Libri

“Sud Sudan”

SUD SUDAN.Daniele Moschetti.Dissensidi Gabriele Ottaviani

LE DENUNCE DELLE NAZIONI UNITE E DI AMNESTY INTERNATIONAL

Nel mese di marzo e nell’aprile 2016, Amnesty International e le Nazioni Unite hanno pubblicato alcuni report sulle atrocità commesse dal SPLA, l’esercito regolare del governo, e quelli associati con l’ SPLA nello Stato dell’Unità. Qui, i Nuer Bull hanno aderito all’SPLA; una delle forme di pagamento, era il permesso di violentare donne e bambini. Il rapporto delle Nazioni Unite pubblicato in data 11/03/2016 (ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx? NewsID=17207&LangID=E) ha documentato 1.300 casi di stupro, in un arco ridottissimo di tempo che va da aprile a settembre 2015. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha detto che nonostante il Sud Sudan si trovi in “una delle situazioni più orrende dei diritti umani nel mondo”, l’attenzione internazionale non era attirata dalle sorti di questo paese. La violenza sessuale viene usata in modo sistematico per punire e terrorizzare i civili, denuncia l’Onu, riconoscendo che anche le forze dell’opposizione hanno commesso atrocità, ma a un livello inferiore. Nelle 102 pagine del rapporto stilato dalle Nazioni Unite, si legge che fino a novembre 2015 sono stati uccisi 10.533 civili, la maggior parte di loro in maniera del tutto deliberata. Gli inviati Onu hanno poi documentato più di 1.300 casi di stupro tra aprile e settembre 2015, solo nello Stato dell’Unità e più di 50 casi da settembre a ottobre dello stesso anno. Alcune donne hanno spiegato di essere state prese come “spose” dai soldati e tenute come schiave sessuali in baracche, dove venivano ripetutamente violentate. In alcuni casi, gli assalitori hanno ucciso donne che resistevano alla violenza sessuale o anche solo dopo averli guardati negli occhi o aver mostrato di non essere in grado di sopportare i continui stupri di gruppo, ha scritto l’Onu. Testimoni denunciano di soldati che litigavano tra loro per una bambina di sei anni perché era “bellissima”. Alla fine hanno sparato alla bambina. 

Sud Sudan: il lungo e sofferto cammino verso pace, giustizia e dignità, Padre Daniele Moschetti, Dissensi. Con un’introduzione di papa Francesco. Il sud Sudan è da anni un luogo di guerra. Di violenze. Di morte. Di miseria. Di povertà. Di emergenze umanitarie. Di soprusi, sopraffazioni, depravazioni. La situazione è catastrofica. Ma se ne parla poco in Occidente. Meno di altre tragedie. Parimenti gravi, o anche meno, ma di maggiore impatto. Più redditizie. Più utili. Che fanno maggiore sensazione. In sud Sudan sono moltissimi gli uomini e le donne che si impegnano quotidianamente, in silenzio, senza retorica, per la pace, per aiutare i più bisognosi, che soffrono pene infernali a causa di conflitti insensati, lunghi, efferati: padre Daniele Moschetti, da lungo tempo missionario comboniano, regala ai lettori un resoconto di fondamentale importanza dal punto di vista etico, civile, morale, culturale, sociale e politico, nel senso più alto ed elevato del termine, dell’abnegazione che guida il lavoro di queste persone. Fondamentale per le sorti dell’umanità stessa. Un libro denso, dettagliato, importante, doloroso, tragicamente schietto, onesto, una testimonianza imprescindibile.

Standard
Libri

“Educazione diffusa”

L'educazione diffusa.Coverdi Gabriele Ottaviani

I ragazzi non saranno più prigionieri di muri separatori e di gruppi-classe casuali e disegnati sulle fasce di età. All’inizio, saranno riuniti insieme, avendo la possibilità di scegliere tra le diverse aree esperienziali quella che li attrae per prima. Da lì, nascerà un primo gruppo finalmente aggregato sulla base di un desiderio comune. Progressivamente potranno, ma al tempo stesso dovranno, imparare a costituire bande, piccoli gruppi, coppie di lavoro e di ricerca in movimento ben oltre le frontiere delle età e dei generi. Nessuna costrizione sulle formule sociali, piuttosto aggregazioni preferenziali, fondate sull’attrazione e sulla condivisione di mete anche effimere e in sviluppo, che possano poi distinguersi ulteriormente, non avendo timore di consentire anche l’esplorazione individuale, il percorso solitario, la voglia di vivere il mondo in piena autonomia.

