella, Papa, Piccioni, Pizzo, Postiglione, Ranaldi, Scandurra, Scarpelli e Vazzoler, è un viaggio preciso, puntuale, interessante, un’occasione per fare il punto della situazione dal punto di vista storico, politico, sociale, etico, morale, culturale. Del cambiamento e delle sue declinazioni. Da leggere.

Standard
Libri

“Like a rolling stone”

a87d8fed7cc41a0094ceb08efd90a62f_w250_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

… una trapunta rabberciata di note acute …

Like a rolling stone – Bob Dylan, una canzone, l’America, Geril Marcus, Donzelli, traduzione di Andrea Mecacci. Sostituirei l’articolo, in tutta onestà. Determinerei l’indeterminato. Non una canzone. La canzone. Uno dei pezzi migliori di sempre. Un brano a dir poco rivoluzionario. Un’opera che ha una sua individualità. Come se fosse una persona. Una donna bellissima, magari, forse appena appena  spettinata dal vento mentre corre per strada presa da mille impegni e traversie eppure sempre sorridente. Una un po’ à la Jill Clayburgh in Una donna tutta sola, insomma. Oppure un giovane ragazzo pieno di battaglieri ideali. O un uomo disilluso, ma comunque buono e onesto. E come di ogni persona che si rispetti, è infatti possibile farne la biografia. I posti che ha visitato, le esperienze che ha vissuto, la gente che ha incontrato e conosciuto, gli altri esseri umani ai quali ha cambiato la vita. Il libro di Marcus è la vera e propria biografia – non viene in mente termine più preciso – della canzone dell’ultimo premio Nobel per la letteratura: un viaggio attraverso il sogno americano, i suoi aspetti scintillanti e le derive che comunque talvolta gli appartengono, il Novecento e la contemporaneità, un saggio e insieme una raccolta di racconti, frammenti, episodi, istantanee, narrati con leggerezza. Da non lasciarsi sfuggire.

Standard
Libri

“La storia della signora Filadritto e del gatto Pussavia”

97e2a230a02e6a9c0efc468fb0149695_w250_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il gatto Pussavia fece una capriola all’indietro e avvinghiò la caviglia della signora Filadritto con tutti gli artigli, dimenando la coda su e giù.

La storia della signora Filadritto e del gatto Pussavia, Lore Segal (illustrazioni di Paul O. Zelinsky), traduzione di Bianca Lazzaro, Donzelli. È una storia divertente, semplice, intrigante, a tratti esilarante, che cattura l’attenzione del lettore e lo conquista, si legge in un baleno ed è adatta a grandi e piccini, ai bambini di ogni età, che desiderano abbandonare per un momento la dimensione della quotidianità e gettarsi tra i flutti di una vicenda che, come tutte le storie cosiddette per l’infanzia, in realtà parla molto di più agli adulti che non a chi ancora deve diventarlo. Le illustrazioni, meravigliose, raffinatissime, che ricordano il cinema d’animazione francese e l’arte del primo Novecento, costituiscono l’ossatura di una narrazione sinuosa proprio come le movenze di un felino. Lei è burbera. Sente che le manca qualcosa. La compagnia di un gatto. Incontra lui. Che è un insolente indomabile. Come tutti i gatti del resto. Inizia una serie di schermaglie, finché non arriva la pace. Perché per volersi bene, e stare bene insieme, in fondo basta poco. Una cosa. Rispettare ognuno l’altro. Per quello che è. Delizioso.

Standard
Libri

“Italia civile”

c9915f8a4131fc143e6eeecd2c3d1dc5_w140_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

I militanti che si riconoscono nella cultura politica della sinistra, e le loro organizzazioni, hanno sicuramente maturato una forte autonomia e sempre più concepiscono una rappresentanza politica autonoma dei propri interessi associativi.

