Libri

“Donne pericolose”

7022324_1883600di Gabriele Ottaviani

Il possesso di una figlia delicata era sempre sembrato interessante alla signora Royle quanto quello di una porcellana rara.

Donne pericolose, Compton Mackenzie, traduzione di Daniele Brolli, Sonzogno. Sirene è nel golfo di Napoli. Sirene è un luogo chiuso. Limitato. Delineato. Un eremo, un confine. Accogliente, e insieme protettivo. Bello da starci male. Che garantisce riservatezza e al tempo stesso libertà. La libertà di essere quel che si è. Quel che si può essere. Quel che non si può non essere. Quel che si vuole essere. Senza che nessuno possa dire o segnare a dito. Senza sentirsi sbagliati. Diversi. Escluso. Felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune, del resto. Sirene è un’isola. Sirene è Capri. Ma Sirene è anche Lesbo. La Lesbo di Saffo, che viveva l’amore come un fuoco verde che infiamma i lombi. È l’amore è amore, punto. Tutto l’amore è uguale. E o è libero o non lo è. Non esistono surrogati o mezze misure. Non possono esistere. Sirene è un’isola in cui la guerra, la Grande, la prima mondiale, non arriva se non di sponda, da lontano, come una eco fastidiosa, come un fumo nero, una cappa d’afa che opprime l’estate e la sua connaturata spensieratezza. Rosalba è un’eccentrica ereditiera svizzera che ama gli abiti da uomo. A Sirene, lei, ci va ogni anno. E lì, solo lì, può essere sé: profilo greco, capelli di bronzo, ammiratori. Meglio, ammiratrici, sacerdotesse di un rito d’amore. Pochi gli uomini, molte le donne: Hermina, Cléo, Janet, Olimpia, Aurora, Giulia… Tutte aristocratiche, emancipate, leggiadramente maliziose, personaggi straordinari, tutte dimentiche, almeno per un po’, della mentalità bigotta che ottunde come il conflitto il continente, e che hanno lasciato al di là del mare caduta in terra come una vecchia tenda. Baci, risate, balli, carezze, chiacchiere, scambi di coppia, capricci, gelosie, gioie e struggimenti: un libro che fa ridere e piangere, che pare – e forse dovrebbe essere – scritto domani, ma che viceversa ha il peso di diversi decenni – sette, per l’esattezza – a ingobbirgli le spalle, che all’epoca della prima pubblicazione fece scandalo, ma la cui riedizione appare viceversa come davvero una splendida notizia, che scardina ogni cliché. Con una scrittura insieme sensuale, raffinata, colta, piena di riferimenti, fresca come acqua di fonte, gustosa, brillante, musicale e frizzante, tra papillon e monocoli che non avrebbero sfigurato sul volto di Rodolfo Valentino o Charles Bryant, Compton Mackenzie racconta il gineceo più ironico, irriverente e non convenzionale dell’inizio del ventesimo secolo. Imperdibile.

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“Donne pericolose”

6775678_1211260di Gabriele Ottaviani

Continuano a dormire insieme tutte le notti che trascorrono a Las Palmeras, e Betty scopre un uomo dolce e passionale, protettivo e gentile. Tornati a Valencia, lei incontra un vecchio amico di famiglia al quale chiede informazioni su Carlos, poi va a riferirle a John. «So dove si trova, in un carcere fuori Valencia, sulla strada per Barcellona. Impossibile andare a trovarlo a meno che non si abbia un permesso di Indalecio Prieto, il ministro della Difesa. Ho bisogno di quel permesso. Puoi farmi avere un appuntamento?» «Sì, ma voglio qualcosa in cambio. Devi aiutarmi a far fuggire il marchese de Arueza, Luis Villada.» «Lo conosco. Ho ballato con lui tempo fa.» «Bene. Villada è malato ma riesce a camminare. Il posto in cui è tenuto prigioniero non è troppo controllato, posso entrare con l’auto diplomatica insieme a te nel cortile dell’edificio. Fingerai di essere sua sorella, lo porterai fuori e lo farai salire in macchina mentre io distrarrò le guardie.» Tutto va secondo i piani, e due giorni dopo Betty ottiene l’appuntamento con Indalecio Prieto. Quando si trova davanti al ministro perora la causa di Carlos, specificando che parla a titolo personale. Gli rivela che è innamorata di lui e lo conosce così bene da poter assicurare che non agirebbe mai contro la Spagna e il suo governo. Prieto risponde che non può prendere una decisione immediata, ma investigherà. Prima di andarsene, Betty ottiene il permesso di visitare il prigioniero e riesce anche a parlare dei diciassette piloti imprigionati che Leche le ha raccomandato. Arrivata nel carcere vicino a Valencia, entra nella sala colloqui, e dopo qualche minuto vede apparire Carlos. Si abbracciano a lungo e lei lo rassicura sulla sorte della moglie. «Carmencita è da noi, salva. Prieto ha promesso di rivedere la tua posizione.» Gli dice che presto partirà e che non potranno vedersi per molto tempo. Si lasciano commossi e amareggiati, ma adesso Betty ha un altro uomo a cui pensare. Prima di partire, rimane altre due settimane con John Leche.

Cinzia Tani, Donne pericolose – Passioni che hanno cambiato la storia, Rizzoli. Sono quindici. Sono donne. Hanno vissuto tutte per la gran parte nello scorso secolo, il ventesimo, quello breve per definizione, stretto fra due conflitti planetari e molti altri purtroppo locali e spesso dimenticati benché altrettanto feroci. E le guerre, si sa, non si combattono solo armi in pugno, ma anche attraverso la diplomazia. L’arte della parola. Lo spionaggio e il controspionaggio. Sono protagoniste che non si fermano davanti a nulla, soprattutto quando c’è da scendere in campo per un ideale, coraggiose, raccontate con bello stile, frutto, anche, è evidente, di una accurata ricerca, donne, come da titolo, per l’appunto pericolose. In realtà più che altro in prima battuta non per i segreti delle potenze straniere ma per loro stesse, a causa delle violenze subite. Personaggi straordinari, in cui spiccano naturalmente le dive, Hedy Lamarr e Josephine Baker, ma non solo. Avvincente.

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