Educazione diffusa – Per salvare il mondo e i bambini, Luigi Gallo, Paolo Mottana, Dissensi. Il valore dell’istruzione è di tale rilevanza che è persino superfluo ribadirlo. Almeno, dovrebbe essere persino superfluo. Perché in realtà non è così. Perché in verità da anni e anni il ricordo che, specie se si pensa alla situazione italiana, viene alla mente costantemente per quel che concerne tutto ciò che abbia una qualche minima parvenza, un embrione di cultura, soprattutto se non troppo bassa, è di un lento, inesorabile, costante depauperamento. Una sottrazione di risorse riversate altrove, spesso direttamente nelle tasche di qualcuno a cui, per esempio, degli istituti scolastici – perché il senso stesso della cultura germoglia nelle aule – fatiscenti e insicuri, e quindi inadeguati a fornire concretamente la possibilità dell’unica ricchezza che non potrà mai essere sottratta, se non dalla perdita della memoria, non importa nulla. Un’erosione sempiterna di benefici che ha lasciato campo libero all’incapacità e di cui qualcuno si è finanche vantato e si vanta nel corso del tempo, a partire da quando, per dire, ancora si insegnava sul serio, sempre a scuola, l’educazione civica, il peggior nemico per chi vuole governare un popolo, che se è ignorante si gestisce meglio. Perché essere un buon cittadino significa essere una brava persona, integrata, inserita a pieno titolo nella collettività. Un individuo serio e probo consapevole del suo ruolo, perché l’uomo è un animale sociale, non è fatto per la solitudine. E soprattutto da solo non può arrivare lontano, per non dire da nessuna parte. La necessità pertanto, anche se può suonare drammaticamente utopistico, sic stantibus rebus, è di valicare le frontiere, abolire stilemi formali vacui che hanno dimostrato incontrovertibilmente tutta la loro inefficacia, demolire steccati che non sono altro che vestigia vuote, riappropriarsi di una coscienza. La proposta è quindi quella di un’educazione diffusa, un modello arduo, ambizioso, virtuoso, didattico, pedagogico, ecologico, sociale, formativo, con lo scopo di un benessere che abbia ben poco, per non dire nulla, a che vedere col mero profitto: gli autori di questo volume chiaro, semplice, interessante, divulgativo, pieno di spunti, suggestioni, idee e intenzioni si pongono l’obiettivo di costruire la strada per una crescita più giusta e umana. Da leggere. Per ulteriori informazioni: http://www.educazionediffusa.it.

Standard
Libri

“Il pianeta mangiato”

Cover.Il pianeta mangiato.La guerra dell'agricoltura contro la terra.Mauro BAlbonidi Gabriele Ottaviani

Viste con le immagini satellitari, le concentrazioni delle serre spagnole sono delle macchie bianco-traslucide contro la terra bruna e semiarida che le circonda. Nelle mappe sul cambiamento climatico dell’IPCC l’area mediterranea è colorata di rosso: significa rischio di desertificazione. Senza le serre spagnole (o italiane) i consumatori europei dovranno riabituarsi alle loro verdure tradizionali di stagione. Probabilmente è già inevitabile. Alla fine, tutto sarà durato appena pochi decenni. E ritornano spettri del passato, che in realtà sono sempre stati connessi all’agricoltura: la salinizzazione dei suoli è sempre stata una delle cause dei collassi agricoli storici, come nella Mezzaluna Fertile.

