Libri

“Dimmi come mangi”

Dimmi_come_mangi_HIdi Gabriele Ottaviani

  • La spesa la fa? Le sarà capitato qualche volta…

No, la spesa in prima persona no. Vado qualche volta ad accompagnare mia moglie con funzione di portaborse… ma non decido nulla.

  • E sua moglie dove la porta a fare il portaborse? In piccoli negozi o in centri commerciali?

Vicino a casa abbiamo un’Esselunga quindi ci si appoggia lì prevalentemente. Non amiamo i centri commerciali però in questo caso, siccome lo frequenta da molto tempo, ha un rapporto non proprio del tutto astratto con il personale: si conoscono, fanno la chiacchierata… Però, quando andiamo in Friuli, andiamo al negozietto del paese. È una tristezza vedere che questi piccoli negozietti stanno scomparendo. Oltretutto costituiscono una forma di controllo sociale. Sempre più spesso sentiamo o leggiamo che un’anziana è morta in casa e la trovano dopo giorni. Per forza: se la signora Maria, che va ogni giorno a prendere il pane in quel tal negozietto, per un giorno non ci va, qualcuno si preoccupa; ma se non va al centro commerciale chi se ne accorge? Insomma, io vedo la diffusione dei centri commerciali come un segno della nostra tendenza a isolarci sempre di più.

(Brano tratto dall’intervista a Bruno Pizzul)

Dimmi come mangi, Paolo Corvo e Stefano Femminis, Terre di mezzo editore. Prefazione di Carlo Petrini, il nume tutelare dello slow food. Quattordici interviste imprevedibili sul cibo: Avati, Bastioli, Bianchi, Bonomi, Colò, Daverio, Giugiaro, Ovadia, Pizzul, Pomodoro, Poretti, Serra, Testa e Vitali. Siamo quello che mangiamo, diceva Feuerbach, ed effettivamente non gli si può proprio dar torto. E il cibo, inutile girarci intorno, specie in Italia è arte, cultura, passione, argomento di conversazione, eredità, retaggio, ricordo ed elemento fondamentale del tessuto sociale. Ognuno ha il suo rapporto, ognuno ha le sue preferenze ed idiosincrasie: il libro di Corvo e Femminis è una gita fuori porta con un bel gruppo di amici che ognuno può divertirsi a conoscere un po’ di più, scoprendo magari di avere insospettate affinità.

Standard