In particolare negli ultimi vent’anni, con la nascita della cosiddetta seconda repubblica, che doveva stabilire, ma in tutta onestà non sembra sia stato proprio così, all’atto pratico, una netta cesura con i decenni precedenti, i cui mali sono esplosi fragorosamente nella pestilenza di Tangentopoli, che ha scoperchiato almeno in parte il malcostume che era ormai diventato il motore e il propulsore principale dello sviluppo, o perlomeno della coazione a ripetere, del “tiriamo a campare” caratterizzante la procellosa navigazione dello stato italiano, si è comunque verificato un deciso cambiamento dal punto di vista politico e sociale. Il quale, investendo tutti i settori, non poteva non coinvolgere anche il mondo delle associazioni, la parte più attiva, propositiva e sensibile della società civile, quella che, al di fuori del palazzo, si interessa allo stato sociale, e costruisce una rete di assistenza e di mutuo soccorso per i cittadini. Con una messe di dati, un’analisi accurata e uno stile divulgativo Roberto Biorcio e Tommaso Vitale per Donzelli, mettendo sotto la propria lente di ingrandimento i valori, le motivazioni, le opportunità, i significati, gli effetti, le forme, le differenze, le ideologie, le strategie d’azione e le guide della partecipazione associativa realizzano un saggio chiaro e molto interessante, che racconta il nostro tempo con cura e attenzione. Italia civile: quella che siamo, che dovremmo essere, che possiamo diventare.

Standard
Libri

“Le implacabili”

9fc6351d4512611e67ef20f06e38324a_w140_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che siano soldati di un esercito virtuale oppure officianti di un rito dai contorni macabri, le stesse domestiche, per quanto prive di voce, appaiono creature maestose, esponenti di un potere femminile che pervade il testo e si catalizza nell’immagine dell’assassina.

Quando si pensa alle donne e all’idea della violenza in genere, purtroppo, data anche la tragica cronaca contemporanea d’ogni giorno, l’immagine che si palesa immediatamente stagliandosi con forza nel pensiero è quella delle tante, troppe vittime degli abusi, per lo più perpetrati ai loro danni con inaudita e immotivata ferocia da quelle persone, da quegli uomini che da uomini non si comportano, e nemmeno da bestie, bensì da violenti criminali puri e semplici, senza se e senza ma, che dicono di amarle ma in realtà non sanno nemmeno cosa sia l’amore, e se ne hanno un’idea ne hanno una folle, malata, assurda. Analizzando però il panorama della storia letteraria, soprattutto a latitudini diverse da quelle nostrane, si nota come in realtà non manchino, spesso scritti da donne stesse, dal grande talento ma talvolta ignorate, se non direttamente vilipese da critica e colleghi, ritratti al femminile ricchissimi di sfumature negative, e molto lontani dallo stereotipo in verità piuttosto misogino della donna fatale. L’esegesi che Anna De Biasio, ricercatrice di letteratura angloamericana compie per Donzelli a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo (Margaret Fuller, Nathaniel Hawthorne, Louisa May Alcott, Henry James, Willa Cather, Edith Wharton, Mary Borden…) è chiara, originale e appassionante: Le implacabili, da leggere.

Standard
Libri

“Direct food”

0b58d132b06ee93983b88ddf6c6a22ec_w_h_mw600_mh900_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il mercato è stato per secoli il luogo fisico per lo scambio di prodotti agricoli e agroalimentari. Nel passato era legato principalmente agli eventi e ai tempi che caratterizzavano i processi agricoli e di allevamento. i mercati più importanti erano rappresentati dalle fiere stagionali che si svolgevano nel periodo dei raccolti o al ritorno degli animali dal pascolo o in occasioni di ricorrenze religiose anch’esse spesso legate al mondo dell’agricoltura. in questi mercati vi era una relazione diretta tra agricoltore e consumatore e l’accesso era libero, limitato solamente dalla disponibilità degli spazi per esporre la merce. Nel corso dell’ultimo secolo questi mercati sono stati via via sostituiti da forme diverse che hanno sempre più allontanato il consumatore dall’agricoltore e dai luoghi di produzione.