Il pianeta mangiato – La guerra dell’agricoltura contro la terra, Mauro Balboni, Dissensi. La terra è un pianeta. Il terzo del sistema solare, partendo dalla stella che lo illumina e ne costituisce l’elemento essenziale da ogni punto di vista. È l’unico dove siamo ragionevolmente certi che vi sia la vita così come la conosciamo. È il nostro mondo, il solo che abbiamo a disposizione per vivere, il solo che possediamo, anche se in realtà non si può trattare di vero e proprio possesso, visto che in effetti ce l’hanno dato in prestito i nostri posteri, i nostri figli, ce lo hanno affidato affinché quando sarà il loro momento, quando esisteranno, possano beneficiare anche loro della sua bellezza. O di quel – poco, par purtroppo di vedere – che ne rimarrà, se continuiamo a violarlo. Persino ciò che per antonomasia dovrebbe rappresentare e incarnare l’idea stessa di naturalezza, ossia l’agricoltura, che senza sfruttare o uccidere animali dà frutto e sostentamento, in realtà è infatti spesso e (mal)volentieri diventata sempre più col passare del tempo un’industria oltremodo intensiva che determina consumi enormi di quel preziosissimo bene, a molti inaccessibile, che è l’acqua dolce, desertificazione selvaggia e altre vere e proprie disgrazie. Oltretutto senza che atrocità aberranti come la più volte, per lo più vacuamente, citata fame nel mondo siano scomparse da ogni angolo del globo. Anzi, la sperequazione si fa sempre più proterva. Il volume di Balboni, che parla con assoluta ed evidente cognizione di causa, chiaro, denso, profondo, pieno di dati, fa riflettere, capire, lascia sgomenti, pone domande, propone soluzioni. Da non perdere. A meno di voler continuare a nascondersi dietro a un dito e non guardare in faccia la realtà.

Standard
Libri

“Liberi da interessi”

liberi_1000pper_sito_xdi Gabriele Ottaviani

Più piccolo è il DEBITO PUBBLICO, meno INTERESSI bisogna pagare.

Liberi da interessi, Carlo Giordano e Luca Giovanni Piccione, Dissensi. Più sono impegnativi gli argomenti, più è bene porsi come obiettivo primo e fondamentale la chiarezza. La semplicità. In modo che tutti possano capire. In modo che non esista ambiguità. Che è parente stretta del sotterfugio. Dell’inganno. Della manipolazione. Della frode. Della disonestà, intellettuale e non solo. Dell’ignoranza, intesa in senso etimologico come vera e propria mancanza di conoscenza. Chiedeva sempre Denzel Washington in Philadelphia che i concetti più spinosi e articolati gli venissero spiegati come se fosse un bambino. Dice già tutto il sottotitolo del libro, bello, interessante, importante, che fa riflettere, pensare, capire, che pone domande e propone soluzioni in merito a una condizione che determina conseguenze più che significative sulla vita quotidiana di ognuno di noi: Il debito pubblico italiano spiegato ai bambini, ai ragazzi e anche ai loro genitori. Perché in effetti è intuitivo, e soprattutto lo si capisce da ciò che di tangibile avviene ogni giorno intorno a noi, che l’ingranaggio non sia proprio ben oliato, anzi, che il meccanismo si inceppi, che stritoli sempre i più bisognosi, gli ultimi, gli emarginati, che le lame del paio di forbici della sperequazione sociale siano sempre più lontane l’una dall’altra, che ci si trovi come tra le spire di un boa, centrifugati nell’abbraccio di un gattino che non riesce a non mordersi la coda, ma vedere scritto nero su bianco incontrovertibilmente che gli interessi, sassolini che si tramutano in valanghe nello spazio di un sospiro, che lo Stato paga sui suoi titoli provengono dalle nostre tasse, che il tasso di interesse è un meccanismo finanziario che trasferisce ricchezza dai più poveri ai più ricchi e che se lo Stato fosse del tutto libero da interessi il debito pubblico che pende sulle nostre teste come la più proverbiale delle spade di Damocle sarebbe risanabile in un paio di decenni fa indubbiamente sensazione. E tutto questo è spiegato in pratica in forma di fiaba. Dove è evidente che non manchino i cattivi. Un vero e proprio investimento per il mondo che verrà.

