Libri

“Vite di nove ipocondriaci eccellenti”

di Gabriele Ottaviani

Gould in primis aveva solo una conoscenza fugace del Nord…

Vite di nove ipocondriaci eccellenti, Brian Dillon, Il saggiatore. Traduzione di Alessandra Castellazzi. L’ansia non è produttiva, si sa, e del resto se un problema ha soluzione non vale la pena preoccuparsene. Così come se del resto rimedio non c’è, perché vuol dire che non si può far niente di niente. L’ipocondriaco invece un’ansia ce l’ha, eccome, anzi, la sua è una vera e propria generalizzata, indistinta e multiforme angoscia, il puro terrore di ammalarsi, patire, soffrire, perdere salute e libertà, dipendere, morire, anche contro ogni ragionevole logica, fermo restando che il fatto che la vita, perlomeno quella terrena, abbia una fine è assolutamente inevitabile, e, anzi, è anche una delle poche cose equanimi, a cui non interessano gusti sessuali o conti in banca, tanto per dire: nonostante quest’autoinferta menomazione alla propria serenità, però, certi ipocondriaci riescono ad avere esistenze eccellenti, gloriose, ammirate, persino invidiate, al netto di una mania che accomuna Warhol a Darwin, e certamente a molti altri (Carlo Verdone ci ha costruito buona parte della sua fortuna d’attore e regista…): nove biografie piacevoli come romanzi, da conoscere per conoscere.

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Libri

“Il piccolo albergo della felicità”

9788811144984_0_170_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Faccio parte di questa famiglia da nove anni e ancora non capisco nessuno di loro. Così tanto silenzio e così tanti bronci.

A Libby Bob non sta per niente simpatico. Le sta sempre in mezzo ai piedi, e lei ha da fare. Non può perdere tempo con lui. Non ha attimi liberi per accarezzarlo, fargli le coccole, stargli appresso. Però Bob fa star bene le persone. La chiamano pet therapy, ma è prima di tutto amore. Incondizionato. E alla fine Libby non può più fare a meno del cane della suocera. E un giorno si ritrovano ad aiutare una donna, vittima di un incidente e di un’amnesia. E a una persona che non ricorda si può far credere quello che si vuole, estrema crudeltà. Ma, ed è una verità incontrovertibile, se un cane non si fida, vuol dire che quella persona non è a posto… Il piccolo albergo della felicità, Lucy Dillon, Garzanti, tradotto da Sara Caraffini, è incantevole.

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