fumetti, Libri

“Le più belle storie Disney del cinema – Un omaggio a La Strada di Fellini”

94b63926-48c5-4359-90ab-e6995f5c81ab_medium_pdi Gabriele Ottaviani

Il venti di gennaio Federico Fellini, uno dei massimi geni dell’arte planetaria, poliedrico come un umanista, vincitore di tutto quel che si poteva vincere nel suo ambito e non soltanto, avrebbe compiuto cento anni: l’occasione è troppo ghiotta per non approfittarne, e Giunti fa un regalo straordinario a tutti i lettori, ossia, con la deliziosa prefazione di Vincenzo Mollica, Paperica per gli amici di vignetta, il nuovo meraviglioso titolo, in cui si può apprezzare la maestria di un maestro del fumetto come Giorgio Cavazzano, ma non solo, della collana Le più belle storie Disney del cinema – Un omaggio a La Strada di Fellini, che per la prima volta, assieme ad altre tredici avventure in cui i protagonisti dell’universo disneyano hanno a che fare a vario titolo con la settima arte, vede raccolte in un unico volume tutte le parodie – divenute un vero e proprio genere letterario in quel di Paperopoli e Topolinia, capace di istruire divertendo e di divertire istruendo, avvicinando molto spesso alla cultura chi forse non avrebbe nemmeno mai potuto avervi accesso – a fumetti con Topi e Paperi ispirate dalle pellicole del regista di Amarcord: semplicemente imprescindibile.

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Cinema

Big Hero 6, la magia del film di Natale targato Disney

disney-big-hero-6-hiro-hamada-baymax-suit-testdi Gabriele Ottaviani

Hiro Hamada è un genio della robotica. A tredici anni è già diplomato. Sfrutta però la sua straordinaria intelligenza per le gare clandestine, pericolose e malfrequentate. Senza contare il vorticoso giro di scommesse illegali che vi gravita intorno. Il fratello maggiore Tadashi, con cui vive insieme alla zia Cass – i genitori sono morti quando Hiro aveva tre anni – e a un tenerissimo gatto che sembra figlio di una delle sculture di Botero, e che probabilmente è come appare perché nemmeno per lui deve essere facile resistere alle leccornie della caffetteria di Cass, adiacente all’abitazione (casa e bottega, in pratica), gli leva spesso le castagne dal fuoco (senza usare la zampa del gatto suddetto, beninteso..), gli fa da guida e gli mostra il proprio laboratorio, dove insieme a un pugno di irresistibili amici nerd mette a punto formidabili congegni, tra biciclette tenute insieme dalla forza magnetica e borsette corredate da uno schermo touch screen su cui è stampigliata la tavola periodica degli elementi di Mendeleev.

Hiro capisce che quella è la sua strada. Vive a San Fransokyo, dove la fantasia fa sì che le pendenze mozzafiato, le tortuosità folli e ammalianti e i caratteristici  e inconfondibili tram della città californiana si mescolino alla più sfrenata e avveniristica tecnologia nipponica e ai ciliegi in fiore, e che il Golden Gate, in realtà, somigli a una gigantesca porta Torii, uno di quei cancelli rosso arancio che segnalano l’ingresso ai templi sacri dello shintoismo. Perché certi valori sono universali.

Hiro decide di seguire le orme del fratello, vuole fare colpo sul suo mentore, il celeberrimo Professor Robert Callaghan, in competizione con l’affarista ed esperto di tecnologia Alistar Krei, e inventa i microbot, piccolissimi apparecchi capaci di tutto, soprattutto in gruppo. D’altronde, i luoghi comuni sono banali, ma hanno un fondo di verità, e se si dice che l’unione fa la forza e che nessuno si salva da solo, un motivo ci sarà… Ma soprattutto, il vecchio adagio dello zio Walt è sempre valido: se puoi sognarlo, puoi farlo… La presentazione dei microbot è un successo, l’ammissione alla scuola dei nerd è cosa fatta, ma poi c’è un incendio, un’esplosione, e Hiro è di nuovo un po’ più solo…

Per fortuna c’è Baymax. Eh sì, perché il congegno realizzato da Tadashi è un assistente sanitario dall’aspetto rassicurante e coccoloso, morbido, fatto di vinile e con un gran cuore, anche se nel petto ha un sacco di chip. Gli dà benissimo la voce, nella versione italiana, Flavio Insinna, punta di diamante di una compagine di doppiatori che vede anche, tra gli altri, Myriam Catania e Virginia Raffaele. Baymax è capace di tutto, è l’amico ideale, e insieme a GoGo, Wasabi, Honey Lemon e Fred aiuterà Hiro a lottare contro il crimine. E a crescere, che è molto più difficile.

Girato in uno splendido 3D, tecnicamente raffinatissimo, probabile trionfatore agli Oscar, impreziosito da un leitmotiv dannatamente accattivante (in italiano il rap è opera di Moreno, che tutto sommato non fa gravi danni), è la summa del meglio che c’è. Disney e Marvel. Come tutti i film per bambini, poi, Big Hero 6 in realtà parla molto – se non in particolare – anche agli adulti, soprattutto a quelli che hanno il coraggio di lasciare le porte del cuore aperte alla parte più pura e innocente di sé. Si tratta di un film che ha, come si diceva una volta (non che adesso non si possa dire, ma suona un po’ desueto, un po’ troppo da cineforum impegnato degli anni Settanta, con tutto il rispetto per le discettazioni su Gramsci, che non guardava affatto con snobismo il popolare, come invece tanti sedicenti “sinistri” di oggi), un messaggio: chiaro, limpido ed efficace.

Parla di amicizia, di affetto, di altruismo, di dolore, di ricordi, di sacrificio, di impegno, di ingegno, di attenzione per chi è più in difficoltà, di speranza, di comprensione, di sogni, del fatto che la vendetta non paghi, e che chi ci lascia in realtà non ci lascia mai davvero, perché rimane nei nostri ricordi, nelle cose che ha fatto, in quello che ci ha insegnato. C’è tutto quello che c’è sempre nelle opere che portano il nome di Walt Disney, da “Steamboat Willie” in giù, quei valori che la “prima stella a sinistra”, come l’ha definito nel suo libro, edito da Bompiani, Mariuccia Ciotta, in cui rovescia tanti luoghi comuni sulla figura dell’inventore di Topolino, ha sempre tenuto a sottolineare, e che sono pietre fondanti della nostra memoria condivisa, di ciò che ci consente di immedesimarci, conoscerci, amarci.

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