Standard
Libri

“Morire senza salute”

cop_250_1.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dalla prefazione di Luigi Ciotti:

La denuncia di Pagliariccio è netta: «Dietro la volontà di revisione (del Sistema Sanitario Nazionale, ndr) si cela il disconoscimento del diritto alla cura, dunque la deroga ai principi di uguaglianza e solidarietà sociale».

[…]

Dopo l’uscita di Mauro e Maria nel 2004 l’ospedale viene affidato ad Ivano e Maria Chiaf, giovani sposi bresciani, anche loro volontari dell’OMG, che per alcuni anni lo guidano con grande entusiasmo proseguendo l’opera di Mauro e Maria. Poi, all’improvviso, nell’ottobre 2009 la tragedia: Ivano muore cadendo dal tetto dell’ospedale mentre lavorava alla copertura di una nuova ala. Un dramma immane che scuote dalle fondamenta la sua famiglia e tutto l’ospedale. Maria rientra provvisoriamente in Italia (per poi ritornare in un’altra missione ecuadoriana) ma l’ospedale deve andare avanti, proseguire la sua opera per i poveri: i campesinos non hanno altro che l’HCB per curarsi. È questo l’insegnamento impostato da Mauro che, completato dalla carità dell’OMG, guida l’ospedale nel suo faticoso ma anche gratificante cammino. Ecco quindi che l’HCB prosegue comunque il suo impegno sotto la guida dei medici ecuadoriani che già vi lavorano, che ne assumono le redini. La “dottora” Anita Villafuerte ed il dottor Rodmy Acosta si devono rimboccare le maniche: il dott. Rodmy assume la direzione amministrativa e la dott.ssa Anita prosegue come responsabile della direzione sanitaria. L’ospedale dunque procede nella sua opera a prezzo di grandi sacrifici umani e professionali (la mancanza di personale, la scarsità di mezzi sanitari, ecc.), vivendo anche in un periodo di ristrettezze economiche, come Anita ci spiegherà più avanti. Dal 2013 iniziano la loro avventura in ospedale Silvia – un’infermiera italiana – e suo marito Marcelo – ecuadoriano – entrambi volontari dell’OMG. Insieme ai loro sette figli si stabiliscono in ospedale: Marcelo assume la responsabilità amministrativa dell’HCB mentre Silvia, oltre ad essere di supporto all’attività infermieristica in ospe dale, si occupa dell’accoglienza dei volontari che giungono periodicamente dall’Italia, oltre a gestire in modo impeccabile la prole. Questo nuovo assetto permette una serie di vantaggi organizzativi: rendere più accettabile il carico di lavoro del dottor Rodmy, migliorare il livello di accoglienza verso i volontari che periodicamente giungono a lavorare in ospedale ed ottenere un più efficace raccordo fra i gruppi dell’OMG in Italia e l’ospedale stesso. Ma la direzione sanitaria rimane sempre sulle spalle, ben larghe, della dottoressa Anita che ne segue il cammino sin dall’inizio della sua avventura nel 1993. Anita, arrivata all’ospedale come una normale dipendente ecuadoriana, nel corso degli anni matura una scelta importante: comprende il valore della missione dei ragazzi dell’OMG e la assimila a tal punto da entrarne a far parte a tutti gli effetti. Seguendo questa scelta rinuncia allo stipendio divenendo anche lei una missionaria e per di più nella sua stessa terra d’origine!

