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“I provinciali”

i-provinciali-263x400.jpgdi Gabriele Ottaviani

Hadi sospirò. «Certo, se il suo desiderio non è quello di restaurare case ma di fare altro, dovrebbe perseguirlo. Viviamo troppo poco per sprecare il nostro tempo. Le sto solo dicendo di non sminuire ciò che fa soltanto perché altri guadagnano di più. Siamo tutti parte di un ecosistema che dipende da lei allo stesso modo in cui dipende da me». Barrett rientrò in casa e lasciò sbattere la porta alle sue spalle; Mark si girò e lo vide sulla soglia della cucina, sorridente. «Di sopra è tutto finito», annunciò. «Ci vorranno probabilmente altre due ore perché si asciughi. Sono arrivato tardi per la festa, a quanto pare». Hadi scrollò le spalle. «Dovrebbero esserci ancora un paio di birre in frigo, se ha sete». «No», si affrettò a rispondere Mark. «Grazie, ma è meglio che andiamo». Aveva visto Barrett dopo un paio di birre, più di una volta in realtà, e non era uno spettacolo a cui Hadi avrebbe dovuto assistere. Per non parlare del fatto che non voleva che uno dei suoi subalterni si scolasse l’ultima birra di un cliente. «Su è tutto in ordine?». «Sissignore, capo», rispose Barrett. «A meno che non vogliate che sgombri il campo dai soldati morti». «Soldati morti?», ripeté Hadi. Barrett indicò i vuoti di birra. «Hmm», fece Hadi. «Questa non l’avevo mai sentita». Barrett si girò e uscì senza aggiungere altro.

Jonathan Dee, I provinciali, Fazi, traduzione di Stefano Bortolussi. Howland, località del Massachusetts che ricorda un po’ Peyton Place, un po’ Cabot Cove e un po’, soprattutto, Suburbicon, e in generale l’archetipo della cittadina/microcosmo, a prescindere dalle specificità culturali e geografiche, ché del resto l’umanità è una e una sola, non particolarmente lieta di vedere circolare fra i propri nitidi vialetti e presso le aiuole ben rasate e le staccionate dipinte di fresco con pennellate di pettegolezzi e pregiudizi forestieri per cui quello è il luogo della seconda scelta, oltre che della seconda casa, perché quando non sono in vacanza se ne stanno in città, è il posto in cui, dopo l’Undici Settembre, il nuovo, benché ormai siano passati quasi vent’anni, anno zero dell’occidente e del mondo, un broker newyorkese si trasferisce con la famiglia. E… Un ritratto venefico e perfetto della nostra società realizzato da un autore formidabile.

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