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“Lontano dagli occhi”

91bZ8CzGHEL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sta per mettere al mondo uno che fra sedici anni sarà come il ragazzo con il berretto calato fino quasi a coprire gli occhi. L’adolescente che, senza arrossire, articolava un ragionamento sulla differenza fra amore e sesso, e diceva che scopare – sì, scopare – è molto diverso dallo stare insieme, “stare veramente con una è una cosa a parte” – bellissimo: una cosa a parte – “stare veramente con una significa che ci parli un po’ di tutto, che ti senti di poterle dire cose che non dici ai tuoi, che ti puoi fidare quasi come ti fidi di un tuo amico”. Quasi. La ragazza educata ha sorriso, con timidezza ma anche con un’ironia molto precisa, alle parole del coetaneo. Rispetto a lui sembrava meno esperta, e però più saggia. Fuori da scuola non c’era quasi più nessuno: la giornalista incinta e questi quattro o cinque studenti. Fine. I professori che uscivano in ritardo con il passo svelto, i fogli protocollo stretti al petto, e l’aria concentrata su qualcosa che era altrove, e che no, non riguardava la scuola. Il cielo si era aperto su viale delle Milizie, il vento ha spostato qualche nuvola scura più in là, verso il fiume. L’ora silenziosa del quartiere, una specie di coprifuoco borghese: quando gli attori e i dirigenti della Rai pranzano seduti ai tavolini fuori dai caffè di piazza Mazzini e le nonne, le madri casalinghe mettono piatti di pasta al sugo sotto al muso dei bambini, con la televisione accesa. È andata avanti ancora un po’ con gli intervistati…

Lontano dagli occhi, Paolo Di Paolo, Feltrinelli. Scrittore dalla prosa ampia e raffinata, intellettuale attento e sensibile, autore dalla voce piena, Paolo Di Paolo, colto e dotto, fa immergere il lettore nell’irresistibile e rassicurante tepore dell’empatia che generano le vicende ritratte e i personaggi rappresentati sullo sfondo di una Roma neghittosa e sorniona ma anche capace di regalare improvvisi, imprevisti e improvvidi squarci di commovente e destabilizzante bellezza: sono gli anni Ottanta del secolo breve, l’edonismo reaganiano, trasportato dal ponentino, è arrivato anche a volteggiare, con connotati tutti suoi che gli sono stati donati dalla distanza che, nel percorso dall’origine, tutto muta per le strade della città eterna, dove Luciana, Valentina e Cecilia, diverse in tutto o quasi, hanno in comune la situazione obliqua e malsicura in cui si trovano, sull’orlo del precipizio verso l’età delle responsabilità, in particolare quelle delle quali è obbligatorio farsi carico nel momento in cui si dà la vita. Il fatto è che però loro non sono sicure di volerlo, ma del resto, però, chi l’ha detto, con buona pace del gioiello di Endrigo, che lontano dagli occhi voglia dire sul serio e per forza lontano anche dal cuore? Anzi… Eccellente.

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“Sotto un altro cielo”

1460060754_LAURANA-Rimmel-028-Sotto-un-altro-cielodi Gabriele Ottaviani

Quando la sera giunse portando con sé un leggero e fresco vento, le bambine erano tutte pronte, pulite e in perfetto ordine. Avevamo fatto indossare loro vestiti neri che lasciavano il volto perfettamente visibile. I miliziani giunsero accompagnati da un frastuono di risate e grida euforiche. Quello che doveva essere il comandante se ne stava in prima linea col suo kalashnikov tra le braccia. Indossava una tunica bianca e la barba nera e riccia era molto lunga. Gli uomini erano più di venti mentre le bambine poco meno di dieci. Sentimmo i miliziani discutere animatamente sull’ordine col quale si sarebbero potuti prendere il proprio piacere; discussione che si fece ancora più accesa quando li accompagnammo nella stanza dove le bambine aspettavano in religioso silenzio. Sentimmo gli uomini fare a gara per conquistarsi la preda che più preferivano mentre il comandante, individuata quella di sua spettanza, già si avviava con lei in un’altra stanza. Le ore seguenti trascorsero all’insegna di violenti gemiti di piacere e di guaiti soffusi provenienti dalle giovani donne. “Sono tutte vergini”, mi disse una compagna, “loro le vogliono così”.

Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesca Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta. Questi, insieme a Claudio Volpe (dal cui Donne di ferro si trae la citazione iniziale), che scrive anche la postfazione e cura la raccolta, nata da una sua idea e ulteriormente impreziosita dai contributi di Paolo Di Paolo, Alessandro Di Meo – autore pure della bella foto di copertina – e Michela Marzano, sono i prestigiosi autori dei racconti – belli, densi, intensi – di Sotto un altro cielo, Laurana editore. Un libro importante, da leggere per un semplice e chiaro dovere di civiltà. Perché il tema, trattato senza retorica, è la migrazione. La fuga. Il viaggio. Il bisogno. Il futuro. Di una vita migliore. Per sé e per i propri cari. L’impossibilità di restare lì dove il mondo ricco vorrebbe che si stesse, lontano dagli occhi e dal cuore, la necessità di affrontare l’ignoto, il pauroso, il terribile, aggrappati a un filo esilissimo chiamato speranza. Da non perdere.

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