Morire senza salute, Gabriele Pagliariccio, Dissensi. L’Autore intende donare tutti i suoi proventi all’Ospedale Claudio Benati di Zumbahua (Ecuador) gestito dai volontari dell’Operazione Mato Grosso, e già questo significa qualcosa, anzi, molto. La salute è un diritto. Che spesso, per non dire quasi sempre, viene violato. Sia nei paesi cosiddetti ricchi e civili che almeno a parole lo sanciscono in sacre, precise e al tempo stesso ampollose costituzioni, sia in quelli cosiddetti poveri o in via di sviluppo, che sovente in realtà viene volutamente confuso con la scimmiottatura deteriore degli aspetti più infausti del capitalismo ma vero progresso non è, anzi. Soprattutto nei paesi poveri. Quando mancano i farmaci. Quando possono permetterseli solo quelli con i soldi. Quando devi attendere mesi o anni per una visita. Quando non vale nemmeno la pena che tu attenda perché tanto quella visita non la potrai mai fare. Quando non funzionano i macchinari. Quando non ci sono i macchinari. Quando non c’è nemmeno l’acqua. Quando la negligenza regna sovrana. Quando gli ospedali sono tenuti su con la colla, e già è tanto. Quando le cliniche sono in zone di guerra. Quando i medici sono visti come nemici. E l’elenco potrebbe essere lungo come quello dei numeri. Ovvero senza fine. E se da un lato c’è chi per fare la revisione dei conti e la riduzione degli sprechi – o almeno così dice – e taglia laddove di soldi c’è bisogno, portando nella gran parte di casi a una selvaggia privatizzazione di fatto che ancor di più accresce la sperequazione e la disparità di opportunità e di accesso alle cure, ci sono paesi che vengono considerati alla stregua dei meno importanti del globo che riescono a invertire la rotta e la tendenza. Il racconto di Pagliariccio è denso, preciso, puntuale, importante, di grande e sacro impegno civile.

Standard
Libri

“Dottor Cannabis”

dottor cannabisdi Gabriele Ottaviani

“Se uno deve occuparsi dell’acqua, è meglio si rivolga all’esperienza prima che alla ragione”. Queste erano le mie personali valutazioni riguardo al discutibile approccio che la comunità industriale farmaceutica continuava a mantenere sullo studio e sulla produzione dei farmaci. Nei primi anni ’90 accadde un episodio che distrusse in me quasi totalmente la fiducia nel sistema sanitario italiano e nel suo modo di approvare e disapprovare farmaci. In seguito a un trauma, mio padre iniziò a soffrire di atroci dolori a schiena e gambe, andai a prenderlo in Toscana e lo portai nel reparto di Neurochirurgia dove stavo praticando. Una RMN evidenziò subito una discopatia lombo-sacrale, che, comprimendo più di una radice nervosa, condannava mio padre alla sofferenza. Purtroppo l’entità del danno non era tale da garantire un sicuro successo con un approccio chirurgico, per cui, consigliato anche dai colleghi più anziani, decisi di sottoporre mio padre a un trattamento a base di iniezioni intra-muscolari di un “miracoloso” farmaco, che da anni era il fiore all’occhiello di una vicina industria di Abano Terme: il Cronassial. In quel periodo, il Cronassial era il farmaco più venduto in Italia, ogni medico, influenzato dalle sue meravigliose indicazioni terapeutiche l’aveva prescritto (neuropatie periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con manifestazioni infettive, tossiche o traumatiche… Con tali indicazioni, chi poteva resistere?). Dopo settimane di trattamento, mio padre, non solo continuava ad avere gli stessi dolori, ma cominciava a manifestare altri fastidiosi sintomi non correlabili alla sua punta d’ernia. Feci immediatamente interrompere il trattamento e convinsi mio padre a tentare un approccio diverso. Lo portai da osteopati e chiropratici vari e, dopo gli iniziali insuccessi, finalmente a Milano, la buonanima della dottoressa Bottani riuscì a eliminare i dolori di mio padre associando le sue manipolazioni a un pretrattamento con erbe sedative e spasmolitiche. Vedere tornare il mio babbo da Milano, finalmente di nuovo sorridente, fu per me oltremodo commovente. Ero felice perché mio padre aveva smesso di soffrire ma, nel contempo, ero profondamente contrariato dalla presa di coscienza che la Medicina imparata all’Università aveva fallito davanti a un approccio più dolce e naturale come un po’ d’erbe e una manovra chiropratica.