Flaminia Ventura, Antonio Schiavelli, Pierluigi Milone, Direct Food – Agricoltori e consumatori alla riconquista del mercato, prefazione di Jan Douwe van der Ploeg, Donzelli. Siamo ciò che mangiamo. È un adagio antico, ma sempre valido, una frase formulare che in realtà, per certi versi paradossalmente in questa società sempre più globalizzata, nella quale grazie alla tecnologia si può essere dappertutto in un baleno anche rimanendo comodamente seduti alla propria scrivania di casa, rappresenta bene lo spirito del nostro tempo. Tra produttore e consumatore è infatti in atto con sempre maggiore frequenza un rapporto stretto, di condivisione e coesione sociale, di appartenenza, fondato sull’attenzione alla provenienza dei cibi, al rispetto della natura, delle corrette dinamiche produttive. C’è un interesse crescente in merito a queste tematiche, dovuto a una nuova presa di coscienza, a un recupero di consapevolezza e di comprensione dell’impatto, come un effetto domino, che hanno su larga scala anche i comportamenti individuali cui spesso non si è dato il peso dovuto. E quindi il mercato ritorna al centro, come luogo di scambio, di contatto. Il saggio pubblicato da Donzelli è ampio ed esauriente, e analizza con sguardo attento e accuratezza divulgativa il fenomeno e, partendo da lì, la contemporaneità.

Standard
Libri

“Storia della repubblica”

4d9cf98fbd212b6e0231ece8e88dc2ab_w600_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

Presentatori al cui confronto Mike Bongiorno sembra Proust coordinano la sarabanda di spogliarelli, strip-poker, briscoloni, contese gastronomiche e giochini idioti, mentre improponibili vallette interrompono ogni trenta secondi per ricordare la ditta di tale o il negozio di tal altro…

La fine della guerra e della dittatura. La costituente. Il referendum. Le prime elezioni. La nascita della repubblica. Della democrazia. Il più grande partito comunista d’occidente. Di contro, la Democrazia Cristiana. Patto atlantico e di Varsavia, l’un contro l’altro armati. Psi, Psdi, Pri, Pli, Msi e tutta una galassia di sigle. Il piano Marshall. La legge truffa.  La ricostruzione. Il boom. La speculazione selvaggia. Le autostrade. La motorizzazione di massa. La 500. Il grande cinema, delle commedie mai banali, dolci e amare insieme, metafore perfette, ritratti vividissimi. L’oscar della lira. La nascita del centrosinistra. Governi monocolore, balneari e pentapartito. Riforme e diritti civili. Contestazioni. Intellettuali. Il divorzio e l’aborto. Il compromesso storico. La stagione tragica del terrorismo. Il delitto del Circeo, di cui parla Albinati nel suo ultimo stupendo romanzo e su cui in quegli anni scrisse parole che andrebbero imparate a memoria, per la loro bellezza e gravità, Lietta Tornabuoni, straordinaria giornalista che tanto ci manca. Impegno e disimpegno, incanto e disincanto. Polemiche. Persino contro Allonsanfàn, mentre giustamente Callisto Cosulich su Paese sera tesse le lodi dell’Albero degli zoccoli. E non parliamo di Scola… I cantautori e la musica leggera. Satira e tv commerciale. L’edonismo reaganiano che si fa all’amatriciana, la pubblicità sempre più invasiva. Il mercato e la mercificazione. Craxi e Berlusconi. Occhetto e Berlinguer. La P2. Tangentopoli. Il crollo di cinquant’anni di Italia. La rinascita. Se così si può dire. C’è tutto questo e molto altro. È un libro di storia, un manuale che si legge come un volume d’avventure, un saggio profondo come il mare: Storia della repubblica, Guido Crainz, Donzelli. Imperdibile.

 

Standard
Libri

“Che cosa è il cinema”

cd76245e70edd78bdde7b36b34e1e753_w140_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

  • È vero che una volta ha rasato un topo per vedere quanto era bello?
  • È vero. La natura riserva sempre delle sorprese.

(Dall’intervista a David Lynch)

Mario Sesti incontra i grandi della settima arte, e Donzelli pubblica Che cosa è il cinema. Attraverso le parole e i limpidi ritratti di Servillo, Connery, Streep, Pacino, Golino, Cronenberg, Lynch, Malick, Penn, Kusturica, wenders, Assayas, Tornatore e Winding Refn la panoramica è completa e variegata: tra tecnica ed emozione, metodo e improvvisazione, sensibilità e studio, l’autore tramanda ai lettori un racconto che è a sua volta come un film, o meglio un documentario, corale e persino contraddittorio, in cui si confrontano a distanza, ma è come se si parlassero seduti tutti insieme allo stesso tavolo, in un’atmosfera delle più conviviali, artisti che hanno fatto di una passione un lavoro. Un lavoro precario, persino superfluo, forse. Ammesso che si possano considerare pleonastiche la bellezza e le emozioni.

Standard