Libri

“Il trionfo del sesso femminile”

novita-in-libreria-un-pampdi Gabriele Ottaviani

La forza delle leggi umane deriva dalla legge divina, di cui esse sono uno sviluppo o una conseguenza diretta; ma gli uomini ne hanno fatte molte sull’ordinamento sociale e civile, e le hanno formulate a loro piacimento. Gelosi della loro condizione di padroni e di un certo dominio esibito su ogni cosa, essi hanno spinto oltre il dovuto la dipendenza delle donne. A cosa non le hanno assoggettate, per soddisfare il loro amor proprio! Esse non possono disporre di nulla, si trovano, loro stesse e i loro beni, a dipendere dai capricci di un marito. Concedere a lui ogni diritto sul corpo di lei: lo prescrive la legge, che stabilisce riguardo a questo la parità fra i sessi. Ma attribuire all’uomo una autorità dispotica sui beni e sulla volontà della donna, che servaggio avverso alla natura! È secondo lo spirito della Religione questo? E non ne derivano abusi assai funesti? Che una moglie non possa disporre del suo corpo, niente di più giusto, vi è un equilibrio perfetto, avendo lei lo stesso diritto sul marito; ma voler estendere un tale dominio ai suoi beni, alla sua volontà, alla sua stessa libertà, che schiavitù! Perché destinarla a un giogo che Dio non le ha imposto? Che fonte di disordini! Un uomo licenzioso, giocatore e donnaiolo, trova in questa condizione di dominio un incentivo alle sue dissolutezze. Padrone assoluto, spende, dilapida come gli pare, obbliga una sposa sventurata a dare il suo consenso. Che misera soddisfazione per lei il diritto che le leggi le riconoscono in diversi casi! Un avaro riduce moglie e figli a viver nel suo modo vergognoso, li costringe a presentarsi in uno stato non conforme alla loro condizione sociale, li fa diventare la favola del mondo. Per la presunta superiorità di un matto tale, una donna deve dunque vivere nell’indigenza, se il suo arpagone decide di rifiutarle il necessario. Che guaio per lei! E che guaio ancor più grande se, piena di scrupoli, capitasse sotto la direzione di un casista idiota che, avendo letto che la moglie non può disporre di nulla senza il consenso del marito, non sa distinguere i casi particolari e le eccezioni che questa legge prevede e le riconosce volentieri un merito nel vivere così. Se le leggi avessero riconosciuto all’uomo e alla donna un potere reciproco sui loro beni e sulle loro volontà, come il Signore ha disposto col mutuo potere che ha concesso loro sui loro corpi, si vedrebbero meno disordini nelle famiglie.

Joseph-Antoine-Toussaint Dinouart, Il trionfo del sesso femminile, Pendragon, traduzione a cura di Annalisa Marchianò. Dio ha creato a sua immagine sia l’uomo che la donna. Ha dato alla loro anima le stesse facoltà e virtù. Il peccato non ha distrutto questa eguaglianza. La dipendenza della donna non è una conseguenza della sua creazione. L’uomo è stato più colpevole della donna nella disobbedienza. La sua punizione dura anche più a lungo; è irragionevole accusare la donna d’essere la causa della caduta del genere umano. La donna non è inferiore all’uomo che per la dipendenza civile alla quale la provvidenza l’ha assoggettata. Vengono spiegati alcuni passi delle Lettere di San Paolo e confutate le prove dei teologi che ne abusano per dimostrare la superiorità dell’uomo. Ingiustizia delle leggi umane che concedono all’uomo una superiorità più grande di quella che Dio gli ha concesso. Esempi che provano l’eguaglianza della donna: la sua capacità di governo e nelle scienze. La sua predisposizione alla virtù, più grande di quella dell’uomo. Trattare con le donne è così pericoloso come si pensa? Può essere indistintamente permesso a tutti gli uomini? Rispondiamo qui ad alcuni passi della Scrittura che sembrano dare un’immagine poco favorevole. È permesso amare le donne? Quali sono le regole? E qual è il fine da proporsi nell’amore? Basterebbero i titoli dei capitoli del folgorante pamphlet per rendersi conto di quanto la portata di questo testo sia potente. Di quanto sia moderno, più che contemporaneo. Persino rivoluzionario e visionario, perché a molto di quello di cui si vaticinava vibrando di passione civile non si è ancora nemmeno lontanamente vicini. Di quanto ci sia ancora da fare, perché la realtà che viviamo in molti aspetti è decisamente più arretrata di quella che con le sue parole cerca di proporre come via per la felicità in questo mondo e nell’altro l’abate (un uomo dunque di Chiesa, di religione, di fede…), polemista e protofemminista vissuto in Francia nel diciottesimo secolo. Trecento anni fa. In un contesto completamente diverso. In cui le opportunità di oggi non erano nemmeno immaginabili. Che sia per questo che si sapeva vedere più lungi? Se persino, infatti, quando si parla di ambiguità sessuale è comunque il maschile a risultare formalmente preponderante rispetto al femminile, è evidente che sia necessario continuare sempre a riflettere, a ragionare, a rendersi conto, ad avere consapevolezza che un migliore futuro non può non passare attraverso il definitivo abbandono della misoginia. Importante da leggere.

 

Standard