Fabrizio Cinquini, Dottor Cannabis – La storia di un medico antiproibizionista, Dissensi. Vive in Versilia e passa gran parte della vita a denunciare una persona che conosce molto bene. Sé medesimo. È stato anche arrestato e condannato, in base a una legge poi dichiarata incostituzionale, ossia la Fini-Giovanardi. È un antiproibizionista. È un medico chirurgo. Coltiva canapa indiana. E la dona ai suoi pazienti, che lottano con mostri come il cancro o la sclerosi multipla. Ma anche lui combatte una lotta quotidiana, in particolare contro le cosiddette lobby medico-farmaceutiche (o presunte tali), che certo viene da pensare che non si rattristino affatto quando sanno che è almeno ai domiciliari. Il libro è scritto bene, divertente, interessante, fa riflettere, in particolare su temi etici fondamentali per il vivere civile – come per esempio il diritto alla salute ma anche il senso stesso delle priorità su cui ognuno decide, se ne ha la libertà, di fondare la propria vita – e soprattutto su tante vacanze normative, ipocrisie e storture della nostra società.

Standard
Libri

“Sognando Messi”

Sognando Messi.Coverdi Gabriele Ottaviani

Recentemente l’allenatore della pluridecorata e inesauribile fucina di grandi talenti, (Roma primavera), ovvero Alberto De Rossi, ha dichiarato in una trasmissione radiofonica, che per com’è strutturato attualmente il calcio giovanile, e soprattutto tenendo presente lo stato attuale della cultura sportiva degli adulti, il risultato più frequente che si ottiene avvicinando in tenera età i bambini al calcio, è quello molto poco onorevole di farli allontanare dallo stesso non più tardi dei 13, 14 anni. A quell’età rivendicano la scelta di farla finita con qualcosa che non era un loro desiderio. Proprio l’età in cui si dovrebbe iniziare ad amarlo veramente e a desiderare di fare un salto qualitativo, lo si abbandona. Al contrario, se il bambino ha avuto modo di innamorarsi del calcio in modo autonomo, dando libero sfogo alla sua fantasia, alla sua creatività, ad un certo punto della sua vita si sviluppa in lui la voglia di un miglioramento. È qui che devono intervenire società organizzate ad accoglierlo per cercare di valorizzare quelle doti che inizialmente sono allo stato grezzo, ma che se valorizzate in modo corretto fanno sì che il ragazzo possa realmente coronare il suo sogno di entrare a far parte di una società di calcio vera. Ma solo dopo che per lunghi anni ha potuto correre senza freni sui prati e dare libero sfogo alla sua fantasia calcistica. Così nascevano i talenti, perché erano introdotti nel calcio agonistico in un’età in cui si è consapevoli della propria scelta e solo dopo che, grazie al gioco puro e semplice, erano potute emergere quelle doti che fanno di un ragazzo qualsiasi, un campione. Doti che non erano state mortificate già in tenera età da una rete capillare di scuole calcio sedicenti tali, da istruttori improvvisati, tecnici falliti del calcio dilettantistico che, pur di restare in quel mondo, si fanno passare per geni della tattica e della tecnica calcistica.

Sognando Messi, Stefano Benedetti, Dissensi. Sottotitolo: la verità sulle scuole calcio. Il calcio cos’è? O meglio, cosa dovrebbe essere? Un gioco. Uno sport. Una passione. Un divertimento. Peccato che vi girino intorno interessi milionari. Peccato che gli stadi spesso siano diventati catini zeppi di violenza, sfogo non particolarmente osteggiato per le peggiori pulsioni. Peccato che certi padri e certe madri siano pronti a tutto per avere un figlio ricco, famoso, osannato dalle folle e di successo, che possa pacificare le loro frustrazioni. E si comincia da bambini, con le scuole calcio, sovente molto dispendiose e gestite da personaggi niente affatto limpidi. Per carità, generalizzare è sempre sbagliato, ma questi sono tutti fenomeni in merito ai quali riflettere si fa sempre più necessario: il pamphlet è bello, agile, ben scritto, documentato, preciso, interessante e per certi versi agghiacciante. Da non perdere. Soprattutto se lo sport – e i suoi valori di lealtà – lo si ama per davvero.

Standard
Libri

“Il futuro sarà di tutta l’umanità”

il_futuro_300dpidi Gabriele Ottaviani

Non avevo mai utilizzato la parola “sotto cultura”, poiché tutt’ora mi sembra contenere un giudizio, che intenda cioè l’esistenza di culture alte, medie, basse e ancora più basse. Ritengo invece che ognuno abbia la propria cultura e che tutte possano essere conosciute per poi scegliere quale sia o siano quelle che più ci soddisfano. Ma, debbo ammettere, qualcosa mi era sfuggito. L’argomento venne alla luce proprio con il gruppo degli ergastolani ostativi, allorché uno di loro utilizzò la parola “subcultura” riferendosi alle proprie origini. “Sono nato nel quartiere Giostra, appartenevo in contesti di subcultura che mi hanno indottrinato  alla violenza. Oggi non appartengo a nessuno e di sicuro non sono più legato alle mie origini.”

Antonella Speciale scrive poesia, critica letteraria e narrativa. È autrice di Destini dentro (Sensibili alle foglie, 2013). È educatrice volontaria all’interno degli istituti penali per minori e adulti di Catania e provincia, svolgendo laboratori di scrittura autobiografica e creativa. La parola, infatti, esplicitata attraverso la scrittura, consente la liberazione, il perdono, la consapevolezza, la rinascita. Chi vive il carcere vuole lasciarlo essendo diventato migliore, la pena deve servire a riabilitare, reintegrare nel tessuto collettivo, il tempo dell’espiazione deve essere utile, non una clessidra che anziché svuotarsi è ogni giorno più piena, e per giunta di rancori, frustrazioni e cattivi pensieri. Pagare il conto e poi ricominciare, questo è il senso. Equità, giustizia, nessuna retorica: un viaggio in cui si osserva la realtà e la si riporta, senza giudizio, benché si parli, per l’appunto, di individui pregiudicati per definizione. Il futuro sarà di tutta l’umanità – Voci dal carcere (il titolo è tratto da un verso di Oswald De Andrade, poeta brasiliano vissuto a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, uno dei fondatori del modernismo nel suo paese), edito da Dissensi, con due interventi di Emanuele Verrocchi, sindacalista che si occupa di immigrazione e legalità, l‘introduzione di Patrizio Gonnella (Associazione Antigone) e la postfazione di Riccardo Noury (Amnesty International) è da leggere. Per riflettere, conoscere, capire.

Standard
Libri

“Vie per l’armonia”

Cover.Vie per l'armoniadi Gabriele Ottaviani

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), agenzia specializzata dell’ONU per la salute, già nel 1980, ha sottolineato l’urgenza di una riumanizzazione della medicina. Reintrodurre il concetto di “humanitas” nel contesto terapeutico sembrava necessario per evitare il rischio di accantonare la sfera emozionale del paziente come tendenzialmente fa la medicina clinica. Oggi numerosissime ricerche scientifiche dimostrano che è fondamentale, nel contesto terapeutico, recuperare le caratteristiche sociali, comportamentali e psicologiche della malattia, accanto a quelle puramente biologiche. Ogni paziente, nella sua complessa realtà psicofisica, risulta essere, per certi aspetti, un “mistero”. In tale contesto l’Arte, dunque anche la musica, affiancandosi alla pratica terapeutica, può portare reale beneficio al paziente. A maggior ragione quando non abbiamo a che fare con patologie ma con difficoltà “ordinarie” la musica diventa uno strumento principe del benessere ordinario. In realtà, la storia della medicina più volte ha riflettuto sulla reale possibilità delle arti, e della musica in particolare, di “dare una mano” alla terapia tradizionale. Troviamo traccia della grande considerazione per la musica presso molti popoli antichi. Canti e danze fanno parte della cultura millenaria di molti popoli, grazie al fatto di considerare l’uomo in maniera olistica. Nell’Antico Testamento possiamo leggere di Davide che suonava la cetra per il Re Saul, utilizzando la musica come una sorta di “calmante”. Tra gli indiani d’America era prassi preparare e somministrare medicamenti cantando e, a volte, gli strumenti erano preparati con il legno delle stesse piante medicinali. Il suono dei flauti di legno di betulla, ad esempio, venivano usati per i dolori reumatici, insieme al medicamento della stessa pianta. Perfino nell’Antico Egitto abbiamo, in qualche modo, quantomeno il “sentore” di un utilizzo terapeutico della musica. In particolare, il “Papiro Erbes”, datato intorno al 1550 A.C. e considerato uno dei testi più importanti della medicina egizia, utilizza lo stesso geroglifico per raffigurare la musica, la gioia e il benessere. Anche presso i Cinesi “yüo” (musica) e “lo” (serenità) erano graficamente rappresentate dallo stesso simbolo. L’antica Grecia, la cultura dell’India e svariate altre popolazioni, hanno riservato alla musica uno spazio non indifferente per il benessere psicofisico dell’uomo. Non è questo il contesto per approfondire il percorso storico della relazione tra musica e benessere ma ho creduto opportuno almeno accennare a tale argomento per sottolineare l’importanza di un “metodo” che, di fatto, s’instaura nel processo terapeutico “fin dalla notte dei tempi”.

L’armonia. Uno stato di benessere generale in cui ogni aspetto delle cose senza soluzione di continuità si mescola agli altri, regalando quiete, pace, bellezza. Un equilibrio complessivo che già per i più antichi filosofi era un obiettivo a cui tendere e consacrare la propria vita, un canone di eleganza. Come raggiungerla, però? Un libro dà dei suggerimenti preziosi a tal proposito: Vie per l’armonia – Umorismo, Lettura e Musica: 3 percorsi di counseling per vivere sereni, edito da Dissensi e scritto da Matteo Pugliares. Breve, agile, fresco, divertente, è al tempo stesso un saggio e un vademecum e ci ricorda – e ce n’è bisogno, visto che spesso e volentieri ognuno di noi si ritrova a percorrere la propria vita, almeno in certe fasi, come su di un tapis roulant, correndo forsennatamante per non scivolare indietro, ma rimanere almeno nello stesso posto, in quella posizione conquistata e guadagnata con fatica, come succede alla Alice del paese delle meraviglie al cospetto dell’inquietante regina – che per essere sereni, in fondo, basta davvero poco. È una questione di priorità, e di punti di vista.

Standard
Libri

“La grande menzogna”

la_grande_menzogna_1000di Gabriele Ottaviani

[…]Questo spiega l’affermarsi di incredibili leggende alla cui credenza era quasi affidata la possibilità di sopravvivenza. Fra le tante una fu particolarmente diffusa, seppur con varianti, in molti eserciti. Essa è ricca di suggestioni e raccontava della terra di nessuno, quel territorio di piccola o media estensione tra due trincee contrapposte e abitato – secondo la leggenda – da gruppi di soldati dei più diversi eserciti, soldati che avevano disertato, che abitavano nei cunicoli e nelle trincee in disuso e che si trovavano insieme in perfetto accordo avendo fatto la pace. Vivevano depredando di notte i cadaveri dei soldati morti e compiendo piccoli furti per potersi nutrire. Forse mai leggenda della guerra fu maggiormente evocativa, le contrapposizioni su cui poggia l’infernale meccanismo della guerra vengono ridicolizzate dalla possibilità di disobbedire e di poter vivere insieme senza uccidersi. Si può fare guerra alla guerra se si disobbedisce agli ordini, se in alternativa al morire o all’impazzire si decide di abitare la terra di nessuno, l’unico luogo dove la guerra può essere sconfitta.

La guerra è la più grande e insensata delle umane tragedie, e sulla pelle dei combattenti si conducono sudicie trattative, impregnate di retorica, meschinità e propaganda. Il volume in questione si pone l’obiettivo di raccontare, con una prosa molto leggibile, una sorta di controstoria della prima guerra mondiale, a cent’anni dall’ingresso dell’Italia nel conflitto (24 maggio 1915). Dissensi pubblica, a firma di Valerio Gigante, Luca Kocci e Sergio Tanzarella, La grande menzogna – Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima Guerra Mondiale, un volume che propone una chiave di lettura comunque interessante, e a cui vale la pena di accostarsi per porsi delle domande, conoscere, riflettere e ricordare, poiché una società che non mantiene viva la memoria della sua storia rischia di ritrovarsi a rivivere il passato. E il mondo, oggettivamente, non ne può più di catastrofi.

Standard